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Vola l’occhialeria. L’export trascina l’industria manifatturiera bellunese: + 10,3% nei primi tre mesi del 2014

Nuovi segnali positivi per l’economia bellunese, dopo l’incremento a due cifre della produzione industriale dell’occhialeria. Nei primi tre mesi dell’anno, infatti, l’export segna un aumento di oltre dieci punti percentuali (+ 10,3%) rispetto allo stesso periodo del 2013. Si tratta di un vero e proprio exploit, soprattutto in confronto alle percentuali regionali e nazionali. In Veneto l’aumento si è fermato al 2,7%, in Italia addirittura all’1,5%.

Palazzo Doglioni Dalmas sede di Confindustria Belluno Dolomiti
Palazzo Doglioni Dalmas sede di Confindustria Belluno Dolomiti

«L’ottima performance dell’export bellunese nei primi tre mesi del 2014 – spiega Renato Valmassoi, componente della giunta esecutiva di Confindustria Belluno Dolomiti con delega all’internazionalizzazione – segue quella già positiva dell’ultimo trimestre dello scorso anno, quando si era registrato un aumento del 7,3%. Negativo era stato, invece,  il terzo trimestre del 2013, con una flessione del 2,7%». «Mentre il settore meccanico mantiene sostanzialmente gli stessi livelli del 2013 – prosegue Renato Valmassoi – è l’occhialeria a trascinare le esportazioni bellunesi in questo comparto l’aumento è addirittura del 12,7%. Queste percentuali, insieme a quelle relative all’incremento della produzione industriale nei primi mesi dell’anno, confermano una tendenza in atto da tempo, non solo nella nostra provincia: è l’export a “salvare” il manifatturiero, compensando l’apatia del mercato interno. Per questa ragione la nostra associazione è impegnata su diverse iniziative di sostegno alle aziende che vogliono aumentare la propria presenza sui mercati internazionali. Tra queste ricordo il bando rivolto alle piccole e medie imprese, quelle che più hanno bisogno di un supporto per l’internazionalizzazione, per finanziare, al cinquanta per cento, la presenza a fiere e missioni all’estero. Le richieste sono state più di trenta, tanto che il budget di 127 mila euro non sarà sufficiente».

I primi dati relativi al 2014 lasciano intravvedere un po’ di luce in fondo al tunnel della crisi. Il 2013, del resto, è stato un altro anno negativo per l’economia bellunese e veneta, salvato solo dall’export. L’attività industriale ha evidenziato una variazione media annua del -0,8%. La produzione ha registrato tuttavia una progressiva attenuazione della flessione: nel periodo gennaio-marzo l’indicatore ha segnato un calo del -2,9% fino ad arrivare al -0,2% nel terzo trimestre e mostrare un cambio di segno nell’ultimo (+1,4%). L’attività produttiva è stata condizionata negativamente dalle imprese che producono beni intermedi e di consumo mentre lievemente positiva è stata la dinamica nella produzione di beni strumentali. La caduta dei livelli produttivi ha interessato tutte le dimensioni aziendali, con flessioni più marcate tra le imprese dei segmenti estremi, micro e piccole imprese da un lato, grandi imprese dall’altro.

Di fronte ad un mercato interno ancora in difficoltà, le esportazioni hanno rappresentato l’unica fonte di crescita, registrando nel 2013 un incremento del 2,8% rispetto all’anno precedente (+1,4 miliardi) e attestandosi su un valore di 52,6 miliardi di euro correnti. È proseguita nel 2013 la maggiore dinamicità dei flussi commerciali diretti ai mercati di sbocco extraeuropei, verso i quali si è segnato un incremento di beni venduti del 5,6% rispetto all’anno precedente, a fronte della decelerazione delle vendite nei Paesi europei più colpiti dalla crisi economica e in particolare nei principali mercati partner del Veneto (Germania +0,1% rispetto al 2012 e Francia -0,2%).

 

 

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