Cosa dovevano fare secondo voi i lavoratori degli stabilimenti Acc messi sull’orlo del precipizio dal colosso cinese Wanbao? Dire di sì ed accettare le condizioni peggiorative del contratto salvando il salvabile, o dichiarare una guerra totale da soli, con la certezza di essere buttati giù a calci, ma salvando gli ideali e la speranza che qualcosa succeda.Ha vinto la globalizzazione. Oltre l’84% di loro, per istinto di conservazione, ha dovuto dire sì.
Il senatore Giovanni Piccoli parla di “assunzione collettiva di responsabilità” ed invita il governo a fare altrettanto nei confronti del territorio.
Per sensibilizzare la classe dirigente, verrebbe voglia di proporre “l’accordo Wanbao” anche al Parlamento italiano, partendo dal Senato, elettivo o nominato, con o senza immunità…
“Il risultato di oggi – afferma Piccoli – dimostra come vi sia stata un’assunzione collettiva di responsabilità da parte dei lavoratori dell’Acc. Il referendum ha sancito la profonda volontà dei dipendenti di rilanciare la produzione e lasciarsi alle spalle un periodo tutt’altro che facile”.
“Il fattore territorio ha ancora una volta fatto la differenza – sostiene Piccoli – , dai sindacati alle amministrazioni locali, tutti hanno ragionato con senso pratico senza mai opporre uno sterile muro contro muro che non avrebbe portato a nulla. Gli stessi sindaci si sono impegnati a sostenere i lavoratori che risulteranno in esubero, senza dimenticare il sostegno arrivato poco tempo fa per l’implementazione dell’ufficio progettazione. Va poi sottolineato il lavoro del Commissario e dell’assessore regionale Elena Donazzan”.
“È chiaro che i primi cittadini, così come lavoratori e parti sociali, non dovranno essere lasciati soli – conclude il senatore bellunese – per questo mi attendo un impegno concreto e un’ulteriore assunzione di responsabilità anche da parte del Governo e, più in particolare, del Mise”, conclude Piccoli. “Passato l’accordo, nessuno abbassi la guardia”.


