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L’assessore Bottacin replica al viceprefetto Carlo De Rogatis: “Impedire altre manifestazioni, o prescrivere diverse modalità”

 

Palazzo dei Rettori sede della Prefettura
Palazzo dei Rettori sede della Prefettura

Competenti in materia di ordine e sicurezza pubblica sono la Prefettura e le Forze di polizia, ha ricordato il viceprefetto vicario De Rogatis, in relazione al sopralluogo (poi rinviato) per la centralina idroelettrica sul Piave, che si sarebbe dovuto tenere oggi, giovedì 12 novembre, da parte dei tecnici del Genio civile. A seguito della manifestazione di Limana, infatti, dove peraltro il dissenso espresso dai manifestanti alle centraline è rimasto entro i limiti (non risulta infatti che siano stati aperti procedimenti per reati di nessun genere), Prefettura e Questura avevano predisposto un servizio d’ordine supplementare attingendo dal personale di polizia e carabinieri in forza a Venezia.

Tuttavia, queste ineccepibili dichiarazioni, oltre al piano predisposto dagli Organi istituzionali competenti, non sono piaciute all’assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, che si è avventurato in una sconcertante disamina del caso, elargendo consigli e valutazioni su ciò che secondo lui si sarebbe dovuto fare e non si è fatto.

“Affermazioni contraddittorie – scrive in una nota Bottacin –  che evidenziano l’inopportunità dell’autorizzazione data a manifestazioni sediziose presso le sedi dei sopralluoghi, che il personale regionale deve compiere per legge, e uno spreco di risorse oltremodo biasimabile visti i sempre maggiori sacrifici che lo Stato ultimamente chiede ai cittadini comuni”.

“In occasione del precedente sopralluogo a Limana – secondo Bottacin – al personale regionale è stato fisicamente impedito di svolgere il proprio lavoro, tant’è che dopo un po’ tale personale è stato portato via sotto scorta. Questo sarebbe stato sufficiente, di fronte a oggettive ragioni di ordine pubblico, a impedire che altre manifestazioni dello stesso tenore avessero luogo a Belluno. Viceversa, se si fosse ritenuto di autorizzarle comunque, per le medesime ragioni di sicurezza si sarebbero dovute perlomeno prescrivere diverse modalità di tempo e di luogo da dare alle riunioni medesime”.

“Che per oggi a Belluno fosse prevista una nuova manifestazione sediziosa – prosegue Bottacin – è nei fatti, come nei fatti è che ci potessero essere grossi problemi di ordine pubblico, altrimenti non si spiegherebbe il perché la prefettura avesse chiamato rinforzi sia di carabinieri che di polizia da fuori provincia. Mi pare quanto meno contraddittorio che il viceprefetto sostenga da un lato che ci saremmo trovati di fronte a una manifestazione pacifica e dall’altro però abbia chiamato per l’occasione rinforzi da tutto il Veneto”.

Il dissenso, insomma, per l’assessore è manifestazione sediziosa, ancorché priva di quegli elementi che contraddistinguono tale fattispecie, come l’esposizione di bandiere o emblemi, simboli di sovversione sociale o di vilipendio verso lo Stato, il Governo, e le autorità. Perché nulla di tutto ciò si è visto a Limana, dove c’è stato il puro e semplice dissenso dei manifestanti, sia pur rumoroso, allo sfruttamento del territorio già fortemente provato, con nuove centraline idroelettriche.

“Ciò detto – osserva ancora Bottacin – continuo a ribadire che ognuno ha il diritto di manifestare ma in modo civile, non come accaduto a Limana, dove l’assembramento avrebbe dovuto essere disciolto. E non lo dico io, ma il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, che dà la possibilità di impedire o sospendere tali manifestazioni se si sia in presenza di grida sediziose o lesive del prestigio dell’autorità, o se comunque possano mettere in pericolo l’ordine pubblico o la sicurezza dei cittadini, cosa che il viceprefetto dovrebbe conoscere molto bene”.

Roberto De Nart

 

 

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