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Quando le banche aiutano i truffatori: lo sconcertante scarica barile. Bonifici on line senza controlli di congruità tra Iban e beneficiario

truffa banda bassottiVi siete mai chiesti a cosa serva nei bonifici indicare il codice Iban e anche il nome del beneficiario, titolare del conto corrente bancario?
Logica vorrebbe che il sistema andasse a verificare la corrispondenza tra le coordinate bancarie (Iban) del beneficiario e l’effettivo titolare del conto. E se qualcosa non quadra, non autorizzi l’operazione. Altrimenti a che serve un campo obbligatorio con l’indicazione del nome del correntista?
Ma, come vedremo, non è così.
Il ragionier Fantozzi acquista su eBay una fotocamera digitale. Paga con bonifico on line, metodo ritenuto sicuro perché c’è il controllo e la garanzia della banca, indicando Iban, e nome del beneficiario, il signor Mario Rossi.

L’oggetto però non arriva. Fantozzi intuisce di essere rimasto vittima di una truffa, e quindi denuncia alla polizia il fatto. Nel frattempo individua su Facebook Mario Rossi, che però gli dice d’essere stato lui stesso vittima di truffatori che gli hanno rubato l’identità e hanno iniziato a vendere a suo nome truffando gli acquirenti. Ma come è possibile – chiede Fantozzi a Rossi – se io ho versato i soldi con bonifico a Mario Rossi all’Iban indicato. Rossi verifica e dice, hanno lasciato il mio nome, ma hanno cambiato l’Iban.
Il ragionier Fantozzi non si perde d’animo e presenta un reclamo alla sua banca, la Cassa di Risparmio del Veneto (Intesa San Paolo), secondo gruppo bancario italiano.
La banca impiega una decina di giorni a rispondere, anche dopo il sollecito telefonico di Fantozzi che si sente rispondere “Sa, abbiamo 10 milioni di clienti, deve avere pazienza”.
Finalmente arriva la risposta: “Siamo innanzitutto dispiaciuti dell’accaduto. L’esecuzione del pagamento è avvenuta conformemente all’identificativo unico (per i bonifici il codice Iban) come previsto dalla Direttiva sui servizi di pagamento, cosiddetta PSD recepito dal Decreto legislativo del 20.01.2010 all’art.11 (identificativi unici inesatti)”.
Ora è tutto chiaro.

Qualche funzionario ha forzato l’operazione per far passare il bonifico ad un Iban discordante con l’intestatario del conto. Ma la banca se ne lava le mani. L’indicazione del beneficiario è un campo obbligatorio, ma non serve a nulla, perché secondo quanto afferma la banca, conta solo l’Iban.

I truffatori lo sanno e ringraziano il sistema bancario italiano che offre loro un formidabile aiuto.

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