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Disegno di legge Delrio. Confindustria Belluno Dolomiti: pietra tombale sull’autonomia. Cappellaro: “Non ci serve l’ennesimo ente di secondo grado”

Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti
Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti

«Se il disegno di legge Delrio sarà licenziato dalla Camera senza modifiche rispetto al testo approvato dal Senato, si metterà una pietra tombale sulle speranze di autonomia dei bellunesi, con un provvedimento pasticciato che è effettivamente la premessa per l’abolizione definitiva delle amministrazioni provinciali». Il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Gian Domenico Cappellaro, commenta così il via libera del Senato al ddl sulle Province, avvenuto attraverso un voto di fiducia che ha precluso qualsiasi possibilità di modifica del testo da parte dell’assemblea.

«Come abbiamo già avuto modo di sottolineare – afferma Cappellaro – una Provincia senza un presidente e un consiglio eletti direttamente dai cittadini non è compatibile con l’autonomia, intesa come attribuzione di nuove competenze e delle risorse necessarie per la loro gestione ottimale. Al nostro territorio non serve l’ennesimo ente di secondo grado: abbiamo già le Unioni montane e il Consorzio dei Comuni, ai quali poi si aggiunge il Consiglio delle autonomie montane, istituito dalla legge regionale 40, quale organo permanente di monitoraggio sullo stato di attuazione degli interventi, della programmazione e della legislazione regionale in materia di aree montane».

«Anche nell’ipotesi, per la verità piuttosto remota, che a Belluno e Sondrio le Province sopravvivano all’annunciata cancellazione di questi enti per via costituzionale – prosegue il presidente degli industriali bellunesi – come possiamo pensare che un presidente e una giunta, espressione di un’assembla di sindaci all’interno della quale gli equilibri politici possono cambiare ad ogni tornata elettorale, riescano a gestire materie complesse, che richiedono una continuità di azione e una programmazione a medio e lungo termine? Come possiamo illuderci che l’assetto delle nuove amministrazioni provinciali, pensato per gestire poche materie, possa funzionare anche con enti chiamati a gestire competenze strategiche per lo sviluppo economico e sociale del territorio?».

«Il testo licenziato dal Senato – spiega ancora Gian Domenico Cappellaro – potrebbe rivelarsi addirittura peggiorativo rispetto alle prime bozze del ddl, perché attribuisce un peso maggiore ai Comuni più grandi. Per la nostra realtà ciò significa che alcune aree rischiano di essere subalterne, con il pericolo di un’ulteriore disgregazione territoriale, se i Comuni non procederanno lungo la strada, per noi auspicabile, di una loro aggregazione».

«Nel complesso – conclude Cappellaro – il nostro giudizio sul disegno di legge resta assolutamente negativo, perché può vanificare i pochi risultati ottenuti sino ad ora, primo tra tutti il riconoscimento della specificità nello Statuto regionale».

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