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L’Opera “Martino Arrigoni” ha cessato l’attività * di Giorgio Zampieri

Gianbattista Arrigoni
Gianbattista Arrigoni

Per tracciare il profilo di una persona o di una Associazione bisogna partire dal contesto in cui è vissuta. L’Opera Martino Arrigoni è stata promossa e voluta dalla famiglia del dott. Giambattista Arrigoni, che intese onorare e perpetuare la memoria del loro piccolo Martino portatore di una gravissima cardiopatia allora non ancora operabile.
Lo scopo primario è stato “… assistere le famiglie di bambini affetti da gravi cardiopatie congenite, residenti nella Provincia di Belluno, fornendo eventuali aiuti finanziari a famiglie in disagiate condizioni economiche che necessitino di particolari indagini mediche, cure e interventi terapeutiche eccezionali, e ciò al di fuori delle possibilità di assistenza pubblica oppure integrando quanto da questa venisse fatto al riguardo… orientamento e informazioni per la scelta del più adeguato luogo di cure e offrendo ogni aiuto atto ad alleviare disagi e ansie della famiglie… attraverso la collaborazione di medici competenti nella specifica materia… istituire borse di studio e contributi di ricerca a medici cardiologi e pediatri, della provincia di Belluno… fornire apparecchiature, materiali, libri, riviste, film riguardanti discipline connesse alle cardiopatie congenite. Omissis …estendere l’assistenza anche a favore di famiglie di bambini affetti da gravi malattie e da malformazioni congenite di natura non cardiologica”.
L’atto costitutivo porta la data del 12 dicembre 1979 firmato da 4 componenti designati dalla famiglia Arrigoni, dalla San Vincenzo de’ Paoli, dal Rotary Club e dall’Associazione Emigranti Bellunesi (Giambattista Arrigoni, Francesco Cucchini, Giorgio Zampieri, Vincenzo Barcelloni Corte, Nicolino Pertile, Jacopo Dalle Mule, Dario Emeri).

Già nel corso del primo anno i bellunesi risposero all’invito dell’Opera donando quasi quindicimila euro, assicurando così interventi per curare otto bambini e contribuendo al ripristino di una villetta per disabili del Villaggio al Cavallino (distrutta da un incendio) a cui sarà riservata una prelazione a favore di bambini seguiti dall’Opera.
Parallelamente venne iniziata un’attività di collaborazione con l’Istituto di Chirurgia Cardiovascolare dell’Università di Padova, diretta dal Prof. Gallucci, con l’Associazione per lo sviluppo della Cardiochirurgia presieduta dal prof. Casarotto, con l’Istituto di Anatomia Patologica sempre di Padova presieduto dal prof. Thiene, attività che attraverso Borse di Studio e sovvenzioni alla ricerca si prefisse lo scopo di aiutare la Cardiochirurgia italiana ad affrancarsi dall’estero, per evitare i gravi disagi e costi dei cosiddetti “viaggi della speranza”. Diversi i Convegni scientifici, i Simposi, i Congressi Internazionali che hanno arricchito culturalmente e non solo la nostra provincia e dato sostegno alla cardiochirurgia locale.
Dopo alcuni anni, riducendosi i bisogni per cui l’Opera era sorta, vuoi per lo sviluppo della cardiochirurgia italiana, vuoi per la diminuzione dei casi, l’aiuto venne esteso ad altre malformazioni congenite o malattie gravi, sempre di età pediatrica, la cui gravità esulasse dalle possibilità offerte dalla sanità pubblica o che per la loro complessità suggerissero l’intervento in centri esteri di altissima specializzazione, non accessibile alle possibilità economiche delle famiglie colpite.

Nel 1989 con una Convenzione gli stessi interventi vennero estesi a favore di bambini africani ricoverati o assistiti nell’Ospedale Missionario italiano di Wamba nel nord Kenya, compresa la fornitura di ausili ai bambini motulesi.
Nel corso di questi anni l’Opera ha investito in azioni di solidarietà oltre cinquecentomila Euro di cui 150 mila in interventi di sostegno alla ricerca nel campo delle Cardiopatie congenite e delle Patologie Cardiovascolari, o oltre 350 mila euro per circa cento interventi di assistenza a situazioni di bisogno, per acquisto ausili e altro.
L’Opera ha cessato la propria attività per decadenza dei termini statutari stabiliti al momento della fondazione e perché, nel tempo, sono venuti meno i motivi principali che avevano spinto gli Arrigoni a dar corso a questa iniziativa di solidarietà che allora si rivelò preziosa in quanto le malformazioni gravi, in particolare le cardiopatie che richiedevano cure ed interventi quasi obbligatoriamente all’estero con gravi disagi. Oggi sono rare quelle richieste di aiuto ed infatti negli ultimi anni l’Opera ha agito come “Fondo di solidarietà”.
Il profilo quindi potrebbe essere così riassunto: ha dato tempo, impegno, risorse, sostenuto talenti dando accessibilità, in parallelo non in alternativa al servizio pubblico, con tangibili segni di attenzione sostenendo e promuovendo una vasta dimensione di opportunità che ha permesso di avere quel diritto alla salute garantito a tutti e che a tante persone della nostra comunità e non solo ha certamente migliorato la qualità della vita. E questo ha fatto la differenza! Il patrimonio residuo dell’Opera, (circa 14 mila euro) è stato devoluto al Fondo provinciale di solidarietà gestito dal Comitato d’Intesa che potrà così garantire ancora tante richieste di interventi che ad esso sono rivolti.
E’ stata una realtà fatta di gesti di chi aiuta l’altro in difficoltà, con la stessa energia che avrebbe impiegato per se stesso o per un suo familiare. Quell’energia che nasce dal cuore, dalla gratuità, dalla speranza e dalla solidarietà vera.

Giorgio Zampieri

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