
“I cittadini bellunesi sapranno chi ringraziare”. E’ amaro il commento del senatore di Forza Italia Giovanni Piccoli dopo che Palazzo Madama ha dato il via libera al disegno di legge Delrio sul riordino delle province. “Belluno ne esce ridimensionata – afferma il senatore bellunese – e la qualifica di “provincia montana” che le è stata attribuita è uno specchietto per le allodole, soprattutto se confrontata con la super-autonomia – sempre più blindata – delle province autonome di Trento e di Bolzano”.
“Come ho avuto modo di sottolineare anche nel mio intervento in aula c’è un problema cronico di rappresentatività: i territori della nostra provincia, soprattutto quelli più decentrati e spopolati, non saranno adeguatamente rappresentati dal nuovo Consiglio provinciale, dove i sindaci dei comuni più popolosi peseranno molto di più di quelli piccoli. Il pericolo è quello di un Belluno-centrismo a scapito di Agordino, Comelico, Alpago, Zoldo, Cadore, Feltrino occidentale, Basso Feltrino. Si salverebbero, per una mera questione di numeri, l’area di Feltre e la Valbelluna”.
“C’è poi il nodo della competitività: come può competere un ente di secondo grado con le autonomie speciali sia dal punto di vista politico che socio-economico?”.
“Anche per questo – continua Piccoli – il messaggio arrivato da Roma è devastante alla vigilia del voto referendario a Comelico Superiore e a poche ore dal via libera della Cassazione alla consultazione di Voltago”.
“Il Pd, torno a ripetere, si è assunto una responsabilità enorme nei confronti di questo territorio, svendendolo in nome di una riforma che solo apparentemente farà risparmiare qualche milione di euro e sulla quale si fanno sempre più forti i dubbi di incostituzionalità”, puntualizza Piccoli.
“Forza Italia non era contraria a un riordino delle province, anzi, ma le riforme non si fanno calando indistintamente su tutti la mannaia. Mi correggo: su tutti tranne che sulle autonomie speciali che scoppiano di salute”, conclude Piccoli.


