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Nordio a Cortina presenta “Operazione grifone”. L’Italia come ai tempi della caduta dell’Impero romano. Marina Ripa di Meana chiede la grazia per Fabrizio Corona

 

carlo nordio rosanna raffaelli ghedina (2)Sala gremita sabato (16 agosto) al Miramonti Majestic Grand Hotel di Cortina d’Ampezzo per la presentazione del libro “Operazione grifone” di Carlo Nordio, procuratore aggiunto alla Procura della Repubblica di Venezia, giornalista e scrittore, negli anni ’80 ha condotto le indagini sulle Brigate rosse, venete, negli anni ’90 su Tangentopoli e le cooperative rosse. A condurre la serata la giornalista Rosanna Raffaelli Ghedina (Cortina Terzo Millennio).

Il libro è un romanzo di spionaggio costruito sullo sfondo di fatti autentici della II^ Guerra mondiale. Protagonista della storia è Odette, alla quale Nordio dedica il libro, ossia una delle 40 ragazze del Soe Special Operations Executive (13 di loro vennero scoperte e uccise), reclutate dai servizi segreti britannici e paracadutata dietro le linee nemiche prima dell’ultima offensiva tedesca delle Ardenne (dicembre 1944), la foresta tra il Belgio e il Lussemburgo.

Nel tessere la storia, Nordio si aggancia ad un altro fatto storico, l’operazione Greif, ossia la missione voluta da Hitler e affidata al tenente colonnello tedesco delle SS Otto Skorzeny (quello che liberò Mussolini dalla prigione del Gran Sasso, “Unternehmen Eiche”operazione Quercia 12 settembre 1943) che con i suoi uomini in uniforme americana faceva il lavoro sporco degli infiltrati, per gettare scompiglio nei reparti anglo-americani comandati dal generale Eisenhower (futuro presidente degli Stati Uniti). Ma c’è di più, l’obiettivo di Skorzeny era quello di eliminare Eisenhower, per lasciare senza comando i 350mila uomini e 1500 carri schierati dagli Alleati, contro i 130mila tedeschi con 450 mezzi corazzati.

Ma la serata è stata anche un’occasione per l’alto magistrato, per alcune considerazioni storiche e antropologiche. Parla di Hitler e Stalin come personificazioni di Satana, male assoluto. “E’ facile ridere di Mussolini – ha detto Nordio – ma nemmeno Charlie Chaplin è riuscito a mettere in ridicolo Hitler”!

Nordio si sofferma più volte nell’elogio del coraggio. “Dimentichiamo che se da 70 anni viviamo in pace – ha detto – la libertà e la democrazia è stata conquistata da degli uomini con il coraggio. Una virtù civica che oggi pare dimenticata”.

Inevitabile, dopo i fatti veneziani del Mose, l’accenno alla corruzione. “Nel 1994 con Mani pulite, ritenevamo che la lezione fosse stata appresa. Avevamo inquisito i vertici della Regione, Bernini e De Michelis. Ma non hanno imparato nulla, il passato ritorna”.

Nordio identifica tra le cause della corruzione la farraginosità di leggi e procedure italiane, che invitano a seguire delle scorciatoie. “Se uno deve bussare a 100 porte – ha detto – è inevitabile che si sviluppi la corruzione”. Ma attribuisce questa rilassatezza dei costumi anche al prolungato tempo di pace che favorisce i vizi. E paragona quello che sta accadendo oggi alla caduta dell’Impero romano. Cita Edward Gibbon, storico e scrittore inglese, che nella sua “Storia della decadenza e della rovina dell’Impero romano” descrive le varie fasi che presentano analogie inquietanti con ciò che accade oggi. “Nel III e IV Secolo – spiega Nordio – vi fu un’immissione consistente di schiavi di cultura e religione diverse nell’Impero, che andavano a coprire quei lavori che i romani non volevano più fare. Dopo il II° Secolo l’Impero era collassato, gli antichi romani non volevano più fare il militare, non volevano fare figli e non credevano più negli dei, mentre avanzava il Cristianesimo. Gibbon sosteneva nell’Impero romano del ‘300 esistevano molti dei: tutti veri per il popolo, tutti falsi per l’élite, tutti utili per i politici.

La stessa cosa accadde a Venezia. Finché la Repubblica Serenissima sviluppò una politica aggressiva resse, poi con la rilassatezza arriva Napoleone e non combatterono nemmeno”.

A fine serata c’è l’incursione di Marina Ripa di Meana che interpella il magistrato per avere un parere sulla richiesta di grazia per Fabrizio Corona, sostenuta anche da Marco Travaglio sulle colonne de Il Fatto Quotidiano, dove dice “Ora che le telefonate di un premier alla Questura di Milano per far rilasciare una minorenne fermata per furto non sono più reato, una domanda sorge spontanea: che ci fa Fabrizio Corona nel carcere milanese di massima sicurezza di Opera per scontarvi un cumulo di condanne a 13 anni e 8 mesi, poi ridotte con la continuazione a 9 anni? È normale che un quarantenne che non ha mai torto un capello a nessuno marcisca in prigione accanto ai boss mafiosi al 41bis, per giunta col divieto di curarsi e rieducarsi, fino al 50° compleanno?”

L’intervento di Marina Ripa di Meana suscita non poche polemiche. Che il procuratore Nordio spegne affermando che la concessione della grazia è una prerogativa del capo dello Stato e c’era chi l’aveva chiesta addirittura prima della condanna… Nordio aveva comunque già accennato, riferendosi alla mancata riforma del codice penale, alle leggi schizofreniche con le quali devono misurarsi i giudici “Una norma impone l’arresto e un’altra a distanza di pochi mesi prevede la scarcerazione, perché le carceri sono piene…”

Alberto De Nart

 

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