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Ciambetti: “Riaprire il dialogo con la Russia, lo impongono la guerra all’Isis oltre che le ragioni dell’economia”

Roberto Ciambetti, presidente Consiglio regionale del Veneto
Roberto Ciambetti, presidente Consiglio regionale del Veneto

“Occorre ripensare al più presto il rapporto con la Russia”.  Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, sollecita la riapertura dei rapporti e del dialogo con la Russia.

“Abbandonando l’assurdo stallo delle sanzioni che alla fine colpiscono la nostra economia, ben più di quanto non danneggino quella russa –  ha detto il presidente dell’assemblea veneta –  in questi momenti di convalescenza per l’economia italiana, rilanciare le esportazioni in Russia sarebbe una medicina molto importante. Ma non sono solo le motivazioni economiche e commerciali a suggerire questa svolta per altro auspicata in Veneto da tempo”.

“Occorre un sano pragmatismo e realpolitik – ha sottolineato Ciambetti – in questo fine settimana Putin ha incontrato a Sochi il ministro della Difesa degli Emirati Arabi, il giovane Mohammad bin Salman Al-Saud, col quale ha discusso i passi per stabilire il processo di pace in Siria. Poco prima aveva incontrato anche il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed al-Nahyan, che è il vice comandante delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti”.

“Visto che la posizione di Russia ed Emirati su Assan è diametralmente opposta – ha spiegato Ciambetti – questa rete di incontri con il mondo arabo vuol dire che la Russia sta agendo non solo con i raid aerei nello scenario di guerra, ma piuttosto con le armi della diplomazia per risolvere la crisi siriana: e quando alle armi si sostituisce la diplomazia vuol dire che si stanno aprendo importanti possibilità per la pace”.

Il presidente del Consiglio regionale del Veneto poi ha continuato notando come “alla dinamica operatività del Cremlino si contrappone il disimpegno Usa, con le politiche del presidente Obama che, se lasciano disorientati molti osservatori, creano un vuoto che viene appunto colmato da Putin. Così, mentre la diplomazia russa lavora, il Pentagono, dopo aver annunciato la sospensione del programma ‘train ed equip’ di sostegno ai ribelli siriani, annuncia anche il ritiro dal Golfo Persico della portaerei USS Theodore Roosevelt, il punto di forza della Quinta Flotta nel settore mediorientale, portaerei che verrà sostituita in area forse solo attorno a febbraio-marzo del 1916. Se ne tornano così a casa 5.000 soldati e 65 aerei da combattimento, fino a ieri impegnati nei raid contro l’Isis. Il Pentagono assicura che l’operatività aerea di contrasto continuerà dalle basi in Turchia, dove per altro l’Air Force statunitense dispone solo di una ventina di F-16, lasciando quindi intuire un importante indebolimento delle sue posizioni nell’area”.

Il presidente Ciambetti conclude tirando le somme dopo questo week-end così movimentato sullo scacchiere internazionale: “la Russia diventa il dominus dello scacchiere siriano, l’interlocutore principale per stabilire nuovi equilibri e ristabilire scenari pacifici oggi fortemente pregiudicati. Con l’esplosione di violenza a Gerusalemme, dopo quanto accaduto ad Ankara con il rischio di una destabilizzazione in Turchia, il consolidamento dell’Isis anche nella Sirte libica, con la situazione siriana e in Iraq, la crisi Yemenita, insomma non c’è da star tranquilli. Un po’ di sano pragmatismo dovrebbe spingere la Nato a dialogare con Putin: i vantaggi sarebbero decisamente molti. Come disse papa Pio XII, nulla è perduto con la pace. Anzi!”

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