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lunedì, Giugno 24, 2024
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Il farmacista ed il medico, la storia della sanità bellunese a cavallo tra l’800 e il ‘900. Vendramini: “Troppi ladri oggi, in questa democrazia dove è difficile fare cultura”

padrin presentazione il farmacista e il medico di vendraminiParla di “socialismo sanitario” il magistrato Otello Lupacchini relatore venerdì sera in una affollata Sala Muccin a Belluno, alla presentazione del libro di Ferruccio Vendramini “Il farmacista e il medico – Antonio Dalle Mule e Carlo Pagani, vite parallele di due bellunesi del Novecento” (edizioni Cierre 2015), che ricostruisce attraverso l’esame dei documenti d’archivio la sanità bellunese dalla fine dell’800 alla prima metà del ‘900.

Lupacchini, giudice di Corte d’Assise a Bologna, consulente delle Commissioni parlamentari d’inchiesta Antimafia e Mitrokin, si è occupato degli omicidi del banchiere Roberto Calvi, del professor Massimo D’Antona e della strage di Bologna, ha raccontato dell’attività clinica di Augusto Murri (Fermo, 8.09.1841 – Bologna, 11.11.1932) medico italiano che attraverso un attento esame ricostruisce la genesi di un “incidente sul lavoro” rivelatosi in effetti una bastonatura. E sottolinea come, attraverso la tutela della salute, medici e farmacisti dell’inizio del Novecento fossero chiamati a stemperare il conflitto tra capitale e lavoro. Anche l’ambiente sociale nel quale si viveva a Belluno a quei tempi – ha detto Lupacchini – non era ottimale sotto il profilo climatico e di ambiente di lavoro e comunque era specchio dell’Italia.
Sul tavolo dei relatori si sono succeduti l’avvocato Luca Dalle Mule, nipote del protagonista del libro di Vendramini, che ha contribuito con ricordi di famiglia e testimonianze alla ricostruzione della storia di cui, peraltro, l’autore si era già occupato sotto l’aspetto politico nel suo precedente libro “Belluno nel Novecento”.
Di taglio prettamente politico, invece l’intervento dell’altro relatore Leonardo Padrin, presidente della V Commissione della Sanità del Veneto. Che ha parlato di cicli storici. «C’era un tempo in cui il valore della merce era superiore al valore del lavoro» ha detto riferendosi alla farmacologia e alla medicina di un tempo, per poi illustrare come oggi la Regione Veneto, attraverso il Patto per la salute, ha messo la persona al centro dell’attenzione. «Oggi la farmacia diventa un presidio sanitario – ha detto Padrin – che è collegato in rete con medici e ospedali e dunque è in grado di offrire prestazioni sanitarie e non solo della merce. Un luogo nel quale viene prestata attenzione alle persone, un a funzione che in passato era eseguita dal farmacista e il medico di famiglia. Oggi è difficile disporre di un modello come allora, e quindi – ha concluso Padrin – si usa la tecnologia per spostare l’assistenza nel territorio».

Ferruccio Vendramini
Ferruccio Vendramini

A conclusione della serata è intervenuto l’autore Ferruccio Vendramini, con un grido di dolore per “la difficoltà di fare cultura in questa democrazia affollata di ladri”.

Ed ha sottolineato la sua personale preoccupazione per la dismissione del servizio di interscambio tra le biblioteche e sulle voci insistenti sul futuro incerto per il Museo di Serravella.

E l’auspicio che anche i giovani si avvicinino al grande patrimonio che ora l’Archivio storico comunale di Belluno ha messo in rete con oltre 40mila immagini digitalizzate.

Al termine un ricco buffet.

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