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sabato, Luglio 20, 2024
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Poletti al Vinitaly applaude al Jobs Act in Veneto, ma la riforma avvantaggia solo le multinazionali. Berti (M5S): “I veneti non vogliono contratti-truffa, ma più lavoro. Le nostre proposte sono concrete come gli ‘schei’. Siamo pronti, dateci le chiavi”

Giuliano Poletti in visita al Vinitaly si è detto soddisfatto del Jobs Act in Veneto, la riforma del lavoro che la Moretti inserisce anche nel suo programma.

Ma un ministro del lavoro che si dice soddisfatto di una riforma che cancella i diritti ai lavoratori è un paradosso che può esistere solo nel Partito democratico della Moretti: a puntare il dito contro il cortocircuito normativo è Jacopo Berti, candidato alla presidenza del Veneto per il Movimento 5 Stelle.

Jacopo Berti
Jacopo Berti

«Il Jobs Act è un contratto-truffa nei confronti di chi già lavorava, e non è questo che può risolvere il problema – accusa Berti – il Pd vuole creare una generazione di servi della gleba asserviti alle multinazionali. È un disegno semplice, dato che il Jobs Act è fatto apposta per permettere alle aziende estere di comprarci e ridurci a precari al soldo dei cinesi, come sta accadendo per Pirelli. Bisogna invece esaltare le piccole e medie realtà, che hanno reso grande questa regione, e creare nuovi posti di lavoro. Il lavoro in Veneto resta la nostra priorità».
Come attuare questo cambio di marcia?
«Con l’unica cosa concreta in questi casi – risponde il candidato alla presidenza – gli “schei”, come si dice da noi. 25mila euro a chi vuole avviare un’attività, questa è la proposta del Movimento 5 Stelle».
Senza pesare sulle casse dello Stato o della Regione, ma grazie al taglio dei costi della politica, il Movimento ha costituito il Microcredito 5 Stelle.
«Nel progetto abbiamo già messo di tasca nostra 10milioni di euro – sottolinea Berti – inoltre a chi non lavora vogliamo dare un reddito di cittadinanza, 780 euro al mese, per mantenere il livello di dignità al quale chiunque ha diritto e far ripartire l’economia. Le coperture già ci sono, noi siamo pronti a partire, sta ai veneti darci le chiavi della macchina».

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