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giovedì, Giugno 20, 2024
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Taglio dei dipendenti provinciali. Cappellaro: “A queste condizioni è meglio rinunciare al trasferimento delle competenze”

Il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti: “disponibili a far sentire la nostra voce a Roma per impedire che ciò accada, ma non possiamo ignorare i rischi che abbiamo di fronte”

Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti
Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti

«Come ci si poteva illudere che un governo impegnato nello svuotamento delle Province non agisse di conseguenza tagliando pesantemente i trasferimenti e imponendo una stretta anche sul personale? L’auspicio è che si consideri la specificità della nostra realtà, come previsto dalla “Legge Delrio” e dalla legge attuativa dell’articolo 15 dello Statuto regionale, e che quindi si proceda con determinazione alla riduzione del numero dei dipendenti provinciali, ed eccezione delle aree montane. Temo, però, che si dovrà prendere una decisione sofferta: rinunciare alle nuove competenze, perché senza risorse adeguate non è possibile esercitarle. Sarebbe, questa, una sconfitta per il territorio, ma prima ancora per coloro che non hanno avuto il buon senso di ammettere che il riconoscimento della specificità rischiava di trasformarsi in un boomerang, con effetti pesanti per il nostro territorio». Il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Gian Domenico Cappellaro, commenta così il piano del governo che prevede un taglio di 126 dipendenti su 250 a Palazzo Piloni, dopo l’ulteriore riduzione dei trasferimenti di 4,5 milioni di euro all’anno sino al 2017.

«La nostra associazione – dichiara Gian Domenico Cappellaro – è sempre stata cauta nel giudicare l’approvazione delle leggi regionali e nazionali sulla specificità della Provincia di Belluno, proprio perché c’era la consapevolezza che il trasferimento di maggiori funzioni da Venezia mal si conciliava con la tendenza accentratrice del governo e con il conseguente disegno di svuotamento, se non addirittura di cancellazione, di questi enti. Eravamo e siamo convinti che non ci possa essere autonomia senza risorse economiche. E sappiamo che sarebbe del tutto pretestuoso chiedere che sia la Regione Veneto a sopperire ai mancati trasferimenti nazionali, visto che anche a Venezia si deve fare i conti con i continui tagli. Insomma, il tanto decantato riconoscimento della specificità bellunese rischia di trasformarsi in una colossale presa in giro, con delle responsabilità politiche ben precise».

«Se i nostri rappresentanti politici non riusciranno ad evitare questi tagli annunciati – conclude il presidente degli industriali – è opportuno bloccare il trasferimento delle competenze, onde evitare un ulteriore peggioramento nella loro gestione che andrebbe anche a scapito della competitività economica del nostro territorio. Noi siamo disponibili a far sentire la nostra voce a Roma per impedire che ciò accada, ma non possiamo ignorare i rischi che abbiamo di fronte. Dobbiamo essere pragmatici. Alle nostre imprese serve un ente in grado di incidere con politiche pubbliche efficaci ed efficienti, quindi con una vera capacità di spesa. Le chiacchiere le lasciamo ai politici».

 

 

 

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