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Sabato 2 maggio al teatro Comunale di Belluno arriva lo spettacolo che ha ricevuto il premio della critica come miglior spettacolo 2013_Thanks for vaselina di Carrozzeria Orfeo

“…Dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari”, così è sottotitolato il penultimo appuntamento del cartellone degli SlowMachine Belluno Miraggi. Last Seen 2013 di Klp come migliore spettacolo dell’anno, spettacolo che ha consacrato Gabriele Di Luca come miglior autore teatrale per il prestigioso Premio SIAE alla Creatività 2013, accolto con entusiastiche recensioni e applausi scroscianti in tutta Italia, sarà al Comunale di Belluno sabato 2 maggio, sempre alle 20:45, per offrire al pubblico bellunese un’ora e 30 minuti di pungente ironia sul mondo contemporaneo.
teatro comunale interniTRAMA
Gli Stati Uniti d’America, con il sostegno dei paesi alleati, hanno deciso di bombardare il Messico, distruggendo tutte le piantagioni di droga e classificando le numerose vittime come “effetti collaterali”, con il pretesto di “esportare” la propria democrazia.
Fil, cinico-disilluso, e Charlie, determinato animalista e difensore dei diritti civili, entrambi trentenni e con un futuro incerto, coltivano nel loro appartamento grossi quantitativi di Marijuana e, con due opposte motivazioni, decidono di tentare il colpo della propria vita: invertire il normale andamento del mercato della Marijuana esportandola dall’Italia al Messico. Su questo pretesto surreale si fonda la trama del testo che “esploderà” non appena nella loro vita entrerà Wanda, una trentenne obesa e insicura. Nessuno, a parere dei due, potrebbe essere più adatto di lei per diventare un insospettabile corriere della droga internazionale. Con la complicità della madre di Fil, Lucia, una cinquantenne ludopatica appena uscita da una clinica per disintossicarsi dal gioco, Fil e Charlie preparano Wanda per il grande viaggio. Tutto si complica, però, quando dopo quindici anni di assenza, torna a casa Annalisa, padre di Fil ed ex marito di Lucia, diventata nel frattempo una transessuale…

“Ancora una volta ci interessiamo alle dinamiche, ai paradossi e alle ipocrisie del nostro tempo con uno sguardo presente ma non moralistico sulla società.
La manomissione delle parole e dell’informazione, la violenza della politica, l’occultamento di alcune verità nel rapporto vittima-carnefice tra occidente e oriente, il potere religioso, le sette religiose, le nuove religioni, i corsi spirituali, i corsi di autostima, i corsi di seduzione. Le false diete e i falsi prodotti biologici, le finte manifestazioni, il finto impegno civile, il finto buonismo. Fattucchiere, imbonitori e santoni con i loro falsi rimedi per tutto. E ancora: la strumentalizzazione del dolore, della solidarietà, della morte. Senza parlare di mia Zia, con le sue scarpette di coccodrillo e il suo odio feroce per gli immigrati, mentre “posta” su facebook foto e commenti commoventi su cani maltrattati e bambini marocchini.
Thanks for Vaselina è un’inculata morbida, è una violenza non esplicita, è il compromesso pericoloso e terribile che congela il pensiero. E’ l’abitudine ad una vita tranquilla. Un ringraziamento quindi da parte nostra, non privo di una certa ironia, a chi si prende il disturbo di non farci troppo male. Un ringraziamento a tutto ciò che fa leva sul nostro dolore, sulle nostre speranze, sulla solitudine e il nostro bisogno d’amore per ricavarne qualcosa.
Ma “Siamo tutti canaglie” come dice Amleto ad un certo punto. Noi che scriviamo e voi che leggete, non siamo certo immuni a tutto ciò. Noi non siamo i buoni, né i giudici, né i paladini di tutto questo. In diverse misure siamo tutti coinvolti ma, nonostante ciò, possiamo trovare in noi stessi la lucidità, la sensibilità e l’ironia per indagare queste cose e raccontare una storia.
Thanks for Vaselina racconta la storia di esseri umani sconfitti, abbattuti, lasciati in un angolo dal mondo che prima li ha illusi, sfruttati e poi tragicamente derisi.
E’ il controcanto degli “ultimi” e degli esclusi dal mondo del successo e del benessere. In un esistenzialismo da taverna dove ogni desiderio è fallimento. Genitori disperati e figli senza futuro combattono nell'”istante” che gli è concesso per la propria sopravvivenza, vittime e carnefici della lotta senza tempo per il potere e per l’amore. In una continua escursione fra la realtà e l’assurdo, fra il sublime e il banale. Come una corda sempre tesa fra il cielo e i bassifondi in uno spalancarsi di abissi dove, ad ogni passo, non si può che restare in bilico. Tasselli di una catena alimentare, di una selezione naturale che non avrà mai fine, fino all’ultima bomba, fino all’ultimo uomo”.

“…e come disse il buon Dio scaccolandosi nella sua Jacuzzi:
mi sa che ho creato molti amanti, ma non altrettanto amore”.

