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Disabilità e lavoro, quale futuro?

disabilitàUna persona con disabilità deve misurarsi con il proprio handicap sempre, ogni istante della sua vita. E con lui i suoi familiari, che ne condividono il cammino. Il problema diventa ancor più grande quando il disabile deve cercare un lavoro o quando un lavoratore  normodotato diventa disabile e deve mantenere il proprio impiego professionale o  pensare di riqualificarsi o trovare un altro lavoro, conforme alle proprie cambiate potenzialità.

Lo hanno detto chiaramente due interventi del pubblico, l’uno del papà di una giovane in cerca di una prima occupazione, l’altro per voce di un giovane insegnante, che convive da alcuni anni con una seria malattia.  Ha voluto ribadire anche questo il convegno “Disabilità & Lavoro” organizzato dall’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili di Belluno lo scorso 7 giugno a Limana (Belluno), pensato per fare il punto sulla situazione dell’occupazione mirata delle persone  diversamente abili. Inoltre ha rimarcato come il lavoro sia fondamentale per la dignità e la realizzazione della persona, a maggior ragione per quelle che convivono con l’handicap. Una dignità e una realizzazione di cui si parla nella Bibbia e nei pronunciamenti della Chiesa. «Il lavoro è indispensabile per dare dignità ad una persona –  ha sottolineato a inizio convegno don Mario Doriguzzi, incaricato per la pastorale del Lavoro e del Sociale per la diocesi di Belluno-Feltre e parroco di Limana -. E’ necessario tener vivo il problema, lanciare messaggi nuovi e cercare punti di partenza per raggiungere obiettivi importanti».

«Assicurare un lavoro alle persone disabili – ha dichiarato Christian Zanin, referente della  Commissione  Lavoro e Sociale  della Foraniale Zumellese – vuol dire fare in modo che esse siano parte attiva della società. Appuntamenti come questi sono fondamentali anche per creare sinergie tra gli invalidi». Una dignità e una realizzazione che, come valori universali, sono scritti nella Carta Costituzionale italiana e nelle leggi della nostra Repubblica. I tre relatori intervenuti nella prima parte della intensa mattinata hanno  permesso di scandagliare a 360 gradi il terreno della legge 68/99 e delle successive variazione normative fino alla Riforma Fornero.

L’occupazione mirata degli invalidi diventa ancor più difficile nel periodo di crisi economica che stiamo attraversando. «Il lavoro – ha dichiarato l’avvocato Valeria Fili, docente straordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Udine – serve come forma di integrazione della persona e al tempo stesso per la sua valorizzazione. Il collocamento mirato ha funzionato solo in parte a causa dell’impatto della crisi economica e per le differenze territoriali. Doppia discriminazione e doppio svantaggio ce l’hanno poi gli extracomunitari e le donne diversamente abili».

Ma com’è la situazione in provincia di Belluno? Le persone iscritte alla graduatoria disabili e dichiarate collocabili sono 642, di cui 623 invalidi civili e 19 invalidi sul lavoro. Complessivamente il 38 per cento è costituito da donne, il 62 per cento da uomini e il 5 per cento da extracomunitari. Metà della popolazione con disabilità ha percentuali che variano dal 66 per cento al 100 per cento. Il 65 per cento di quanti cercano impiego ha solo la licenza media, il 32 per cento il diploma e pochissimi sono laureati. Negli ultimi anni c’è stato un aumento dei numeri di lavoratori che si sono iscritti alla lista di collocamento. A causa della crisi, tante persone disabili cercano di entrare nel mondo del lavoro per poter migliorare la loro condizione di vita.

Altro segno di criticità è dato dalla complessità del rapporto azienda – mondo della disabilità. Da un lato le ditte devono assumere una percentuale di invalidi a seconda del numero di dipendenti e sono chiamate a mettere in atto “l’accomodamento ragionevole”, cioè tutte quelle strategie necessarie, anche logistiche, per adattare l’ambiente alle persone con handicap. Dall’altro, il disabile deve essere “produttivo” e, nel rispetto della propria dignità, mettere in atto le competenze acquisite e quindi all’azienda non può essere chiesto di fare “l’assistente sociale”. A tutto ciò si aggiunge il fatto che sempre più realtà produttive sono in crisi con conseguente licenziamento dei propri dipendenti, tra cui i diversamente abili. Inoltre è stato rimarcato come ci vogliano ben 300 giorni dal momento della presentazione della domanda al momento della convocazione da parte della Commissione che valuta l’invalidità civile.

Il convegno, poi,  ha  aperto una porta mettendo in circolo le informazioni tra varie associazioni:  dall’Anmic con il  dottor Armando Targon, all’Ente Nazionale Sordi di Belluno, guidata dal presidente Diego Cassol, dall’Associazione Italiana Persone Down, della presidente Ines Mazzoleni Ferracini,   a singoli cittadini che sono intervenuti. Il tutto grazie agli interventi di esperti quali Valeria Fili, Carmela Garfalo, Domenico Garofalo e dei rappresentanti dei servizi  Sil e Spisal delle Ulss di Belluno e Feltre, dell’Ispettorato del Lavoro di Belluno, del Centro per l’Impiego di Belluno, rispettivamente Enrico Verdozzi,  Anna Rossi,  Daniela Marcolina, Nicoletta De Marzo,  Cinzia Teodoro e  Fabio Costa. Sono intervenuti  anche  Giorgio Zampieri presidente del Centro di Servizio del Volontariato per la provincia  di Belluno, il sindaco di Limana Milena De Zanet e la senatrice feltrina della Lega Nord, Raffaella Bellot.

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