
La scure si abbatte sulla sanità veneta, che dovrà fare a meno di 200 milioni di finanziamenti e contributi vari. E scattano le sforbiciate da parte del governo regionale: 65 milioni in meno per l’acquisto di beni e servizi da parte delle aziende sanitarie, 15 milioni che non saranno più utilizzati per dispositivi medici e una serie spaventosa di contrazioni sulla spesa farmaceutica. Con risvolti gravissimi per i pazienti, che si troveranno a dover scegliere se pagare una terapia o tenersi le magagne.
“Questi tagli sono inaccettabili – tuona Jacopo Berti, capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale – l’univo vero taglio che conosco e che posso accettare è quello ai privilegi della casta”.
“Perché tagliare sulle spese mediche, la fornitura farmaceutica e le prestazioni – chiede Berti – quando possiamo tagliare vitalizi e stipendi dei politici? Tronchiamo questi capitoli di spesa e non tocchiamo i servizi, andiamo a prendere i soldi dalle tasche dei politici per metterli a disposizione dei cittadini. Questa è la revisione di spesa che possiamo accettare”