CARROZZERIA ORFEO
Diplomati all’Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine, Massimiliano Setti e Gabriele Di Luca, insieme a Luisa Supino, costituiscono nel 2007 la compagnia Carrozzeria Orfeo, di cui sono autori, registi ed interpreti dei propri spettacoli, dei quali curano anche la composizione delle musiche originali.
Carrozzeria Orfeo: un nome che nasce dalla contrapposizione di parole tra loro molto diverse. La concretezza di una carrozzeria e il simbolo dell’arte. La fatica del mestiere, il sacrificio e la manualità dell’artigiano, e allo stesso tempo la volontà di vivere un’esperienza onirica. Alla base della poetica della Compagnia, che alla produzione di spettacoli alterna l’attività di formazione, c’è la costante ricerca di una comunione tra un teatro fisico ed una drammaturgia legata a tematiche della contemporaneità all’interno della quale l’emotività, l’immediatezza e il rapporto con il pubblico rivestono un’importanza fondamentale. L’osservazione della realtà spinge il percorso drammaturgico di Carrozzeria Orfeo nel suo esplorare diversi territori di scrittura, recitazione, messa in scena, senza tralasciare la formazione, trovando ispirazione nelle storie e nella cronaca del proprio tempo.
Non appena diplomati, nel 2007, danno vita al loro primo spettacolo NUVOLE BAROCCHE che, trasmesso su Rai 3 a ‘Palco e Retropalco’, ha ricevuto nel 2007 la Menzione Speciale al Premio Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti” e nel 2008 la Menzione Speciale al Premio Nuove Sensibilità del Festival Teatro Italia. Ispirato all’omonimo album e alla canzone Le nuvole di Fabrizio De André, vede protagonisti tre ragazzi che hanno perduto il contatto con il mondo, con le istituzioni e soprattutto con se stessi: perdenti nella vita, eroi dei propri sogni. Una drammaturgia del sequestro, tra microcriminalità e disperazione urbana, che esplora la fusione di linguaggi diversi nell’indagine di un’epoca stratificata con la fine degli anni ’70, l’estate dei grandi sequestri e del rapimento di Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi.
Nel 2008 debutta GIOCO DI MANO, viaggio surreale attraverso vita, amori e miracoli di quattro diverse generazioni. Quattro personaggi bizzarri, due morti e due vivi, legati tra loro dall’inscindibile rapporto di sangue padre-figlio. Una sorta di mitologia familiare che mescola e confonde, attraverso una narrazione comica e visionaria, la fantasia e i sogni, con la realtà. Una fiaba moderna, un racconto popolare, semplice e ironico, fatto di ribaltamenti, equivoci, giochi e colpi di scena.
Nel 2009 debutta SUL CONFINE, vincitore della quinta edizione del Premio Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti”, in cui tre uomini raccontano la storia di una guerra: quella che si gioca sempre al limite, la guerra non importa “di chi contro chi”.
Nel 2010 con lo studio TRE BREVI ISTANTI TRAGICOMICI vincono il Premio alle Arti “Lidia Petroni”, promosso dal Teatro Inverso di Brescia.
Nel 2011 debutta IDOLI, testo finalista al Premio Hystrio per la Drammaturgia 2011 e vincitore come miglior spettacolo della Rassegna Autogestito al Teatro Quirino di Roma, ispirato al saggio I vizi capitali e i nuovi vizi di Umberto Galimberti. Lo spettacolo rilegge questa tematica alla luce della contemporaneità, decontestualizzandola dal terreno della morale per evidenziarne gli aspetti più patologici ed emotivi del nostro tempo. Esplora così i nuovi vizi capitali della società moderna, le sue deformazioni individuali e collettive, le tendenze incontrollabili, spesso disastrose, che dietro l’apparente normalità degli uomini celano lo scenario inquietante di una società alla deriva.
Nato all’interno del Progetto ROAAAR (vincitore del bando Creatività Giovanile della Fondazione Cariplo), cantiere creativo che ha esplorato le possibilità d’incontro tra i linguaggi del fumetto e del teatro con particolare attenzione alla drammaturgia contemporanea, nel febbraio 2012 debutta ROBE DELL’ALTRO MONDO, amara e paradossale denuncia sociale sviluppata intorno alla tematica delle paure metropolitane che caratterizzano e condizionano la nostra quotidianità e la qualità delle relazioni.
Nel 2012 vincono il Premio Nazionale della Critica come migliore compagnia.
Nel dicembre 2012 Carrozzeria Orfeo vince il bando fUNDER35 finanziato dalla Fondazione Cariplo.
Nel giugno 2013, al Teatro Romano di Spoleto, dalle mani di Franca Valeri, viene assegnato il Premio SIAE alla Creatività 2013 a Gabriele Di Luca come migliore autore teatrale.
Ad agosto 2013, al Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria, debutta THANKS FOR VASELINA, dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari, vincitore del Last Seen 2013 di KLP come migliore spettacolo dell’anno, una coproduzione Carrozzeria Orfeo e Fondazione Pontedera Teatro, in collaborazione con La Corte Ospitale, Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria.
CREDITS

drammaturgia
Gabriele Di Luca

regia
Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi

interpreti
Gabriele Di Luca (Fil)
Massimiliano Setti (Charlie)
Beatrice Schiros (Lucia)
Ciro Masella (Annalisa)
Francesca Turrini (Wanda)

musiche originali Massimiliano Setti
luci Diego Sacchi
costumi e scene Nicole Marsano e Giovanna Ferrara
locandina AMBÉ2
organizzazione Luisa Supino
ufficio stampa leStaffette – Raffaella Ilari, Marialuisa Giordano

coprodotto da Carrozzeria Orfeo e Fondazione Pontedera Teatro
in collaborazione con La Corte Ospitale, Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria

