Nei prossimi giorni la Regione Veneto dovrà stabilire come verranno ripartiti i fondi dei programmi di Sviluppo Rurale FEASR e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale FESR per il periodo 2014-2020.
Nella seduta di ieri, 25 giugno, la Conferenza dei Sindaci dell’ULSS n. 1 – Belluno ha approvato all’unanimità la proposta contenente i programmi.
La Conferenza dei Sindaci – scrive nella relazione nella quale chiede alla Regione l’erogazione dei contributi Jacopo Massaro, quale Presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n. 1 di Belluno – ha esperienza e consapevolezza della complessità e profondità della crisi politico/istituzionale ed economico sociale e delle pesanti difficoltà e dei rigidi vincoli a cui sono sottoposte la finanza regionale, la finanza locale ed in particolare il Fondo Sanitario, e del fatto che la Regione Veneto, gli Enti Locali e, conseguentemente, le Aziende Sanitarie devono agire in un quadro di risorse limitate e progressivamente decrescenti.
La riduzione del sistema di offerta a tutela della salute e del sistema integrato di interventi e servizi di protezione sociale è, in certa misura, un dato attuale di realtà e non solo la prospettiva di un potenziale rischio.
Conservano validità, in questo senso, le riflessioni introduttive alla Relazione di valutazione e monitoraggio del Piano di Zona – anno 2012 (giugno 2013) che riteniamo utile richiamare:
“Siamo in presenza di una riduzione in termini reali delle risorse a disposizione del Fondo Sanitario e delle risorse (statali, regionali e locali) destinate al Sistema Integrato degli Interventi e Servizi Sociali. Tale riduzione si traduce nell’anno in corso in una contrazione nominale delle risorse disponibili”.
La definizione decrescente delle risorse disponibili si accompagna anche ad una oggettiva riduzione delle risorse aggiuntive attivabili da altri enti pubblici, privati (fondazioni bancarie) e da soggetti comunitari (volontariato, imprese sociali, ecc.) e alla rilevante contrazione della capacità di acquisto delle famiglie.
A fronte della crisi economico finanziaria non diminuiscono i bisogni di salute, al contrario, ulteriormente acutizzati da fenomeni di disagio sociale, di rischio di povertà, di crisi occupazionale e di marginalità/esclusione sociale.
Sono gli stessi effetti, cumulativi ed in atto, di una crisi economica e sociale lunga e profonda, che richiedono un riorientamento degli obiettivi e delle azioni programmatorie locali e un salto di qualità nell’innovazione istituzionale e nei modelli di governance, di gestione e di cooperazione tra i soggetti pubblici e i soggetti della Comunità.
Fenomeni estesi di disagio sociale che attraversano l’insieme delle generazioni (le giovani generazioni in primo luogo), lo scivolamento verso la soglia di povertà di persone e di nuclei familiari non riconducibili a situazioni di marginalità sociale tradizionale, il logoramento delle capacità di cura, accoglienza e sostegno, anche economico, da parte delle famiglie, incidono in modo rilevante sulle condizioni di salute delle persone e della Comunità acutizzando i bisogni ed approfondendo le disuguaglianze.
Nello stesso tempo, come già rilevato negli anni precedenti, si modificano i comportamenti degli utenti con particolare riferimento ai servizi soggetti a retta e/o a compartecipazione (Strutture residenziali e semiresidenziali, Servizi di Assistenza Domiciliare, Servizi per l’infanzia, ecc…) con un ripiegamento ulteriore dell’impegno di cura ed assistenza all’interno della famiglia che non sempre può rispondere adeguatamente ai bisogni assistenziali dei propri componenti.
La società veneta e bellunese, meglio di altre realtà, hanno saputo e sono in grado di affrontare questa difficile situazione grazie ad un livello consolidato, per diffusione e qualità, di servizi sociosanitari e sociali ad una resistente coesione e solidarietà comunitaria e ad un apparato produttivo, in molte sue componenti, dinamico e competitivo.
Questi punti di forza consentono di progettare risposte e percorsi anticiclici efficaci ma non devono fare velo alla criticità della situazione, soprattutto riferita al territorio provinciale che registra, nel contesto regionale, il più alto tasso di disoccupazione (7%) e la maggior perdita percentuale di PIL (10,9 punti) .
La progettazione operativa di azioni di contrasto, realistiche ed efficaci, alla crisi in atto del welfare, regionale e locale, richiede, in ogni caso, il superamento della convinzione, ancora largamente diffusa, che i servizi socio-sanitari e sociali costituiscano costi obbligati (visione assistenzialistica) a rilevante tasso di improduttività. La spesa per attività sociali, efficacemente organizzata e gestita, costituisce, al contrario, un investimento sia sotto il profilo della prevenzione e dell’educazione alla salute (promozione del benessere della persona e della comunità) che del contenimento dei costi derivanti da interventi obbligatori e riparativi (costi/benefici). La spesa per attività sociali è, in questo senso, fattore determinante di stabilizzazione e crescita della coesione e del capitale sociale della Comunità. La virtuosità e la convenienza del sistema si evincono, oltre che dall’ampliamento delle opportunità di benessere generale, anche nella possibilità di ulteriori occasioni, all’interno di un sistema di offerta produttore di occupazione qualificata, di ricollocamento per le forze lavoro
estromesse dal mercato mediante interventi di sostegno formativo e di riqualificazione professionale con particolare attenzione alle fasce di età critica.
Nel precedente triennio la capacità di costruire reti di collaborazione istituzionale e di partnership ha permesso di attivare significative risorse aggiuntive finalizzate agli interventi di protezione e tutela dei minori e a supporto delle famiglie, abbattendo in modo consistente costi diretti a carico dei Comuni e prevenendo ulteriori costi obbligati mediante azioni positive di contrasto all’istituzionalizzazione (progetti educativi domiciliari, Comunità diurne, affidi familiari) anche attraverso i fondi europei dei GAL 1 e 2 (€ 350.000,00 per i Comuni dell’Ulss n.1 Belluno).
Richiamando la nota dell’A.ULSS n.1 prot. n. 22347 del 31.07.2012 con oggetto “Nuove politiche e programmazione 2014-2020 dell’Unione Europea: ipotesi/proposte per la definizione del programma operativo locale”, indirizzata ai GAL e ad altri soggetti, diventa strategico l’accesso dei Comuni tra loro associati al nuovo Programma di Sviluppo Locale nell’ambito dell’approccio LEADER, a fronte dell’esperienza già condotta con successo nel periodo 2007-2013 e a fronte delle complesse e gravi difficoltà della situazione attuale.
La Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n.1 – conclude il presidente Massaro – Belluno rileva il fatto che, nonostante i materiali prodotti ai Tavoli di partenariato locale, nella programmazione definita dalla Regione con il “Programma di Sviluppo rurale per il Veneto 2014-2020” sono assenti azioni positive a favore dell’innovazione ed inclusione sociale con particolare riferimento all’inclusione attiva delle persone fragili o svantaggiate e il rafforzamento dei servizi sociali e socio-assistenziali non direttamente coperti dai “livelli di assistenza” statali o regionali secondo la cosiddetta Priorità 6 del Regolamento FEASR.


