La memoria è indispensabile per poter costruire un futuro migliore.
Gli ultimi decenni ci hanno dimostrato quanto sia deleterio e foriero di ulteriori devastazioni la soluzione dei problemi attraverso le guerre.
Esse, oltre a uccidere civili innocenti, distruggono il tessuto economico, sociale, istituzionale dei paesi oggetti dell’attacco esponendo i paesi stessi, nel medio/lungo termine e ad essere preda di coloro che hanno più forza ed armi o di coloro che sono forniti di armi e denaro da stati ricchi ed ideologicamente schierati.
Il dramma di Iraq, Siria e Libia, preda di guerre civili innescate da estremisti armati da paesi ricchi è sotto gli occhi di tutti. Prima la convivenza delle religioni era assicurata, mentre oggi esiste solo la persecuzione e la fuga per coloro che non si adeguano a rinnegare il proprio credo religioso.
E’ sotto gli occhi di tutti che la guerra e l’unilateralismo non risolvono alcun problema, ma ne creano di nuovi e spesso molto più pericolosi dei precedenti.
Oggi più che mai anche nel cuore dell’Europa ci sono forti tensioni in Ucraina e l’Europa si dimostra ancora una volte succube ed incapace di elaborare una sua strategia che sappia mediare tra interessi diversi.
Perché il Kosovo aveva diritto a staccarsi dalla Serbia a cui apparteneva da secoli e la Crimea non dovrebbe avere quello di staccarsi dall’Ucraina, a cui appartiene solo dal 1954?
Perché le manifestazioni anti-Yanukovich di Kiev erano segno di democrazia mentre quelle dei filo-russi delle città di Donetsk e Dnepropetrovsk no?
Nessuno può fare la morale, né Europa né USA, l’unica realtà è che la questione ucraina non si può in alcun modo risolvere senza coinvolgere la Russia. Inutile chiedersi se questo sia bello o brutto, bene o male: se si hanno a cuore gli interessi reali del popolo ucraino non si può ragionare in altro modo.
La Russia è il primo partner sia nell’import che nell’export dell’Ucraina e molti investitori russi sono presenti nelle attività economiche ucraine. La Russia fornisce all’Ucraina tutto il combustibile nucleare e, a prezzi di favore, una quota rilevante dei rifornimenti di gas e petrolio. Sul territorio dell’Ucraina, che confina con quello della Russia, per più di 1.500 chilometri, corrono i principali gasdotti russi che riforniscono l’Europa. Ucraina e Russia sono legati da una fitta trama di rapporti storici, culturali e religiosi ed il 25% della popolazione ucraina è russofono e di origine russa.
In queste condizioni, lavorare “contro” la Russia è peggio che sbagliato: è stupido. Ci aveva provato la Timoshenko, quando la Rivoluzione Arancione, abbondantemente finanziata dagli Usa, la portò al Governo. Quell’esperienza naufragò in fretta, proprio per il carattere assurdamente anti-russo che aveva preso. Dieci anni dopo, Usa e Unione Europea stanno facendo gli stessi errori.
La Crimea, di fatto, è già tornata nell’orbita della Russia e il timore è che Putin, voglia portarsi a casa anche il resto dell’Ucraina dell’Est con le miniere e l’industria metallurgica che sono la spina dorsale dell’economia ucraina. In questo caso la prospettiva di una guerra nel cuore dell’Europa diventerebbe tragicamente realistica.
A Kiev e all’Ucraina dell’Ovest (e a chi la annetterà), resterebbero, in sostanza, solo debiti: già oggi, con le casse vuote, servono 25 miliardi di euro l’anno per due anni per tenere in piedi lo Stato.
Le sanzioni e l’unilateralismo europeo ed americano sono solo dannose senza un coinvolgimento reale e dignitoso della Russia.
Francesco Masut