ESTRATTI STAMPA

Sembrava che in materia di linguaggi volgari e grotteschi, farse devastanti e un po’ tenere, e malvagità brutali ma pure tragicomiche, la scena contemporanea fosse debitrice solo ad autori (importati da noi) di area britannica e irlandese come Martin McDonagh, Mark O’Rowe, Robert Farquhar o Owen McCafferty, con un pensiero grato al nonsense nero dell’antesignano Joe Orton, e a contributi per esempio del cinema di Almodóvar o Loach. Ora il richiamo a una società o comunità semiviolenta, marginale, abusiva, non ortodossa e tuttavia umana e risibile si fa strada anche da noi, stando al quadro estremistico e buffo che la Compagnia Carrozzeria Orfeo, nata nel 2007, già artefice di un buon trittico su nuovi vizi e dipendenze, compendia nel lavoro Thanks for Vaselina, sottotitolo ‘dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari”, spettacolo coprodotto da Pontedera Teatro e battezzato al Festival Internazionale di Andria Castel dei Mondi […] La drammaturgia di Gabriele Di Luca dà luogo a una scrittura aspra, infame e volutamente banale che suscita uno strano umorismo da soap. […] Questi qui sono la Carrozzeria Orfeo, ruvidi come la manualità d’una officina, genuini come una proiezione mitica.
Rodolfo Di Giammarco, la Repubblica

Con molta fantasia, amore per il surreale e gusto del paradosso, mettono in scena storie dall’aria rocambolesca, qualcosa che riguarda le nostre vite private e pubbliche, la nostra società e il nostro modo di viverla. Loro sono la Carrozzeria Orfeo, compagnia lombarda che di stagione in stagione ha raccolto consensi e ammirazione. In questa girandola di devianze e sconfitte Carrozzeria Orfeo dissemina tesi politiche ed economiche, ma soprattutto racconta la vita di gente qualunque, sola, sconfitta e con le speranze continuamente frustrate.
Anna Bandettini, la Repubblica

[…] Encomiabile la prestazione degli interpreti, i tre sunnominati più due donne, Beatrice Schiros superlativa come la madre dalla foga inarrestabile, e Francesca Turrini che sfrutta molto spiritosamente la sua taglia extralarge.
Masolino D’Amico, La Stampa

[…] E’ un affresco feroce sull’ipocrisia e sui paradossi della società contemporanea, con dialoghi serrati, ritmi sincopati, linguaggio acre, disadorno, a volte osceno, in un esistenzialismo da taverna dove ogni desiderio è fallimento e la collettività sfrutta le insicurezze. Ma dove affiora prepotente il bisogno di riscattarsi, di amore e felicità, di riconciliazione, la speranza del credo religioso, come una corda sempre tesa fra cielo e bassifondi in uno spalancarsi di abissi.
Sabina Leonetti, Avvenire

[…] Un testo, ovviamente politicamente scorrettissimo che trova in un grottesco irrispettoso ed esagerato il modo per fotografare deserti dell’anima, solitudini e abbandoni. Lo scoppiettante succedersi delle parole e degli eventi trova il contraltare nella regia altrettanto vertiginosa che può contare su una serie di efficacissimi interpreti […] uno spettacolo godibile e travolgente e gli attori reggono, costantemente ‘in parte’ e provvisti di inesausta energia. Un bel risultato che fa centrare a Thanks for Vaselina la non semplice ambizione di poter rappresentare – in maniera certo pericolosa ma né retorica né banale – la dolente mostruosità del nostro mondo.
Nicola Viesti, Hystrio

[…] Una pièce straordinaria che riesce a raccontare, col linguaggio franco della quotidianità, le dinamiche di una famiglia (mica tanto) speciale. In scena Carrozzeria Orfeo, col nome in bilico tra artigianato e mito. Questi cinque geniacci sono bravi del loro e si costruiscono su misura i ruoli come vestiti attillatissimi. Assolutamente da vedere.
Sandro Allegrini, Corriere dell’Umbria

[…] Testo oscillante tra l’ironia di Almodóvar e la denuncia sociale in stile Ken Loach, con rimandi cinematografici che, inevitabilmente, vanno ad alcune tra le pellicole più interessanti degli ultimi anni per temi e trattazione. Dialoghi serrati, zero ipocrisia, ritmi sincopati, contenuti forti e mai banali: un affresco della nostra società contemporanea, insieme feroce e tristemente autentico. Un testo di cui si sentiva il bisogno. Nessuna sbavatura e tante possibilità di trasformare questo primo atto in uno spettacolo geniale, che potrà lasciare il segno nella Stagione teatrale 2013.
Simona Maria Frigerio e Luciano Ugge, Persinsala.it

