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Bozza d’intesa Fondi Brancher. Bond: “Rischiamo di non contare nulla, la Regione Veneto chieda migliori condizioni per la sua montagna”

Dario Bond, consigliere regionale Pdl
Dario Bond, consigliere regionale Pdl

“Il pericolo è che il Bellunese non conti più nulla; per questo chiedo alla Regione del Veneto, in particolare all’assessore Ciambetti, di rivedere la bozza d’intesa sul fondo Brancher che sta girando negli ambienti governativi. Belluno ne esce con le ossa rotte e questo vale anche per la montagna veronese e vicentina”.

A dirlo è il consigliere regionale di Forza Italia per il Veneto Dario Bond in riferimento alla bozza d’intesa raggiunta nei giorni scorsi tra Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero per gli Affari regionali, Regione Lombardia, Regione Veneti e Province autonome di Trento e di Bolzano sulla gestione del cosiddetto “Fondo Brancher”.

“Memori delle problematiche e delle resistenze riscontrate in questi ultimi anni, soprattutto da parte altoatesina, dobbiamo presentare una proposta migliorativa che tenga in debita considerazione i territori più deboli, che sono poi i veri destinatari della misura”, illustra Bond.

“Così com’è la proposta è sbilanciata a favore delle province autonome: la provincia di Belluno, per esempio, può solo partecipare alle riunioni del Coordinamento ma senza alcun diritto di voto. Serve poi chiarire cosa ne sarà dei comuni di seconda fascia, quelli quindi non direttamente confinanti, e cosa si intende per progetti a “valenza sovraregionale”: non possiamo permettere che le risorse destinate ai territori ordinari vengano di fatto impiegate nell’ennesimo rilancio delle realtà trentine e bolzanine. Così facendo si sconfessa lo spirito iniziale della legge”.

“Trovo poi sconcertante che l’Odi – che comunque era un organismo neutro e a costo praticamente zero – venga rimpiazzato da una segreteria tecnica dal costo annuo di 400 mila euro”, rimarca Bond.

Da qui l’appello: “Chiedo alla Regione del Veneto di pretendere condizioni migliori per Belluno ma più in generale per tutte le aree confinanti del Veneto, dalla montagna vicentina a quella veronese. Stiamo assistendo all’ennesimo tentativo di depotenziare uno strumento nato sotto i migliori auspici e con le migliori intenzioni”.

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