I benzinai denunciano il monopolio bancario ed i costi inaccettabili di carte di credito e pagobancomat annunciando specifici ricorsi alla commissione europea e all’antitrust italiana e, per il 12 novembre il “no card day” ed una conferenza stampa a Roma.
I gestori degli impianti di distribuzione carburanti hanno l’obbligo di accettare, in pagamento, la moneta elettronica, ma il costo delle commissioni imposte dal sistema bancario è talmente alto da assorbire l’intero margine di gestione. Questo il risultato dei provvedimenti emanati dal Governo che hanno finito per penalizzare, ancora una volta, piccole imprese, lavoratori e consumatori ad esclusivo vantaggio del sistema bancario e dei consorzi interbancari che gestiscono sostanzialmente in regime di oligopolio l’emissione e l’utilizzo delle carte di credito e del pagobancomat.
E’ sufficiente dire che il costo imposto ai gestori italiani è complessivamente superiore all’1,5%, a fronte di un margine lordo inferiore al 2% del prezzo finale che, come noto, per il resto viene intascato dallo Stato, in forma di accise ed IVA, e dalle compagnie petrolifere. Tutto ciò nonostante persino l’”Europa delle Banche” stia per adottare una normativa che contiene il costo massimo del servizio fra lo 0,2 e lo 0,3%.
Per il 12 novembre, i gestori degli impianti stradali di distribuzione carburanti sono invitati dalle associazioni di categoria a non accettare alcuna carta di credito né bancomat per manifestare lo stato di disagio della categoria che è avviata, se non interverranno fatti nuovi, ad una vera e propria disobbedienza civile, rifiutando la moneta elettronica in pagamento.
“Siamo al paradosso per cui una piccola impresa come è il benzinaio è obbligata a vendere in perdita. – afferma Carlo Buratto presidente dei gestori di Confcommercio Belluno – L’auspicio è che che l’Unione Europea da una parte e l’AGCM nazionale dall’altra, a seguito della denuncia, intervengano per ripristinare certezza del diritto e libertà di concorrenza.
È arrivato il momento di dire basta. I benzinai italiani operano con margini, a seconda delle modalità di vendita, variabili dal 1% al 2% del prezzo finale pagato dal consumatore, mentre i costi per le transazioni elettroniche variano, tra lo 0,5% e l’1,2%, con punte che arrivano a sfiorare il 2%, di fatto azzerando ogni possibilità di fare impresa e fare utili. Un salasso inaccettabile. Migliaia di euro di costi che mettono in ginocchio le gestioni che fanno da cassa per lo Stato. Da un lato la moneta elettronica ridurrebbe i rischi di furti e rapine dall’altro è insostenibile”.
“Mercoledì 12 novembre quindi, in contemporanea con una conferenza stampa indetta a livello nazionale, i gestori sono invitati a rifiutare i pagamenti con moneta elettronica. – conclude Buratto – Spero in un’adesione massiccia, la misura è colma e sono convinto che la nostra clientela capirà le motivazioni”.