[…] Gabriele Di Luca, autore anche della drammaturgia scritta con efficacia e dono di sintesi nei dialoghi, da sembrare pallottole che sibilano nell’aria, è anche un bravissimo interprete e co-regista (la regia è firmata da tutto il gruppo), e si muove in scena con assoluta padronanza insieme a Massimiliano Setti, Beatrice Schiros, Alessandro Tedeschi e  Francesca Turrini, tutti efficaci nel tratteggiare con ottime doti da caratteristi  il loro ruolo. Sospeso tra il reale e il surreale, spiazzante e onirico, il lavoro di Carrozzeria Orfeo, visto ancora in via di studio e preparazione, risulta esilarante, drammatico quanto malinconico […] Potrebbero essere i nostri vicini di casa senza sapere nulla di cosa accade dietro la loro porta. Spettacolo tra i più originali visti in questa stagione estiva festivaliera e meritevole di essere seguito nel suo debutto nazionale.
Roberto Rinaldi, Rumor(s)cena

[…] Questa storia funziona perché nella sua surrealtà è tragicamente reale, racconta un tempo di espedienti e delusioni, abbandoni e solitudini, e di situazioni in cui il giovane pusher prova a rifilare a qualcuno l’inculata che la vita ha molto tempo prima rifilato a lui […] E penso a fine recita, bevendo una birra con amici dal kebabbaro di Viale Mac Mahon, che in fondo, specie per le giovani compagnie come Carrozzeria Orfeo, fra le poche dal 2008 ad oggi a non essere implose (o esplose) di intellettualismi e pippe fashion, inserti video, trucco colato e tacchi 12, e tentativi di vendercela come ammorbante crossmedialità dalle tinte finto-omo, penso, dicevo, che in questo momento occorra anche far proposte che avvicinino e creino nuovi spettatori e dialoghino con il nostro tempo senza filtri ma anche senza furberie.
Renzo Francabandera, PAC

[…] Sesto lavoro di Carrozzeria Orfeo, Thanks for Vaselina è un piccolo capolavoro sulle ipocrisie della società contemporanea e i falsi contesti strutturali di cui è pervasa. Uno spettacolo di un’ora e mezza che sa unire il cinismo con l’aspettativa di un sentimento d’amore ormai lontano e perduto, dove lo spettatore è travolto da una comicità ironica e tagliente, frammista a momenti di grande drammaticità, e la deriva delle anime sembra il contesto in cui una società senza più autentici valori è destinata a involversi. Uno spettacolo intenso, tagliente come il vetriolo, un monito che può trasformarsi in corso propedeutico per un’aspirante umanità.
Claudio Elli, Puntoelineamagazine.it

La manomissione delle parole e dell’informazione, la violenza della politica, il potere religioso, le sette religiose, le nuove religioni, i corsi spirituali, i corsi di autostima, i corsi di seduzione. Le false diete e i falsi prodotti biologici, le finte manifestazioni, il finto impegno civile, il finto buonismo. “Thanks for Vaselina”, l’ultimo lavoro dell’autore varesino Gabriele Di Luca, è l’affresco di tutto questo mondo, di un sottobosco di umanità allo sbando rappresentato con toni esilaranti e con un linguaggio volutamente volgare e colorito da una compagnia di giovani e bravi attori. Un’esperienza da non perdere.
Rita Fenini, Panorama.it

[…] La regia corale è impeccabile, il cast sorprendente per la capacità di mutare continuamene registro recitativo ma, ci perdonino gli altri attori, siamo rimasti affascinati in particolar modo da Beatrice Schiros nei panni di Lucia, la madre di Fil, per la sua potenza espressiva e lo strizzare l’occhio alle grandi protagoniste della commedia italiana degli anni ’50 e ’60, in particolare a Franca Valeri. A lei l’onere di pronunciare la memorabile battuta finale che scatena minuti di applausi ininterrotti.
Silvana Costa, Persinsala.it

Carrozzeria di Orfeo ancora una volta ci conduce nei meandri di una realtà fatta di esseri umani sconfitti, abbattuti, abbandonati, rifiuti dell’umanità. Orfeo scende negli inferi, in cerca di Euridice, in cerca di un po’ di umanità […] Un’ora e mezza vola si resta immersi in un mondo fatiscente affascinati dalla bravura degli interpreti e dalla loro capacità di dare corpo ai malesseri quotidiani. La regia di gruppo, evidente frutto di una relazione sinergica di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi, produce un buon impatto visivo coeso, tutto in un territorio scenico continuamente minato da colpi di scena e cambiamenti di prospettiva. La musica di Massimiliano Setti, penetra, coinvolge, affascina ci conduce in un mondo emotivo fatto di solitudini e note solitarie, brani che sottolineano emozioni.
Angela Villa, Dramma.it

