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In arrivo la petizione per cambiare nome alla Sala Eliseo Dal Pont “Bianchi”. Antonio Serena: “E’ un delinquente, ha fatto fuori 64 prigionieri di guerra”!

petizione al sindaco di bellunoUna petizione per chiedere al sindaco di Belluno che venga revocata l’intitolazione della Sala del Comune a Eliseo Dal Pont “Bianchi”.
La richiesta è stata formulata, con tanto di raccolta di firme, nel corso della cerimonia di scoprimento della lapide in località Cartizze a Valdobbiadene che si è tenuta domenica mattina (13 settembre 2015) per il 70mo anniversario dell’eccidio di Saccol.

Antonio Serena
Antonio Serena

Alla manifestazione, organizzata dall’Associazione nazionale Paracadutisti Sezione Piave e dalle Associazioni combattentistiche d’Arma, era presente l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan. Oltre al presidente dell’Associazione Paracadutisti Piave Ivan Bolzonello e l’onorevole Antonio Serena, storico, autore di vari libri, che nel suo intervento (vedi video) ha formalizzato pubblicamente la richiesta, oggetto della petizione popolare per cambiare il nome della Sala comunale oggi intitolata a Eliseo Dal Pont “Bianchi”. “E’ un delinquente – ha detto – ha fatto fuori 64 prigionieri di guerra, reo confesso dei suoi crimini”.

Questi i fatti accaduti nel 1945 nei dintorni di Valdobbiadene.
La notte tra il 4 e il 5 maggio 1945 alcuni gruppi partigiani della Brigata “Mazzini” sottoposero una cinquantina di prigionieri, civili e militari appartenenti al reparto Nuotatori Paracadutisti della Xª Flottiglia MAS, ad un interrogatorio presso la caserma della Guardia di Finanza di Valdobbiadene, allora divenuta sede della brigata. I paracadutisti si erano arresi ed avevano consegnato le armi e la cassa del battaglione con oltre 500 milioni.
I prigionieri, divisi in tre gruppi, furono condotti a Saccol di Valdobbiadene, Madean di Combai e Segusino, dove vennero poi uccisi.
Le sentenze di condanna a morte vennero firmate dai partigiani Beniamino Rossetto “Mostaceti” (presidente), di Padova, Eliseo Dal Pont “Bianchi” (pubblico accusatore) di Cesiomaggiore e altri.

Si tratta quindi di uccisioni successive al 25 aprile del 1945 data ufficiale della fine della II Guerra mondiale per l’Italia. Che tuttavia vanno contestualizzate in quel preciso periodo storico. Il 7 maggio il generale Jodl, capo di stato maggiore tedesco, si presenta al quartier generale di Einsenhower a Reims per offrire la resa incondizionata. L’8 maggio l’armistizio è ratificato dal maresciallo Keitel per la Germania. E alle ore 15 l’annuncio ufficiale della fine della guerra viene diffuso contemporaneamente da Truman, Churchill e Stalin.
Ma anche a guerra finita, il sangue continuerà a scorrere e le vittime diventeranno carnefici. Ferruccio Parri, primo presidente del consiglio del dopoguerra, nel 1948 riferisce al Senato di 15mila morti dovuti al regolamento di conti perpetrato dai partigiani nei confronti dei fascisti, una situazione peraltro tollerata dagli anglo-americani.

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