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Cinquant’anni fa apriva a Belluno la Holzer. La testimonianza dell’ingegner Natale Trevissoi, direttore dello stabilimento e artefice dell’intera operazione

natale-trevissoiCinquant’anni fa, nel marzo del 1964, l’ingegner Walter Holzer fonda la Holzer-Italia con sede a Belluno. Nell’agosto del 1964, apre in via Vittorio Veneto, nel cosiddetto Garage Bellotti, un primo nucleo dello stabilimento con una cinquantina di dipendenti formati alla casa madre di Baden. Nel 1967 avviene il trasferimento nella nuova sede in via Vecellio, che conta 1.300 dipendenti con una produzione di 5 milioni e mezzo di pezzi l’anno tra programmatori, temporizzatori, pressostati e timer per elettrodomestici. Nel 1972 lo stabilimento viene acquisito dal Gruppo Eaton e successivamente dall’Invensys fino alla sua recente chiusura.

A ricordare le tappe fondamentali della vicenda, che portarono all’apertura dello storico stabilimento che diede un contributo formidabile all’occupazione nella Valbelluna (dal 1964 al 1980 vi hanno lavorato circa 4mila bellunesi) è il suo fautore e direttore, l’ingegner Natale Trevissoi. Un uomo di poche ed essenziali parole, per lo più incline a parlare delle persone che stima, piuttosto che di se stesso. Nato a Giamosa (Belluno) nel 1925 Trevissoi espatria dal 1947 al 1964 per lavorare nelle aziende dell’Oltralpe, con il preciso obiettivo di realizzare un progetto industriale nella sua provincia per risollevarne l’economia. In Svizzera ottiene il diploma di ingegneria ed entra così a far parte di quella emigrazione di cervelli che dal dopoguerra ad oggi affligge inesorabilmente l’Italia.

Lavora in Francia, Germania, Svezia e a Baden, vicino a Zurigo, nella produzione di materiali e macchinari elettrici alla Brown Boveri. Un’esperienza che lo arricchisce professionalmente, oltre a creare l’occasione per conoscere industriali e banchieri. L’ingegner Holzer è uno di questi fortuiti incontri che segneranno il futuro di Trevissoi.

«Holzer era proprietario di uno stabilimento per la produzione di componenti per elettrodomestici in Germania – racconta Trevissoi – In quegli anni il settore era in fortissima crescita e il mercato non riusciva a soddisfare le continue richieste delle grandi aziende Zanussi, Zoppas, Ignis e Merloni».

Holzer è l’uomo giusto al posto giusto, e Trevissoi non si lascia sfuggire l’occasione. Del resto l’ingegnere bellunese dispone di argomenti convincenti noti anche al suo interlocutore. «Holzer conosce bene la manodopera bellunese, che lavora in Svizzera e Germania. Ne apprezzava la professionalità, la dedizione al lavoro e la conoscenza della lingua tedesca. Un elemento quest’ultimo qualificante, in prospettiva ai futuri rapporti Italia-Germania».

Così Trevissoi prende contatto con le autorità locali, in primis con il sindaco di Belluno Annibale De Mas per illustrare il suo progetto. «De Mas era reduce da molte esperienze negative e per questo era scettico. Mi riceve solo perché conosce bene la mia famiglia. Per lui ero “al mat de Salce” (il pazzo di Salce, frazione alle porte di Belluno ndr) e tuttavia si convince della possibilità di sviluppo economico che avrebbe portato uno stabilimento di componenti per elettrodomestici. Tant’è che fa votare all’unanimità al consiglio comunale la concessione di un importante contributo per la costruzione della fabbrica e delle relative infrastrutture».

La nuova fabbrica avrebbe avuto bisogno di manodopera, operai e quadri. Trevissoi si muove in parallelo attraverso l’ingegner Barcelloni e Patrizio De Martin per proporre l’opportunità del rientro in patria agli emigranti bellunesi.

L’operazione gli riesce. «In cinque anni – racconta Trevissoi – i dipendenti della Holzer-Italia passano da 50 a oltre 1.200 unità, per la produzione di timer, pressostati, pulsantiere, decalcificatori ed altro ancora».

La direzione dello stabilimento dell’ingegner Trevissoi riproduce, nella sostanza, il modello svizzero e tedesco, costruito sui rapporti umani, sulla correttezza, la precisione e il rispetto delle competenze e degli impegni assunti.

«I componenti fabbricati a Belluno venivano spediti in tutto il mondo, ovunque ci fossero costruttori di elettrodomestici, in Europa, Asia, America, Australia e Sudafrica. All’epoca – afferma con orgoglio Trevissoi – i nostri erano considerati i migliori prodotti disponibili sul mercato. Era un modello fondato sulla concretezza, non già sulle chiacchiere! Che affondava le sue radici nell’umanesimo del fare, per dare respiro e nuove prospettive alla nostra terra».

(Alberto De Nart)

 

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