Mentre Zaia sfila in piazza dei Martiri per l’adunata dei carabinieri, a duecento metri, al bar al Duomo nell’omonima piazza c’è Matteo Salvini, attorniato da una piccola folla, che recita il suo pezzo preferito, come in un playback collaudato, con il ritornello del “Veneto in rivolta per i clandestini ai quali lo stato paga albergo, colazione, pranzo e cena”.
Ma a Belluno tutto possiamo dire tranne che ci sia aria di rivolta, posto che, tolti gli addetti ai lavori, ossia di coloro che per dovere d’ufficio non potevano non esserci, in piazza Duomo ad ascoltare il segretario nazionale della Lega Nord, ad essere benevoli, c’era un centinaio di persone.
Insomma, un fiasco per un leader nazionale. E volendo continuare ad essere benevoli, concedendo anche le attenuanti generiche che non si negano a nessuno, diciamo pure che il popolo sovrano ha preferito assistere in piazza dei Martiri alla sfilata del 13mo Raduno regionale dell’Associazione nazionale dei carabinieri, che ha evidentemente molto più appeal della ruspante campagna elettorale fatta a spot di Salvini.
L’impressione, dunque, è quella di una Lega ancora condizionata dal passato, quando a Bossi bastava far leva sulla sicurezza delle città per catturare i voti dell’elettorato. Oggi e fino a conclusione della campagna elettorale, il megafono del Carroccio è tutto per i migranti.
Bisogna bloccare le partenze – sostiene Salvini – ma non dice come, visto che la Libia è uno stato sovrano e non si capisce chi dovrebbe andare sulla sponda nordafricana ad ancorare i barconi che trasudano di quattrini, ancorché insanguinati.
