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Immigrazione di massa in Europa? Era tutto già scritto negli anni Venti. Intervista a Matteo Simonetti autore de “La verità sul piano Kalergi”

la verità sul piano kalergi libroUn’immigrazione di massa mai vista. L’idea di un mescolamento razziale e culturale dei popoli europei contrapposto ad un biologico preservarsi, con l’obiettivo di creare un gregge multietnico che ha perduto la sua identità nazionale. Dietro a tutto questo gli Usa, la massoneria e l’ebraismo internazionale. Tutto questo ed altro ancora nel libro La verità sul piano Kalergi, di Matteo Simonetti, docente di storia e filosofia, giornalista e scrittore, che nelle prossime settimane sarà presentato nel Bellunese e che anticipiamo in questa intervista all’autore.

Professor Simonetti, chi era Kalergi? Un nobile austriaco eccentrico e visionario che vive la sua giovinezza nel castello di famiglia in Boemia o un lungimirante politico e filosofo?
Sicuramente non possiamo considerare Kalergi un isolato studioso che partorisce teorie strampalate e incapaci di incidere sulla realtà. Allo stesso modo non possiamo considerarlo un filosofo che abbia un posto di rilievo tra i pensatori a lui coevi, in quanto la sua produzione in tal senso è limitata e dal punto di vista speculativo poco significativa. Si tratta invece di un visionario, questo sì, nel senso che possiede una forza predittiva notevole, guardando a come ciò che scrive un secolo fa oggi sia divenuto realtà. Il problema è però distinguere tale capacità di anticipare il futuro dalla volontà di realizzarlo. Ci dobbiamo chiedere: “fu semplicemente un ottimo interprete di segni oppure una figura chiave nell’instaurarsi di un ordine nuovo?”. Propendo, e nel libro mostro le prove di ciò, per la seconda ipotesi, alla luce delle sue frequentazioni politiche ed economiche.

Matteo Simonetti
Matteo Simonetti

Kalergi fonda nel 1922 Paneuropea con l’obiettivo di unificare l’Europa. Nel 1925 pubblica il libro “Praktischer idealismus” dove teorizza i futuri Stati uniti d’Europa, abitati da una mescolanza di razze. Un gregge multietnico eurasiatico-negroide facilmente dominabile dall’élite. E’ questo il Piano Kalergi che si va realizzando oggi?
Il piano Kalergi, che in realtà è un piano che si attua anche attraverso Kalergi e che altri hanno denominato “Piano Rotschildt”, è questo e molto altro. L’opera centrale per la sua comprensione è certamente il libro che lei cita e che per la prima volta è tradotto in italiano in ampi stralci nel mio saggio, ma ancora più importante del pensiero è l’opera di Kalergi, cioè il suo incessante tessere trame lungo un periodo di 40 anni, per realizzare un certo tipo di unità europea. L’idea di un mescolamento razziale e culturale del popolo, contrapposto ad un biologico preservarsi, attraverso l’eugenetica, dell’elite, è tra i temi più interessanti e impressionanti del suo pensiero. Ma, attenzione, Kalergi non è il solo a propugnare questo tipo di futuro per l’Europa: con lui lavorano gli Stati uniti, la massoneria e l’ebraismo internazionale, sin dalla fine della prima guerra mondiale.

A riprendere gli scritti di Kalergi è stato Gerd Honsik, autore austriaco, negazionista accusato di razzismo, istigazione all’odio razziale ecc. E’ questo uno dei motivi che ha oscurato Kalergi?
Honsik, con un libro edito 10 anni fa, è stato l’unico a parlare in maniera critica di Kalergi, spostando l’attenzione sul suo “Pratischer Idealismus”, quindi non possiamo imputare all’unico divulgatore il fatto che oggi Kalergi sia quasi sconosciuto. Il fatto che non si parli di certe teorie, mai smentite dall’autore, dipende invece esclusivamente dalla loro “scomodità”, per usare un eufemismo. Certamente però, lo “schierarsi” politico di Honsik, e anche un certo approccio poco professionale dal punto di vista dell’analisi storico-filosofica, non ha giovato al proseguire degli studi su Kalergi. E’ stato gioco facile, per i minimizzatori del ruolo del conte austriaco, puntare sull’accusa di negazionismo per gettar via tra le altre cose anche il risultato, anche se non eccelso, della sua indagine. Poi ovviamente, tra le accuse di odio razziale, di negazionismo, e il loro effettivo rispondere alla realtà ce ne passa, ma per approfondire questo discorso dovremmo aprire una parentesi troppo grande.

Nel 1950 Kalergi è insignito del Premio Carlo Magno (Prima edizione), assegnato in ambito economico e politico. Lo riceveranno illustri politici e capi di stato quali Merkel (2008), Ciampi (2005), Giscard d’Estaing (2003), Re Juan Carlos I di Spagna (1982), Segni 81964) Churchill (1956). In suo onore, inoltre, sarà istituito il Premio europeo Coudenhove-Kalergi per gli europeristi che più si sono distinti. E allora come mai oggi Kalergi è trattato da taluni alla stregua delle tante teorie complottiste?

I nomi di coloro che ritirano il Premio Kalergi stanno a testimoniare come questo personaggio, nel bene o nel male ognuno può deciderlo da sè dopo aver letto il libro, sia importante per la genesi di questa unità europea. Le accuse di complottismo, rivolte come al solito verso coloro che si oppongono, anche con dati alla mano, alla versione ufficiale della storia, si basano esclusivamente sul rifiuto di una realtà storiografica: gli eventi, soprattutto nel periodo che va dalla rivoluzione francese alle attuali scorribande dell’Isis, non sono stati decisi da movimenti popolari come si insegna a scuola, ma da azioni di elites rimaste nell’ombra. Queste elites per preservare il loro potere hanno la necessità di occultarsi e nel corso dei secoli hanno imparato a sfruttare a loro vantaggio il malcontento dei popoli, per indirizzarlo verso sbocchi che possono essere previsti e regolati di conseguenza.

Quali sono oggi i riscontri del “Piano Kalergi” nelle classi dominanti. Si può davvero ipotizzare un asse ebraico, massonico, anglo-americano?

I riscontri sono davanti gli occhi di tutti: immigrazione che dobbiamo subire senza poterci esprimere, in modalità e quantità tali che non fanno il bene nè degli europei che degli emigranti; guerre che destabilizzano Africa e Mediorente per indebolire gli Stati limitrofi; insicurezza sociale crescente grazie a scelte (apparentemente) scriteriate dal punto di vista giuridico e della prassi; disordine e abbattimento dei valori tradizionali e loro sostituzione con concetti che facilitano l’anomia e l’individualismo… Per quello che riguarda le minoranze al potere solo il recente Ttip basterebbe a esemplificare cosa le grandi multinazionali e le banche hanno in serbo per i popoli europei. Se proprio dovessimo tracciare un identikit di quest’ultime non avremmo difficoltà a riconoscere una matrice “atlantica”, ebraica e massonica, come dimostro ampiamente nel mio saggio. La nostra Europa, creatrice delle più significative forme di bellezza e di civiltà nella storia dell’uomo, già decadente di per sè, si avvia al tramonto anticipatamente, spinta alle spalle sull’orlo del precipizio da chi, da secoli, combatte contro l’ordine e la differenza creatrice.

(rdn)

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