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25 aprile, Aldo Cazzullo: 
”La Resistenza è un patrimonio che appartiene alla nazione. Forse è arrivato il momento di raccontare la grande storia attraverso le piccole storie”

25 aprile Possa il mio sangue servire aldo cazzulloSarà la campagna elettorale che incombe, ma in questo 25 aprile appena trascorso, abbiamo visto passare nei social network e anche nella stampa una valanga di inquadrature parziali e anche distorte della storia.

E allora vogliamo chiudere con quello che ci sembra la rappresentazione più equilibrata che ne ha fatto Aldo Cazzullo, inviato ed editorialista del Corriere della sera, ed autore del libro “Possa il mio sangue servire – Uomini e donne della Resistenza” uscito lo scorso anno per il 70mo anniversario della Liberazione.

“La Resistenza è un patrimonio che appartiene alla nazione – sostiene Cazzullo –  Forse è arrivato il momento di raccontare la grande storia attraverso le piccole storie”. La Resistenza a lungo è stata considerata solo una “cosa di sinistra”: fazzoletto rosso e Bella ciao. Poi, negli ultimi anni, i partigiani sono stati presentati come carnefici sanguinari, che si accanirono su vittime innocenti, i “ragazzi di Salò”. Entrambe queste versioni sono parziali e false. La Resistenza non è il patrimonio di una fazione; è un patrimonio della nazione. Aldo Cazzullo lo dimostra raccontando la Resistenza che non si trova nei libri. Storie di case che si aprono nella notte, di feriti curati nei pagliai, di ricercati nascosti in cantina, di madri che fanno scudo con il proprio corpo ai figli. Le storie delle suore di Firenze, Giuste tra le Nazioni per aver salvato centinaia di ebrei; dei sacerdoti come don Ferrante Bagiardi, che sceglie di morire con i suoi parrocchiani dicendo «vi accompagno io davanti al Signore»; degli alpini della Val Chisone che rifiutano di arrendersi ai nazisti perché «le nostre montagne sono nostre»; dei tre carabinieri di Fiesole che si fanno uccidere per salvare gli ostaggi; dei 600 mila internati in Germania che come Giovanni Guareschi restano nei lager a patire la fame e le botte, pur di non andare a Salò a combattere altri italiani.

La Resistenza fu fatta dai partigiani comunisti come Cino Moscatelli, ma anche da quelli cattolici come Paola Del Din, monarchici come Edgardo Sogno, giellisti come Beppe Fenoglio. E fu fatta dalle donne, dai fucilati di Cefalonia, dai bersaglieri che morirono combattendo al fianco degli Alleati. La Resistenza ha avuto le sue pagine nere, che vanno raccontate, come fa anche questo libro, da Porzûs a Codevigo; così come racconta le atrocità spesso dimenticate dei nazisti e dei fascisti: Boves e Marzabotto, le torture della X Mas e della banda Koch. La storia è scandita dalle voci dal lager e dalle lettere dei condannati a morte, certi che dal loro sacrificio nascerà un’Italia migliore.

“Possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana e per riportare la nostra terra a essere onorata e stimata nel mondo intero” – Capitano Franco Balbis, decorato a El Alamein e fucilato dai fascisti il 5 aprile 1944.

 

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