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Il Piano socio-sanitario e i talenti dei bellunesi * di Franco Lorenzon – Segretario Generale Cisl Belluno Treviso

 

Franco Lorenzon segretario Cisl Belluno-Treviso
Franco Lorenzon segretario Cisl Belluno-Treviso

La settimana scorsa l’utilizzo di una metafora sull’attuazione del Piano socio sanitario approvato dal Consiglio regionale del Veneto (e non sulla chiusura di questo o quell’ospedale di cui non s’è fatto il minimo accenno in tre ore di dibattito) ha sollevato qualche polemica. Quella frase, pronunciata dal sottoscritto ed estrapolata maliziosamente dal contesto nel quale era stata inserita, ha generato un’alzata di scudi, in particolar modo da parte dei sindaci di Pieve di Cadore e di Agordo.

Premesso che sarebbe stato comunque più opportuno “guardare la luna” – cioè l’attuazione del Piano – piuttosto che “il dito che la indicava” – cioè la metafora dell’elicottero -, essendo la materia opinabile, un dibattito di merito appare più che legittimo.

Meno legittimo – a mio avviso – è il principale argomento adottato per mantenere lo status quo: “un trevigiano, ‘uno della pianura’, può comprendere i problemi di coloro che vivono in montagna”?

A parte il fatto che il Piano Regionale è stato approvato con il voto favorevole di autorevolissimi esponenti della politica bellunese (ed è il Piano Regionale – e non la Cisl – a prevedere la razionalizzazione degli ospedali in Veneto, ivi compresi quelli della provincia di Belluno), in tali prese di posizione è presente una questione di metodo che ritengo di importanza decisiva.

Infatti, se questo approccio avesse un qualche fondamento, non si capirebbe perché i bellunesi dovrebbero comprendere i feltrini, gli agordini essere in sintonia con i cadorini, le richieste degli ampezzani avere l’appoggio degli zoldani. E poi, perché un trevigiano del capoluogo sarebbe legittimato ad affrontare questioni riguardanti le zone pedemontane della provincia, o un veneziano a spingersi fuori della laguna…? Attenzione, quindi, che di specificità in specificità si può anche finire in un vicolo cieco!

Io credo che tutti possano comprendere i problemi degli altri, magari con qualche difficoltà, che tuttavia possono essere superate con una grande capacità di ascolto e di confronto, partendo dalla concretezza della vita e non solo dalla rappresentazione che ne viene fatta.

La richiesta di autonomia che sale dalla realtà bellunese ha solide radici e motivazioni (in realtà l’autonomia delle Regioni che la circondano è da tempo diventata un mero esercizio di privilegi), ma la possibilità di trovare un’adeguata risposta a tale richiesta passa attraverso un cambio di marcia nella gestione politica del territorio. E ciòriguarda non solo Belluno, ma anche Treviso; non solo il Veneto, ma anche l’Italia, per arrivare a interessare l’Europa intera.

La globalizzazione ha cambiato tutte le precedenti domande relative al rapporto tra locale e globale; la prima di queste riguarda la capacità dei territori di produrre innovazione, di attirare investimenti, di mettere a frutto le proprie risorse, di dare prospettive di lavoro ai propri giovani, di offrire tutele alla fragilità dei propri anziani.

La parola-chiave di questo nuovo scenario è responsabilità, che consiste nella capacità di dare risposte e non in quella di fare solo domande.

Qui si colloca il senso profondo del fare squadra: tra imprese, tra Comuni, tra Istituzioni, tra Associazioni di rappresentanza (come avvenuto tra la Cisl di Belluno e quella di Treviso). Non c’è nessuna idea di prevaricazione in tutto questo, ma profondo rispetto reciproco e consapevolezza che solo assieme riusciremo ad uscire dalla crisi più difficile del Dopoguerra.

Il motore del cambiamento è la speranza e non la paura.

L’identità e il radicamento territoriale non sono istanze negative, anzi. Sono però come i talenti della parabola evangelica: non devono essere messi sotto terra, ma investiti perché diano frutto. E di talenti da investire il territorio bellunese ne ha veramente tanti.

Franco Lorenzon – Segretario Generale Cisl Belluno Treviso

 

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