
Nei giorni scorsi il Comune di Feltre ha pubblicato due avvisi di manifestazione di interesse per incarichi professionali di progettazione e direzione lavori. Si tratta del recupero di un fabbricato da adibire a b&b in Valle di Schievenin (Comune di Quero Vas) e del miglioramento della viabilità e del completamento del piazzale in località Le Buse (Comune di Pedavena). Gli incarichi fanno parte del progetto “Valorizzazione turistica del Feltrino”, finanziato con il Fondo ODI e coordinato dal Comune di Feltre in qualità di capofila.
“In un momento di grave difficoltà economica come quello che sta attraversando il mondo delle costruzioni – affermano in una nota congiunta Alessandro Sacchet, (presidente dell’Ordine degli architetti P.P.C.) e Ermanno Gaspari (presidente dell’Ordine degli ingegneri) – c’è assoluto bisogno di un sostegno pubblico e una parte della nostra Provincia, grazie appunto al Fondo ODI, può trovare significativi strumenti di rilancio. Si tratta di occasioni importanti per lo sviluppo del territorio, per il miglioramento dell’offerta turistica e anche per il lavoro di imprese, artigiani e progettisti che saranno chiamati a portare la propria professionalità.
Affinché le opere vengano eseguite nel migliore dei modi, però – proseguono i due presidenti – serve innanzi tutto una buona progettazione, ovvero professionisti competenti ai quali affidare l’incarico. Si deve mettere al centro l’obiettivo della qualità del progetto, elemento necessario e ineludibile per arrivare alla qualità dell’opera.
Per questo le Pubbliche Amministrazioni hanno il dovere morale di selezionare i professionisti con strumenti che privilegino il merito, la capacità tecnica e le proposte innovative.
Nel caso dei due incarichi pubblicati dal Comune di Feltre invece si è scelto un percorso contrario, ovvero premiare la mancanza di qualità ed assegnare l’incarico al progettista che proporrà il prezzo più basso per svolgere il proprio lavoro.
L’esperienza di questi anni ci ha insegnato che gli incarichi al massimo ribasso implicano prestazioni professionali di qualità inferiore (e non potrebbe essere altrimenti visto che ricevendo di meno si deve necessariamente fornire di meno), oltre allo sfruttamento del lavoro di giovani collaboratori da parte dei professionisti incaricati. A fronte poi di un apparente, illusorio risparmio di poche migliaia di Euro (che si traduce al massimo nel 2-3% della spesa complessiva) l’Ente Pubblico si ritrova a vedere realizzata un’opera non all’altezza delle esigenze e spesso anche con costi finali di costruzione più elevati del previsto, a causa di errori di progettazione dovuti all’offerta scontata.
Riteniamo che questa non sia la strada da percorrere e che la Stazione Appaltante avrebbe dovuto adottare uno dei tanti strumenti previsti dalla normativa basati sul merito. Invece ha preferito trattare il lavoro intellettuale come merce e aggiudicare l’incarico a chi offre di meno.
Siamo perfettamente consapevoli che queste nostre riflessioni potrebbero essere lette come il tentativo di difendere gli interessi degli architetti e degli ingegneri, ma ci teniamo ad evidenziare che la nostra è una mozione di senso civico con l’obiettivo di far assumere ad ognuno le responsabilità del proprio operato.
La pensa come noi la massima autorità italiana nel campo dei Lavori Pubblici, il Presidente dell’ANAC Raffaele Cantone, che pochi giorni fa nel corso di un’audizione al Senato ha infatti dichiarato: «Il massimo ribasso è un sistema da considerare oggettivamente pericoloso».
Il massimo ribasso rappresenta un vero e proprio strozzinaggio – concludono Sacchet e Gaspari – , incapace di assicurare la qualità delle prestazioni e la sicurezza delle costruzioni, oltre ad essere causa, per gli Enti Pubblici, di aumento del contenzioso, dei costi complessivi e dei tempi di realizzazione delle opere”.


