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Imu sugli impianti di risalita, a rischio l’economia turistica della montagna

Una sentenza della Corte di Cassazione rischia di mettere in ginocchio le società che gestiscono gli impianti di risalita di tutta Italia, obbligandole a pagare l’Imu: cifre che variano dai 25 mila euro l’anno per una seggiovia a sei posti ai 50 mila per una telecabina a otto posti. Per i bilanci di queste società, già precari e soggetti all’imprevedibilità delle condizioni meteorologiche, si tratta di un salasso insostenibile, con ripercussioni negative su un comparto strategico per l’economia turistica della montagna.

Renzo Minella
Renzo Minella

L’allarme arriva da Belluno, dove oggi (lunedì 23 marzo 2015) il presidente nazionale di Anef, Valeria Ghezzi, e il presidente veneto della stessa associazione, Renzo Minella, hanno tenuto un’assemblea straordinaria per aprire un confronto con i senatori, i parlamentari e i consiglieri regionali della provincia. La sentenza che spaventa i gestori degli impianti a fune è la numero 4541 del 21 gennaio 2015 e riguarda un ricorso dell’Agenzia del Territorio – Agenzia delle Entrate contro la società Funivia Arabba Marbolada – Sofma Spa. Ma è un precedente che, in assenza di soluzioni politiche, produrrà un effetto domino su tutte le altre aziende del settore.

«Siamo ovviamente disponibili a pagare l’Imu sulle attività commerciali – precisa Valeria Ghezzi – ma non sugli impianti di risalita: sarebbe come tassare le ferrovie dello stato per le rotaie, visto che le nostre aziende, per la funzione che svolgono, sono per molti aspetti assimilabili a quelle di trasporto pubblico. Per di più, siamo costretti a pagare un’imposta su strutture che, alla fine della loro vita tecnica, dobbiamo smantellare, sostenendo anche questa ulteriore spesa. E’ come se i proprietari di una casa, dopo aver pagato per quarant’anni una tassa per il possesso di quel bene, dovessero rinunciare all’immobile, sborsando altri soldi per le spese di demolizione. Una follia».

«Siamo molto preoccupati per gli effetti che potrà provocare questa sentenza – concorda Renzo Minella – e per questo abbiamo chiamato a raccolta i rappresentanti bellunesi delle istituzioni: a loro chiediamo di agire sul governo per individuare una soluzione che permetta alle nostre società di affrontare questa imposizione in modo equo. Altrimenti molte rischiano di entrare in crisi, se non addirittura di chiudere, con conseguenze pesantissime su tutta l’economia turistica della montagna».

Luca Barbini confindustria«Anche Confindustria Belluno Dolomiti – commenta il presidente Luca Barbini – condivide le preoccupazioni sollevate da Anef e chiede con forza alla politica misure concrete a sostegno di un comparto fondamentale per il nostro turismo».

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