Una delle caratteristiche precipue che ci fa amare così tanto il nostro lavoro di spettatore privilegiato è quella di poter seguire passo passo l’evoluzione delle compagnie che si affacciano nel panorama del teatro contemporaneo italiano per osservarne da vicino le direzioni e gli intendimenti.  Una di queste, che ci ha sempre interessato per la precisa volontà di esplorare le contraddizioni del contemporaneo utilizzando una drammaturgia in qualche modo classica ma che comunque si annoda anche a una scrittura più internazionale, è  Carrozzeria Orfeo. Siamo stati quindi contenti nel constatare il raggiungimento di una maturità stilistica e l’ottima conferma di un preciso stile drammaturgico nell’ultimo lavoro visto all’Out off di Milano “Thanks for Vaselina”. “Thanks for Vaselina” dona un’ora e mezza di incessante sguardo sul mondo, dove la noia non fa mai capolino. I cinque attori sostengono i rispettivi personaggi – non facili – con grande immedesimazione e bravura, confermando la credibilità di uno dei gruppi più innovativi della nostra ‘giovane’ scena.
Mario Bianchi, KLP

[…] Talenti istrionici, che in più hanno il dono di impegnarsi con dedizione, producono ogni anno una nuova creatura e con la media di sempre, fanno centro. In scena con loro troviamo due attrici magnifiche. Delicata è Francesca Turrini dalla voce avvolgente, sa sfruttare al meglio le sue capacità interpretative. Beatrice Schiros, solleva da terra il pubblico in sala con un’energia disarmante, arriva alla fine della sua parabola drammaturgica, con una languidezza che ancora ci lascia senza parole.
Antonella Vercesi, Niuoden.com

La trama, fatta di mille intrecci e di dialoghi al vetriolo, violenti e tenerissimi, prosegue a ritmo indiavolato per tutti e tre gli atti; i personaggi si insultano, si rinfacciano colpe, si usano o provano a usarsi, ciascuno preda delle sue nevrosi e dei suoi fantasmi. […] tutto è già deciso, e questi poveri personaggi, cui non si può non voler bene, sono già segnati, perduti e perdenti. Il tutto, va detto, raccontato in un testo che è un meccanismo a orologeria; si ride tanto, e spesso, all’insegna del politicamente scorretto, si ride dei personaggi e dei loro tic, ma anche delle trovate più surreali, dei tormentoni, mentre a poco a poco ognuno svela la sua verità, il suo punto di vista, il suo personale modo di fare fallimento […].
Maria Pia Boido, SaltinAria

Novanta minuti sorretti da dialoghi serrati, un ritmo incalzante, a tratti vertiginoso che non lascia tregua al pensiero. Senza retorica, senza enfasi, senza che mai la critica all’ipocrisia e alle contraddizioni del vivere occidentale, popolato da santoni e speculatori ceda al qualunquismo demagogico. Ne esce un sofferto quadro sociale, una claustrofobica soap virata sul noir, un interno familiare dove le parole sono mitragliate più che dette, pallottole più che strumenti di dialogo o tentativi di comprensione.  Il finale? Forse è consolatorio, ma se ne sentiva il bisogno dopo tanta guerra. Da non perdere.
Vittorio Nava, La Voce d’Italia

[…] Un testo necessario, specchio di una contemporaneità intrisa di luoghi comuni, lavoretti saltuari, proibizionismo ridicolo, ottusità dilagante, compulsione al gioco, consumismo bieco, ricerca esasperata di un perché. Di Luca autore costruisce personaggi spessi, materici, appassionati, con pro e contro: riflessi cangianti di questa Italia malata, agonizzante, ipocrita – come un nostrano Tennesse Williams che si guarda attorno, osserva, decifra, e porta sul palcoscenico, coi mezzi del teatro, il suo (e il nostro) universo-mondo. Una pièce corale di un’ora e mezza che, se non fosse intervallata da brevi stacchi musicali e momenti onirici, si seguirebbe in apnea per la paura di perdere anche una sola battuta.
Luciano Uggè e Simona M. Frigerio, Cultura.comune.pisa.it

Scrittura feroce, e ancora una volta equilibrata. […] Come in Idoli non c’è posto per la retorica, ma certamente c’è spazio per sfogliare in rapida successione, con un ritmo davvero incalzante, il manuale di psicologia che si apre ai nostri occhi: emergono ferite familiari lontane, drammi odierni, solitudini incolmabili, felicità inesistenti. Eppure a differenza di Idoli qui i personaggi hanno – nel bene e nel male – una qualche crescita nell’ora e mezza di spettacolo: non sono abbrutiti per sempre dalle loro catastrofi. E infine c’è il monologo, affidato a Fil. […] Non sarebbe una recensione completa se non parlassi dell’impressionante prova di Beatrice Schiros. Ha saputo rendere onore a un personaggio complesso e comunque trascinante. E non sarei altrettanto completo se non citassi la delicatezza di Alessandro Tedeschi, soprattutto nei momenti più “elegiaci” del suo personaggio. Ma in realtà la prova attoriale di tutti quanti gli interpreti è davvero mirabile, riesce a non ossidare la tempra di ogni singolo carattere, e disporli correttamente nello spazio. Sorprende davvero trovare una quadratura così riuscita tra scrittura e potenza interpretativa. E come amante della musica non posso che rendere plauso anche alla composizione delle colonne sonore di Massimiliano Setti, a cui auguro anche d’intessere collaborazioni anche con il cinema. Carrozzeria Orfeo è il giovane teatro italiano che crea nuovi amanti del teatro. Così è.
Giuseppe F. Pagano, Radieco.it

