“Il bilancio del 2014 per la provincia di Belluno è amaro come non mai. Il Governo Renzi ha ulteriormente indebolito le aspettative legittime di maggiore autonomia e autogoverno del territorio e questo nonostante i continui proclami, ripetuti a pappagallo dai luogotenenti del Pd provinciale e regionale”.Lo dichiara il senatore di Forza Italia Giovanni Piccoli.
“La denominazione di ‘provincia montana’, introdotta dalla Legge Delrio, resta un contenitore vuoto e fuorviante – prosegue l’ex sindaco di Sedico – Belluno sta per essere falcidiata né più né meno di tutte le altre province ordinarie, mentre le vicine realtà autonome continuano a ingrassare.
Il 2014 è stato contrassegnato dal maltempo ma nulla è arrivato da Roma, nemmeno un centesimo. Lo stesso progetto di un tunnel per Coltrondo, come porta del Comelico, non ha trovato sostegni concreti da parte dell’Esecutivo, che in un primo momento non si è nemmeno preoccupato di formulare parole di circostanza. Il silenzio più assordante e imbarazzante.
La differenza, ancora una volta, è stata fatta dai sindaci, quei sindaci costretti ai salti mortali da un patto di stabilità scellerato e da una pressione fiscale mascherata e subdola. L’Imu, triplicata in tre anni, la Tasi, l’Iva sul pellet al 22 per cento, l’Imu sui terreni agricoli di media montagna fino a oggi esentati: uno stillicidio continuo e senza senso.
Per non parlare dell’emergenza profughi riversata sui Comuni e aggravata da una totale assenza di rispetto nei confronti dei tutori dell’ordine, privi spesso di strumenti e mezzi per poter operare.
Questo è il Governo che chiede agli alpini di Belluno il pagamento di un canone per l’uso della caserma Piave nel centro del capoluogo, struttura che senza l’intervento delle penne nere sarebbe ora un rudere. Questo è il Governo che ha bloccato il meccanismo del Fondo Odi, congelando per mesi le aspettative dei Comuni.
Mi auguro che il 2015 porti una nuova consapevolezza tra cittadini e amministratori – conclude il senatore bellunese – , che li veda uniti nel rivendicare maggiori condizioni di autogoverno per questo territorio. L’emergenza del Comelico ha dimostrato che si può procedere uniti e ottenere la giusta attenzione.
Per farlo serve amore per il territorio, dignità, responsabilità e capacità di dialogo.
Il 2014 è stato un anno amaro, ma si può e si deve ripartire.”


