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Disoccupazione giovanile al 43,3%. Non stiamo sereni, siamo decisamente preoccupati e anche incazzati * intervento di Renato Bressan

Renato Bressan
Renato Bressan

Qualche giorno fa l’Istat ci ha informato che la disoccupazione giovanile nel paese si è attestata alla percentuale  record del 43,3%, mentre i disoccupati, in termini assoluti, sono saliti a 3 milioni e 216 mila.

Per Veneto lavoro, l’agenzia regionale per l’impiego della Regione Veneto, nel rapporto del mese scorso rileva che le imprese che hanno attivato procedure di crisi sono state 545 in aumento rispetto i primi 4 mesi del 2013. Giova poco poi rilevare che le ore autorizzate per la cassa integrazione ordinaria e straordinaria si siano complessivamente abbassate portandosi a poco meno di 24 milioni di ore rispetto le 24,5 milioni dello stesso periodo del 2013, quando si registra un deciso aumento dei lavoratori licenziati, 22.759 alla fine del primo quadrimestre contro i 19.700 dello scorso anno, ed inseriti nelle liste di mobilità. Non è un caso infatti che le aziende che hanno attivato procedure di licenziamento collettivi sono state 624 contro le 544 dei primi 4 mesi dell’anno precedente.

Nella nostra provincia questo trend è stato pressoché uguale. Ad un sensibile abbassamento delle ore autorizzate della cassa integrazione ordinaria e straordinaria corrisponde un aumento dei licenziamenti collettivi. Val la pena qui ricordare che gli iscritti presso i centri per l’impiego nella nostra provincia risultavano essere 10.156 a Settembre del 2013, ultimo dato utile, al quale purtroppo si deve aggiungere, quanto meno in termini di considerazioni logiche se non matematiche, l’aumento dei licenziamenti collettivi e individuali, la perdita di altre 236 imprese tra il 2012 e il 2013, e soprattutto, per il 6° anno consecutivo, il saldo negativo tra cessazioni ed assunzioni.

Sapendo che in provincia gli occupati sono circa 90.000 risulta del tutto evidente che il tasso di disoccupazione, fornito dall’Istat, che rileva i dati attraverso una campionatura, non può essere del 7,2%, ma purtroppo va ben oltre il 10%.

Questo breve quadro congiunturale, riferito all’andamento del mercato del lavoro associato alle previsioni economiche, poco più che stagnanti, e alle capacità di reddito fortemente erose in questi ultimi anni, sia per i lavoratori dipendenti che per i pensionati, ci hanno suggerito di mettere in campo oltre alle ordinarie iniziative che vanno dalla contrattazione sociale con i comuni e Ulss, una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica con una raccolta di firme, da appore in apposite cartoline, da inviare al Presidente del Consiglio dal titolo #NonStiamoSereni.

Sono ormai migliaia le firme che nella sola provincia di Belluno abbiamo raccolto, ma ascoltando le ultime notizie legate al clamoroso scandalo del Mose e di quanto sta emergendo rispetto il volume, la profondità e la latitudine della corruzione in Veneto che coinvolge Istituzioni, forze della maggioranza, dell’opposizione che tra i suoi compiti c’è anche quello del controllo e della vigilanza politica, c’è da chiedersi se non vale la pena promuovere una vera e propria indignazione collettiva in questo Veneto. Infatti, come si può pensare che quel quadro economico che ha portato ad allargare oltre misura il quadro della povertà anche qui da noi, dove i giovani preferiscono in larga parte andare all’estero per cercare un’occupazione, dove la maggioranza dei pensionati non raggiungono 700 euro al mese e ai quali si continua a chiedere sacrifici, dove i lavoratori dipendenti da anni devono fare i conti con la cassa integrazione o l’azienda che chiude, possa risollevarsi quando chi è preposto ad intervenire con reali misure di rilancio dell’economia e di salvaguardia  dei servizi sociali dilapida le risorse dei cittadini in sistemi tangentizi.

La prossima iniziativa anziché intitolarla #NonStiamoSereni la chiamaremo #SiamoDecisamentiPreoccupati e AncheIncazzati.

                                                                                                          Il Segretario Generale

                                                                                                             Spi-Cgil Belluno

                                                                                                              Renato Bressan

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