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Convegno volontariato e impresa. Dalle esperienze condivise è emerso che il volontariato aziendale favorisce il rapporto tra reparti e rafforza il senso di appartenenza all’azienda e al territorio

 

csvUna cinquantina di persone hanno partecipato venerdì scorso alla tappa bellunese del percorso di informazione e condivisione sul tema “Dove va il volontariato?”, organizzato dai Csv del Veneto. L’incontro, dal titolo “Volontariato e responsabilità sociale d’impresa, esperienze locali” è stato un’occasione per scoprire le buone pratiche già in atto che legano saldamente il mondo della solidarietà a quello dell’imprenditoria locale.

«L’idea nasce per facilitare l’incontro fra mondo profit e non profit, incoraggiando le imprese ad adottare su base volontaria comportamenti che contribuiscano al benessere della comunità», afferma Giorgio Zampieri, presidente del Comitato d’Intesa e del Csv di Belluno, «gli esempi che sono stati presentati testimoniano che l’idea è in grado di funzionare e di incidere concretamente nel tessuto locale. Le associazioni di volontariato possono accedere a nuovi canali di collaborazione e finanziamento per i loro progetti, le imprese aumentano la visibilità e possono dare un contributo di sostegno concreto nel territorio in cui operano. I Csv hanno tra le loro funzioni anche quella di stimolare e supportare la crescita del volontariato e della società civile». L’assessore alla cultura Claudia Alpago Novello afferma: «Il rapporto del Comune con le associazioni è strettissimo, l’albo dei volontari si sta arricchendo ogni giorno di volontari che si offrono come individui per collaborare al progetto della città». Ha portato i suoi saluti anche la senatrice Raffaella Bellot.Presenti anche alcuni rappresentanti dei Csv del Veneto.

Il direttore del Csv Nevio Meneguz ha illustrato il concetto di «responsabilità sociale d’impresa, legato a quelli di crescita e comportamento eticamente sostenibile, oltre a quello di attenzione da parte dell’impresa al capitale umano e sociale. L’Italia è il primo degli stati membri ad aver consegnato alla Commissione europea il proprio piano d’azione, secondo il quale le aziende devono operare per aumentare la cultura della responsabilità, promuovere le iniziative in relazione con il terzo settore, favorire la trasparenza. Al primo posto tra le azioni di supporto ai dipendenti ci sono le iniziative di solidarietà, al secondo le iniziative di welfare aziendale per migliorare le condizioni lavorative dei dipendenti». Mario Del Picco, responsabile delle relazioni sindacali di Confindustria Belluno Dolomiti che ha ospitato il convegno nella sua sede, ha sottolineato: «Non c’è molta differenza tra il welfare e il volontariato. Il volontariato riguarda unilateralmente il rapporto tra azienda, dipendenti e sociale, mentre il welfare passa anche tramite accordi e valutazioni tra l’azienda e le organizzazioni sindacali. La crisi ha inciso in questo processo, ma ci sono anche motivi tecnici e fiscali: alcune iniziative comportano dei costi per le aziende nei confronti dei lavoratori, a questo si aggiungono dubbi su come erogare benefici. Il Bellunese ha il volontariato nel dna. Poter portare a conoscenza questo scenario nel modo più ampio possibile e avere più opportunità di incontro come queste, anche con le aziende, potrebbe permettere di avere più possibilità di trovare soluzioni e di creare situazioni nuove».

La ditta Eliwell controls ha quindi illustrato il progetto di volontariato aziendale in atto da più di due anni con il Csv di Belluno e che quest’anno si è allargato anche ad altre realtà associative. «Fino ad oggi 28 persone hanno prestato servizio in sette associazioni», ha precisato Stefano Berton, «sono state fatte più di 250 ore di servizio in 70 eventi di distaccamento, con più di 11 articoli pubblicati sul tema». Il progetto è iniziato a novembre del 2011, a dicembre c’è stata la prima presentazione ufficiale a Feltre, a inizio 2012 i dipendenti hanno iniziato a prestare servizio al Csv su base volontaria per 4 ore la settimana. Dopo pochi mesi il servizio è stato sospeso per problemi burocratici e contrattuali. Una volta trovata la soluzione si è ripreso servizio il 17 maggio 2012 con un contratto di distaccamento: «Abbiamo spianato la strada ad altre aziende che vorranno intraprendere progetto simile». Dal primo febbraio alcuni dipendenti hanno iniziato a offrire servizio nelle associazioni: fino ad oggi sono state prestate 88 ore di servizio. «L’azienda all’inizio non aveva aspettative sul tipo di ritorno», ha proseguito Berton, «ma dopo due anni e mezzo abbiamo riscontrato cambiamenti in tre aree di beneficio: più collaborazione tra reparti grazie all’acquisizione cultura del volontariato; rafforzamento dei rapporti interpersonali all’interno della stessa azienda; maggior senso di appartenenza all’azienda e al territorio».

L’impiegato all’ufficio tecnico dell’azienda Erik Burigo ha portato la sua esperienza in corso all’ente nazionale sordomuti di Belluno: «Ho deciso immediatamente di aderire per il principio virtuoso dell’iniziativa, vista l’opportunità di crescita personale e perché con questa formula il dipendente costa molto meno lavorando con il tempo dell’azienda. Ho partecipato al primo progetto del 2012 riorganizzando l’archivio di vecchi progetti del Comitato d’Intesa. Nel 2013 ho scelto di ripetere l’esperienza e di collaborare con altri tre colleghi per l’associazione nazionale sordomuti: ci hanno messo subito al lavoro in segreteria, il punto più critico per loro. Sono stati da subito gentili e riconoscenti, ci hanno già fatto un regalo per Pasqua. Grazie a questa opportunità, in Eliwell si è creato un team di persone con scrivanie distanti e mansioni diverse. È un’attività che può anche aiutare a spezzare il ritmo, a evitare l’alienazione. L’impegno richiesto è minimo, aiuta a migliorare forma mentis rendendoci meno egoisti». Hanno portato la loro esperienza anche i presidenti delle associazioni Samarcanda (Andrea Mario), Insieme si può (Piergiorgio Da Rold) e l’Ente nazionale sordomuti (Diego Cassol), che assieme all’associazione Bellunesi nel mondo, a Primavera, Ceis e Comitato d’Intesa capofila hanno aderito al progetto con Eliwell.

In chiusura c’è stato l’intervento di Ernesto Riva, presidente di Unifarco, che ha annunciato: «Entro il 2016 prevediamo di costruire la cittadella Unifarco, ampliando l’impianto esistente fino ad arrivare a un complesso di 19 mila metri quadri. In Europa abbiamo presidi nelle farmacie di Austria, Svizzera, Germania, Francia e Spagna, oltre che in Italia. Stiamo costituendo la Fondazione Unifarco, con l’obiettivo di dare aiuto e sostegno ai dipendenti più bisognosi e alle loro famiglie». Franco Chemello, coordinatore del progetto Scuole in rete, ha lanciato un appello: «Spero che il volontariato vada verso i giovani e che parta da loro. La scuola bellunese è di eccellenza ma è sempre più difficile avere competenze, date le minori ore formazione e i minori investimenti. O cambia la politica scolastica, o deve intervenire la comunità. I giovani sono alla base dello sviluppo aziendale».

 

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