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Il grande bluff dei censimenti venatori. Lav: fauna a rischio per soddisfare i cacciatori

cervoSi sono svolte ad aprile le operazioni di censimento della fauna selvatica nel comprensorio del comune di Mel alle quali ha collaborato attivamente la LAV – Lega Anti Vivisezione con l’impegno di tre volontarie.
Il censimento prevede l’uscita in auto lungo percorsi prestabiliti nelle ore serali e notturne. I fari del veicolo aiutano ad individuare e contare gli animali incontrati che vengono quindi censiti su apposita modulistica.
Le volontarie LAV, accompagnate dagli agenti della Polizia Provinciale, hanno compiuto 4 uscite serali percorrendo un totale di 80Km nelle zone frequentate dagli animali selvatici, equivalenti a circa 12 ore di guida. In totale sono stati contati meno di venti caprioli, dieci lepri, nessun cinghiale e qualche famiglia di cervi composta soprattutto da madri con i piccoli.
“I dati raccolti nel corso dei censimenti eseguiti nel comprensorio del comune di Mel sono certamente preoccupanti – dichiara la LAV – e non possono che indurre grave preoccupazione per il futuro della fauna selvatica in tutta la provincia di Belluno”.
Se infatti consideriamo che nella sola riserva di Mel sono iscritti ben 130 cacciatori, è chiaro che i pochi animali presenti saranno immediatamente sterminati anche se ad ogni cacciatore venisse assegnato un solo capo!
Il pesante sospetto è che il grave conflitto d’interessi che vede i cacciatori stessi incaricati di eseguire i censimenti, determini a breve il depauperamento della fauna presente su tutto il territorio provinciale.

Anche il compianto veterinario Luca Funes aveva in più occasioni sollevato il dubbio che ci si possa fidare dei cacciatori, in particolare quando questi vanno a contare il numero di animali presenti sul territorio, ben sapendo che da quel numero dipenderà la quantità di animali da loro cacciabili nella successiva stagione.
Non è superfluo ricordare chela legge nazionale sulla tutela della fauna selvatica precisa che “La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale”. Ne deriva quindi che gli animali selvatici sono un patrimonio di tutti noi cittadini, non solamente dei cacciatori e che, soprattutto, gli enti preposti sono chiamati a tutelari nei confronti di tutta la comunità internazionale.
Si rende quindi necessaria una presa di responsabilità da parte della provincia di Belluno, sempre estremamente accondiscendente alle richieste del mondo venatorio. I dati dei censimenti parlano chiaro, è giunto il momento di rivedere i piani di abbattimento allo scopo di favorire la ripresa delle popolazioni di animali azzerando il numero di animali assegnati ai cacciatori.
“Solo così facendo l’amministrazione provinciale potrà essere in grado di affermare di aver risposto ai dettati normativi e quindi alle esigenze di tutti i cittadini – conclude la LAV – e non solamente alle pressanti richieste dei cacciatori, un’esigua minoranza che punta esclusivamente a soddisfare i propri interessi”.

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