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Nuovi sbarchi in Sicilia. In arrivo altri profughi in Veneto. Zaia: “Ignobile scaricabarile dall’Unione europea e dal governo italiano”

Luca Zaia
Luca Zaia

“Scaricare sui territori un’emergenza la aggrava, non la risolve. Mare Nostrum rischia di far naufragare nel caos Istituzioni, Amministrazioni locali, mondo del volontariato, semplici cittadini. Diciamo no all’arrivo di altri profughi in Veneto non per pregiudizio o indifferenza per la sorte di queste persone, ma nella convinzione che continuando a dire di sì il problema non verrà mai affrontato seriamente da chi ha il dovere di farlo, con in testa il Governo nazionale e un’Unione Europea colpevolmente sorda, cieca, distante, che ci ha lasciati soli sin dall’inizio, salvo l’elemosina di qualche milione di euro del programma Frontex. Così non si può andare avanti, diciamo no a questo ignobile scaricabarile”.

Con queste parole il Presidente Luca Zaia ribadisce la contrarietà della Regione del Veneto all’arrivo di altre centinaia di profughi che verrebbero distribuiti in vari Comuni del territorio.

Tra ieri ed oggi a Porto Empedocle (Agrigento), a bordo della nave militare Libra, sono sbarcati 468 migranti tra cui 25 minorenni. Ieri pomeriggio altri 1.142 sono scesi dalla San Giorgio altra nave della Marina Militare e 298 sono sbarcati a Pozzallo, 340 a Catania con la nave pattugliatore Sirio. Per un totale di 2.262 persone in 24 ore.

Il copione è sempre il medesimo. I migranti provenienti da Siria, Somalia, Etiopia, Eritrea e Nigeria, e altri stati dell’Africa, salpano dai porti della Libia e sbarcano in Sicilia. Dai centri di prima accoglienza avvengono fughe di massa verso il Nord Italia e il Nord Europa.

Ebbene, posto che i governi di Libia e Italia, ma anche i governi degli stati europei, non possono non sapere ciò che sta succedendo, è evidente che è in atto un patto scellerato tra la “sponda Sud” e la “sponda Nord” dei continenti. Che, per certi versi, fa ricordare il patto “braccia in cambio di carbone” avvenuto nell’immediato dopoguerra tra Italia e Belgio, che portò oltre 100mila connazionali a lavorare in condizioni disumane nelle miniere e nei bacini del Borinage e di Charleroi.

La Libia è un paese produttore di petrolio che ha sempre avuto molti interessi commerciali con l’Italia (Trattato di Bengasi Berlusconi/Gheddafi del 30.06.2008 con commesse a Impregilo, Finmeccanica, Ansaldo, Fabbrica d’armi Beretta).

Una situazione insomma, anche dopo l’eliminazione del leader libico, nella quale gli interessi economici leciti e illeciti giocano un ruolo determinante. Per quanto riguarda quelli leciti, nessuno vuole disturbare la Libia per non pregiudicare i trattati commerciali. Nel versante dell’illecito, ad arricchirsi sulle spalle dei migranti sono i commercianti senza scrupoli di carne umana e scafisti, ma anche chi sfrutta la mano d’opera a basso prezzo. Una saldatura inossidabile di interessi che va, in ultima analisi, a scaricare i costi sulle amministrazioni locali, come osserva il presidente della Regione del Veneto Zaia.

“Ci sarà pure un motivo – afferma il governatore del Veneto – se adesso è sempre più numeroso il coro di ‘non ce la facciamo’; ‘non abbiamo le strutture’ che sale da tutto il territorio, indipendentemente dal colore delle Amministrazioni locali. E c’è anche un motivo di seria preoccupazione: queste persone che arrivano, nella stragrande maggioranza non vogliono fermarsi, ma raggiungere altri Paesi Europei, e quando capiscono che non è questo il loro futuro, fuggono e si danno alla clandestinità. C’è un problema anche di allarme sociale e di ordine pubblico”.

“Un tentativo di risolvere il problema – conclude Zaia – non può prescindere da un intervento serio dell’Europa: per prima cosa va aperto un tavolo tra Stati (segnatamente quelli che i profughi vorrebbero raggiungere) dove ognuno si assuma senza se e senza ma il carico della questione per quota parte; contestualmente vanno stanziati per l’Italia e per le Amministrazioni locali chiamate ad occuparsi della questione tutti, ma proprio tutti i fondi necessari e devono essere Euro europei, non italiani, veneti, del Comune o dell’associazione di volontariato di turno”.