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Una tesi sulla legislazione statutaria bellunese tra medioevo ed età moderna di Isabella Comiotto

isabella comiottoIsabella Comiotto si è laureata brillantemente in Giurisprudenza presso l’Università di Padova discutendo la tesi: “La legislazione statutaria bellunese tra medioevo ed età moderna: il Bando” , Relatore la Prof. Chiara Maria Valsecchi. L’interessante studio dello Statuto bellunese di Isabella, è partito da un’analisi storica sulla nascita e formazione del Comune di Belluno, momento in cui sono certamente apparse le sue prime versioni. E’ però quella del 1392, commissionata dai Visconti, su cui ha focalizzato la sua attenzione; i motivi di questa scelta sono principalmente due: la longevità della sua applicazione, terminata solo alla caduta della Serenissima a fine 700, e il fatto che la raccolta normativa ci sia pervenuta in maniera completa. Questa versione viscontea, nella sua composizione, rispecchia la tipica suddivisione degli statuti medievali: Troviamo, infatti, la suddivisione in quattro libri, dove il primo raggruppa le norme riguardanti la struttura del Comune e i suoi organi; il secondo è sicuramente un libro più disorganico, poiché pur trattando del processo sia penale sia civile, contiene norme di diverso genere. Il terzo libro, dal canto suo, tratta la materia penale: è il cd liber de maleficiis; infine il libro quarto che esamina una lunga serie di dazi.
All’interno delle sanzioni comminate in epoca medievale e disciplinate dallo Statuto bellunese, l’analisi di Isabella si è poi concentrata sul curioso istituto del “bando”, istituto che in epoca comunale è stato applicato assumendone la medesima accezione data al bannum dai franchi. Con questo mezzo veniva, infatti, allontanato il reo dalla società e dalla comunità di appartenenza, se pur tali soggetti riuscissero comunque a ottenere protezione dai locali, attraverso le modalità più ingegnose. Tale pena è stata applicata all’interno della penisola italiana secondo modalità e per punire reati differenti, arrivando nel caso del bando per maleficio persino a permettere l’uccisione impunita del reo perché considerato Hostis publicus e per tanto nemico dell’ intera comunità.
L’analisi delle materie trattate nello Statuto bellunese del 1392, è una sintesi dell’intero mondo politico, sociale, economico, giuridico, privato, familiare e quotidiano locale. Questo studio, confermato nella trattazione del bando, dimostra come ogni realtà godesse di peculiarità fatte proprie dallo statuto di riferimento che a sua volta non fu altro che un raccoglitore di norme emanate in momenti diversi e da autorità diverse, ma comunque assettati nel medesimo spazio.