“Thanks for Vaselina” è uno spettacolo che ha avuto un grande successo di critica e pubblico. Scriverne non è facile. E’ un testo così originale e bello che ti mette nelle condizioni di idolatrare a vita, come feticci sacri, i suoi interpreti, la sua regia e il suo autore, i quali ci hanno proposto qualcosa di meravigliosamente spietato e di decisamente fuori dal coro dell’impersonale e spesso imbarazzante scena teatrale italiana. […] “Thanks for Vaselina” è la rappresentazione teatrale più catartica e introspettiva che possiate vedere nei nostri palcoscenici. […] Lo spettatore si immedesima totalmente con ogni personaggio, avvertendo un qualcosa di diverso dal solito: è come se il vomito delle maschere tragiche che si scontrano (con se stesse) sul palco sia il proprio, la parte più recondita del proprio sé. […] L’autore di questo testo sorprendente, Gabriele Di Luca, utilizza un linguaggio diretto e semplice, e anche quando parla di argomenti dolorosi e importanti non ricorre ad intellettualismi radical chic. Si parla di massimi sistemi con onestà, ironia e coraggio (indimenticabile il discorso davanti alla finestra in cui Fil manda a quel paese Dio).Menzione a parte merita l’attrice Beatrice Shiros. Un’interprete straordinaria che riesce a divertire e commuovere più che con grande abilità, con rara sensibilità, istaurando con il pubblico un rapporto intimo, materno. Donando tutta se stessa come solo i grandi attori sanno fare. Uno dei più bei spettacoli italiani di quest’ultimi anni. Se ne faranno un film che il cinema non rovini questa gemma snaturandone il senso profondo di opera antisistema.
Giuseppe Sciarra, SaltinAria.it

[…] Un frullatore tematico, culturale, drammaturgico, che travolge lo spettatore inglobandolo in una narrazione eccessiva, smodata, anche tagliente. Strarecensito con merito, e accolto ogni volta con ovazioni, lo spettacolo è il culmine di un percorso instancabile fatto da Carrozzeria Orfeo: sono bravi (oltre ai già citati drammaturghi anche interpreti, in scena c’è la brava Francesca Turrini, con la straordinaria Beatrice Schiros) a tenere il pubblico, addirittura ad “intrattenerlo” intelligentemente. Tra buonismo e moralismo, il loro è un sano “teatro medio” – sia detto con tutto il rispetto: un teatro che sa piacere, sa far pensare, diverte, e che non deve ogni sera per forza sconvolgere, deflagrare, o cambiare il mondo come è ambizione di tanta ricerca. Fanno bene il loro lavoro, quelli di Carrozzeria Orfeo, imbastiscono una robusta commedia che gioca bene con il comico di situazione e di battuta, mettono in campo personaggi curiosi e una storia dal taglio originale, pur miscelando Almodovar o Bruce Willis o ancora certe sitcom di successo. E va bene così, non c’è bisogno d’aggiungere altro (almeno per me): il pubblico, oggi, ha evidentemente bisogno di questo tipo di teatro, accorre e applaude convinto. È innegabile che il ritorno a una drammaturgia che sappia comunicare, raccontare, rappresentare mondi risponda anche a un’esigenza condivisa e trasversale […].
Andrea Porcheddu, Linkiesta.it
[…]  Thanks for Vaselina è un affresco umano duro e godibile, scritto con abilità e interpretato con forza e passione […].
Andrea Pocosgnich, TeatroeCritica.net

Camminare sul crinale, ad ogni modo, non è cosa facile e Thanks for Vaselina ne è – sia a livello drammaturgico che attoriale – un tentativo genuino, forte, pressante, profondo.
Manuela Margagliotta, Paperstreet.it

Thanks for Vaselina è una sorpresa, una mitragliata. Una storia inverosimile che tesse un intreccio umano più che verosimile, quella della Carrozzeria Orfeo, che forgia la vicenda e i personaggi proprio come ci si aspetterebbe da un nome così, nel mezzo tra due forze contrapposte. […]
Thanks for Vaselina è da vedere, perché ci fa bene: una mitragliata con silenziatore, appunto, a noi tutti, chiusi nelle nostre case, e a noi “là fuori”. Una denuncia sferzante e spregiudicata a tutte queste infinite “morbide inculate”.
Anna Vanosi, Fermataspettacolo.it

INTERVISTE

Surreale e metropolitana: la <<Vaselina>> che il cinema deve subito copiare
Intervista di Maurizio Porro, Corriere della Sera, ottobre 2013

