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La Regione Veneto frena sulle centraline. Una nuova legge dove la decisione finale spetterà a una conferenza di servizi dove saranno rappresentati gli enti locali

 

Piave nel tratto dove vorrebbero installare la centralina
Piave nel tratto dove vorrebbero installare la centralina

La Regione Veneto, come abbiamo anticipato, si è presa 60 giorni ed ha sospeso tutti i sopralluoghi per le richieste di nuove centraline idroelettriche. E’ certamente una vittoria del Comitato ABC Acqua bene comune, la cui protesta rumorosa di Limana ha finalmente fatto accendere i riflettori sul problema.

L’area del dissenso alle centraline oramai si è allargata a macchia d’olio, c’è l’Associazione Pescatori, WWF e Legambiente che da sempre guardano con attenzione le questioni ambientali e paesaggistiche minacciate da queste opere fortemente invasive. Oltre a nascenti comitati di cittadini e anche il recente coinvolgimento dei sindaci.

Ebbene, questa mattina in Regione Veneto, la brusca frenata con repentino cambio di direzione.

“Più attenzione agli aspetti ambientali e al coinvolgimento degli enti locali, facendo passare in secondo piano gli aspetti di carattere energetico”. Recita così il comunicato ufficiale n. 1550 del 11/11/2015 che illustra l’obiettivo di pervenire entro breve a definire nuove linee guida che costituiscano il quadro di riferimento, anche per quanto riguarda le autorizzazioni alla realizzazione di nuove centraline idroelettriche. A tracciarne lo sviluppo è stato oggi a Palazzo Balbi l’assessore regionale alle politiche ambientali Gianpaolo Bottacin.

Muovendosi all’interno di una normativa statale (principalmente regolata dal D.lgs. 152/2006 e dal R.D. 1775/1933) ed europea (Direttiva 2000/60) – ha spiegato l’assessore – il punto di partenza è la classificazione dei corpi idrici superficiali. E’ all’esame della competente commissione consiliare il provvedimento già adottato dalla giunta regionale per il proseguimento di questa attività che serve per fotografare lo stato di salute delle acque superficiali, sulla base di parametri chimici ed ecologici. La classificazione, curata dall’ARPAV, riguarda in Veneto circa 850 corpi idrici (corsi d’acqua e laghi), ed è costantemente aggiornata. Pone anche dei paletti per tutti i tipi di interventi, anche quelli idroelettrici, perché le direttive europee indicano come obiettivo il mantenimento delle situazioni ottimali e il miglioramento delle altre.

La corsa che si è registrata nelle richieste di realizzazione di impianti idroelettrici è sostenuta dalla presenza di specifici incentivi statali per quanto riguarda le fonti rinnovabili di energia. Ma oltre alla classificazione delle acque, da cui si parte per autorizzare nuove centraline, ci sono ora in itinere anche altri provvedimenti che andranno ad incidere sulla materia, tra cui la nuova legge sulla Commissione regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che introdurrà un concetto importante: quello del coinvolgimento degli enti locali nel momento decisionale.

Oggi i comuni sono solo sentiti dalla Commissione che prende le sue decisioni in autonomia, poi ratificate dalla giunta regionale. Quando la nuova legge sarà approvata, la Commissione VIA continuerà ad esprimere il suo parere tecnico, ma sarà una conferenza di servizi, in cui gli enti locali avranno diritto di voto, a prendere la decisione finale. Il momento decisionale, dunque, si trasferirà verso il basso, in omaggio al principio della sussidierietà, come ha avuto modo di sottolineare l’ex presidente della Provincia Sergio Reolon all’assemblea pubblica della scorsa settimana al Centro Giovanni 23mo di Belluno.

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