13.9 C
Belluno
mercoledì, Febbraio 21, 2024
HomeLettere OpinioniBollicine e glifosato. Passato e futuro nei vini di qualità ed imprenditoria...

Bollicine e glifosato. Passato e futuro nei vini di qualità ed imprenditoria del settore

 

vignetiIeri le coltivazioni intensive di mele nel Feltrino e Cesiomaggiore. Oggi i vigneti per il prosecco doc nel Castionese. Ma la preoccupazione è sempre la stessa: quali sono gli effetti a lungo termine dei pesticidi usati nei trattamenti antiparassitari nella salute dell’uomo?

Il principio attivo contenuto nell’erbicida più diffuso impiegato nei vigneti si chiama glifosato.

Secondo chi lo produce e chi lo commercializza, questa sostanza ha una bassissima tossicità nei mammiferi e dunque anche l’ingestione nel corpo umano attraverso i cibi non rappresenta un problema. Anche perché il suo grado di tossicità è ritenuto inferiore a quello dell’aspirina.

Tuttavia, esiste un’altra corrente di pensiero, sia pur minoritaria, secondo la quale se è vero che la sperimentazione sui topi di laboratorio non ha mostrato alcuna tossicità sul breve termine, l’esposizione prolungata ha rivelato danni al fegato, ai reni, e l’aumento del rischio di contrarre il cancro. Inoltre, gli esperimenti avrebbero restituito evidenze secondo le quali i topi femmina sarebbero altamente suscettibili ai tumori mammari a seguito esposizioni croniche al glifosato.

Di più. Il glifosato distrugge i batteri intestinali e gli enzimi classe cyp con una serie di preoccupanti conseguenze.

Insomma, secondo il principio di precauzione, ce ne sarebbe abbastanza per sconsigliarne l’uso.

I produttori più lungimiranti, del resto, hanno già avviato colture biologiche doc anche nei vini. L’Azienda agricola De Bacco, ad esempio, con vigneti nei Comuni di Feltre, Fonzaso, Arsié e Colderù (Lentiai) vinifica in modo naturale con un attento controllo delle temperature e riducendo al minimo l’utilizzo dei solfiti. Anche la difesa delle piante avviene, per quanto possibile in modo naturale, secondo i parametri della lotta integrata volta a limitare gli interventi chimici e a preservare così l’ecosistema.

Non si capisce, insomma, perché si voglia adottare una strategia intensiva oramai vecchia e sempre di più sotto la lente d’ingrandimento per i potenziali pericoli alla salute, proprio in una zona vergine come la Valbelluna.

E se è vero che le bollicine hanno arricchito molti produttori per l’impennata delle richieste dall’estero, è altrettanto vero che un buon imprenditore deve anticipare le tendenze.

Se il mercato norvegese, ad esempio, chiede prosecco biologico, un’offerta che si rispetti dovrebbe essere pronta a soddisfare questo tipo di richieste, che in futuro saranno sempre più frequenti.

(adn)

Nell’immagine i solchi dei vigneti trattati con erbicida (Foto: Azione Agricola)

 

 

- Advertisment -

Popolari