“Come disse Dio nella sua Jacuzzi, ci sono troppi amanti e troppo poco amore”. E’ una delle battute cult di ‘Thanks for Vaselina’, spettacolo amarissimo e divertentissimo che il pubblico accoglie con grandi risate e di cui il cinema dovrebbe chiedere subito i diritti per i personaggi strani e i tempi comici ineluttabili. Ritratto di una amorale famiglia, popolata di tipi tragici (come nel migliore Almodovar papà e transgender), quasi una commedia sofisticata americana anni ‘30 portata diritta all’inferno della crisi, nel linguaggio trash metropolitano. Bravissimi attori, in cui i maschi sono pure registi. Sicuro che film e commedia siano due terreni assai contigui, Di Luca ha già ridotto per il cinema un altro suo lavoro, “Sul confine”, girato da Igor Biddau nei boschi del Casentino. Lo spettacolo di oggi (ndr ‘Thanks for Vaselina’) c’è la claustrofobia di una stanza di poveri, 90 minuti di insulti con un filo tra Freud, insultato a vista, e un Neil Simon del Queens, con alcuni ‘a parte’ sulla desolazione. <<Penso di provare a ridurre il testo in un film, mi piacerebbe>>, dice Gabriele Di Luca, <<ma nel teatro italiano è difficile che vengano i cineasti. Che cosa ci accomuna? Lo scontro tra micro e macro mondo, la poesia che esce dalla relazione: io isolo personaggi in lotta, offro tre carte ciascuno poi se la giocano. Dubbi e discussioni molti, il copione si riscrive al 20% nelle prove, ma non dobbiamo insegnare nulla. Uso lingua metropolitana e dialoghi serrati, un clima surreale che ben si adatta al cinema. I dialoghi li rubo in giro, poi fuggo dalla realtà, per dare precedenza allo scontro tra il passo della vita e della scena>>.

Vogliamo essere pop
Intervista di Rossella Battisti a Gabriele Di Luca, l’Unità, 24 agosto 2013

[…] Un titolo che è tutto un programma, aderente alle poetiche del gruppo, in bilico tra paradosso e ironia, toni pungenti e grotteschi che ha come riferimenti la generazione degli angry writers inglesi alla Martin Crimp o Martin McDonagh o irlandesi come MacDonnellan. Ne parliamo con Gabriele Di Luca, lo “scrittore” del gruppo e autore del testo, nonché regista assieme a Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi.
Il sottotiolo recita dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari. Ovvero?
Sono gli sconfitti, quelli lasciati in un angolo dal mondo che prima li ha illusi, sfruttati e poi derisi. Genitori disperati e figli senza futuro, vittime e carnefici al tempo stesso. Il senso finale sta nelle parole che faccio pronunciare a uno dei miei personaggi: “come disse il buon Dio scaccolandosi nella sua Jacuzzi: mi sa che ho creato molti amanti, ma non altrettanto amore”. Questa è una società che sfrutta il nostro bisogno di amore e di felicità, mi ha colpito un cartello su una slot machine che invita al gioco con la frase “fidatevi dei vostri sogni”.
Dopo il mattatore, il regista onnipotente, l’autore e attore insieme, si stanno affermando a teatro i collettivi come il vostro. Che cosa fa la forza del gruppo?
Scrivere, si dice, è un esercizio di solitudine. E vale anche per il teatro: per me iniziare assieme a Massimiliano Setti mi ha permesso di non mollare. Non basta però avere un progetto comune, ma riconoscere i ruoli. Io scrivo, Massimiliano firma le musiche, Diego Sacchi si occupa delle luci, Luisa Supino dell’organizzazione. E lo spettacolo domina su tutto: scrittura e regia si devono adeguare.
Anche il pubblico è un vostro buon interlocutore: è difficile annoiarsi a teatro con i vostri lavori …
E’ fondamentale. Non ci interessa essere artisti di nicchia, vogliamo essere pop nel senso più rotondo della parola. Entrare negli stabili e conquistare gli “impellicciati” è per noi un vanto. […]

Carrozzeria Orfeo: l’ironia come antidoto alla retorica
Intervista di Rossella Porcheddu a Gabriele Di Luca, Il Tamburo di Kattrin, 1 agosto 2013

