
Dopo le anticipazioni e indiscrezioni dei giorni scorsi, Poste italiane sta ufficializzando in queste ore la chiusura e il depotenziamento degli uffici sul territorio. Alcuni comuni sono già sul piede di guerra e sono pronti a forme eclatanti di protesta.
E’ il caso di Zoldo Alto, dove una missiva “ufficiale” con mittente Poste Italiane è arrivata ieri sera sul tavolo del sindaco Roberto Molin Pradel. “Ci comunicano che è loro intenzione tenere aperto l’ufficio postale di Fusine tre giorni alla settimana – lunedì, mercoledì, venerdì dalle 8,20 alle 13,45 – contro l’attuale servizio a tempo pieno dal lunedì al sabato”.
Una proposta che il primo cittadino bolla come “irricevibile”: “E’ l’unico ufficio postale del comune, quello più vicino è a Forno di Zoldo; venti chilometri andata e ritorno, che su strade di montagna e in giornate di maltempo come queste, non sono certo una passeggiata”.
Molin Pradel è pronto alla protesta: “Stiamo già valutando un sit-in davanti all’ufficio postale. Poste Italiane deve occuparsi dei servizi ai cittadini, a cominciare da quelli più disagiati, e poi – eventualmente – lanciarsi in grandi operazioni finanziarie come per il salvataggio di Alitalia. Vogliamo un soggetto dalla parte dei cittadini e non un’azienda che si comporta come una banca, dimenticando la sua vocazione sociale”.
Pieno appoggio dal senatore di Forza Italia Giovanni Piccoli che conferma la linea dei giorni scorsi: “Poste Italiane non può nascondersi dietro le parole e l’Agcom deve vigilare. Quanto al Governo è ora che batta un colpo”.
L’interrogazione annunciata mercoledì da Piccoli è pronta: “Chiedo al Governo e all’Agcom di intervenire: se le parole “servizio pubblico” hanno ancora un senso, è ora di dimostrarlo”.
Quanto al sit-in Piccoli non ha dubbi: “Se il sindaco lo farà, io sarò presente. Basta impoverire la nostra montagna”.