In questo, come in altri lavori di Carrozzeria Orfeo, si ruba alla realtà?
Sempre, ma si mescola con il surreale, con l’assurdo. Perché la quotidianità così com’è, come l’apprendiamo dai giornali, a un certo punto diventa piatta e io credo che il teatro abbia bisogno, invece, di trovare qualcosa di diverso, per raccontare la realtà e la non realtà. Vivo in un paese di seicento abitanti sul Lago di Varese, pieno territorio leghista dove si parla solo dialetto, e i due vecchi di Robe dell’altro mondo, per fare un esempio, li ho visti migliaia di volte. Quella madre ludopatica di Thanks for Vaselina l’ho incontrata tante volte, in tanti bar.
Da una parte la violenza del quotidiano, dall’altra la ricerca di surrealtà. Non vuole essere, però, un ammorbidimento?
L’immagine che riassume il mio modo di vedere la vita è questa: c’è un uomo che sale su uno sgabello, si mette una corda al collo, e quando lascia andare lo sgabello crollano lampadario e muro, e lui si trova a terra con un taglio sulla mano. È un alternarsi costante di tragicità e ridicolo. L’ironia apre una strada verso il pubblico e credo che sia un grandissimo antidoto alla retorica.
C’è, negli spettacoli di Carrozzeria Orfeo, la cura della parola ma anche la presenza forte del corpo, l’attenzione all’azione, alla danza, come si è visto in precedenti lavori. Sarà così anche in quest’ultimo spettacolo?
Nel secondo atto ci sarà un momento onirico, una partitura per cinque piattini e cinque tazzine di caffè. Tentiamo di mettere un pò di tutto nei nostri lavori, azione e parola, musicalità e ritmo, violenza e dolcezza. Perché il cinismo senza il suo contraltare di speranza non ha senso, e così l’amore senza il contraltare di odio, e così la crudezza senza poeticità.

La nostra esistenza, i vuoti, le distanze: raccontare il presente tragico e comico
Intervista di Oliviero Ponte di Pino a Gabriele Di Luca, ateatro n.149,27 aprile 2014

Carrozzeria Orfeo è uno sberleffo tragicomico alla miseria del nostro presente. A volte sgangherato (com’è la vita), a volte esageratamente teatrale (com’è la vita), questo autoritratto generazionale autocritico e autoironico conquista il suo pubblico, con una adesione istintiva e totale. Anche se nel gioco spettacolare c’è qualche trappola, come spiega Gabriele De Luca (che è anche il drammaturgo di compagnia).
Qual è lo spunto da cui parti per la scrittura dei tuoi testi?
Sono partenze molto diverse: a volte personaggi, a volte tematiche, spesso da un’immagine. Di solito c’è un centro tematico emotivo, quello che accade all’interno di una relazione. In Sul confine abbiamo iniziato a lavorare intorno al limite tra vita e morte, dunque sull’alternanza tra buio e luce, con lampi sparati dalle lampade che attraversano l’oscurità. In Idoli l’immagine iniziale è il ballo tra un ragazzo e una ragazza, nel quale non si capisce se lei sia morta o meno, perché lui deve continuare a sollevarla mentre cade. E prima ancora c’era l’immagine di qualcuno che spacca una bottiglia in testa a un’altra persona.
Perché usi le immagini come spunto iniziale? Che tipo di immagini?
Quasi sempre mi attrae il rapporto che hanno con il presente. Scatta qualcosa quando vedo una cosa pericolosa, anche per il mio modo di pensare, per le mie convinzioni. Immagini che con la loro particolarità possono raccontare il presente, ma per un’altra via. Quando non mi trovo di fronte ai fatti o alle informazioni, non trovo nulla di interessante. Diventa interessante quando assisto a un dialogo o a una scena per la strada, e mi accorgo che la posta in gioco è alta, che non ci sono più solo il bene o il male ma entra in gioco il dubbio. Devo sentire la terra che trema.
A quel punto parte la scrittura.
Cerco di portare avanti contemporaneamente la linea narrativa e quella dialogica insieme, dando loro forma e carne attraverso dialoghi e monologhi. Non seguo un ordine cronologico, ma lavoro su piccole sezioni di testo. Cerco di passare dal caos all’ordine, dandogli una struttura lavorando sempre sulla relazione tra i personaggi, con particolare attenzione alla relazione che i personaggi hanno con lo spazio: è un aspetto che spesso viene sottovalutato in drammaturgia, io invece prendo i personaggi e li butto nello spazio della scena come se fosse un’arena, il luogo dove emergono i conflitti più o meno espliciti. Così i personaggi devono iniziare a combattere la battaglia per colmare i loro vuoti.
E nel rapporto con il pubblico, come lavorate?
Il nostro non è un teatro didattico. Non facciamo una drammaturgia intellettuale. Attraverso la scrittura, mi piace andare a prendere la collettività che ci viene a guardare là dove si trova: insomma, non dove siamo noi, ma dove sono gli spettatori, Per questo partiamo da un immaginario fatto di pregiudizi, luoghi comuni, stereotipi. Vogliamo trascinare anche il pubblico sul palcoscenico, è un rapporto fisico. A quel punto cerchiamo di attraversarlo con un’immagine, con qualcosa che lo disorienti. Ci diverte molto andarli a prendere con il grottesco, e poi accompagnarli fino ai ribaltamenti che portano al senso del tragico.
ORARIO SPETTACOLO
20:45
PREZZI BIGLIETTI

Platea e galleria centrale: intero 27 € ridotto 25 €,
galleria laterale: intero 22 € ridotto 20 €,
loggione: intero 12 € ridotto 10 €

INFO E PRENOTAZIONI

biglietteria@slowmachine.org – Oppure: 328 9252116
www.slowmachine.org
Facebook: slowmachine/belluno miraggi – Twitter @bellunomiraggi

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