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martedì, Aprile 20, 2021
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Il prezzo del potere * di Silvano Martini

Silvano Martini
Silvano Martini

Basta seguire anche distrattamente la politica per capire che le autonomie speciali di Trento e Bolzano riescono sempre a contrattare condizioni di favore che consentono loro di aumentare la competitività, sia in termini assoluti, sia, ed é quel che per noi bellunesi conta di più, rispetto ai diretti concorrenti.

Questo vale ancor di più, e si può verificare in modo drammatico, se guardiamo al mercato del turismo.

Ieri sera, venerdì 7 marzo, ho partecipato ad una riunione del comitato referendario per il passaggio del Comelico Superiore alla Regione Trentino-AltoAdige Suedtirol. Ebbene, un dato tra i tanti, che è emerso durante la serata, consiste nella comparazione dei dati relativi alle presenze turistiche tra territori contermini. Si pensi che nel solo campeggio di Sesto, struttura turistica di primo piano a livello europeo, esse sono cinque volte il totale delle presenze turistiche di tutto il Comelico.

Si capisce che avanti di questo passo la montagna bellunese è destinata al collasso, visto che senza interventi adeguati essa non regge più la concorrenza di un sistema economico e turistico alpino, quello sudtirolese, fortemente integrato, bene amministrato e ancor meglio funzionante.

Di fronte a questo stato di cose appaiono per quello che sono, bassa tattica politica, i tentativi del PD bellunese, che cerca di mascherare con annunci roboanti, riguardo al millantato sblocco dei fondi di perequazione denominati comunemente “Brancher” le politiche distruttive per il nostro territorio attuate dal PD in parlamento.

Riguardo alla gestione futura del fondo ex ODI nulla è infatti deciso ed anzi si stanno discutendo ipotesi che farebbero deviare quei fondi dalla originaria funzione perequativa tra territori, ad un utilizzo assai meno nobile.

Mentre a Belluno il PD millanta meriti che non ha, a Roma esso continua l’opera di distruzione del “sistema belluno” alla quale il partito democratico lavora alacremente in parlamento.

Se sarà approvato senza modifiche il DDL Delrio, difeso più volte dai deputati Bressa e De Menech e dal consigliere regionale Reolon, avremo per la provincia di Belluno un ente di secondo grado, privo di competenze reali e amministrato a tempo perso dal sindaco di Belluno.

Dovremo perciò combattere, contro i panzer delle autonomie speciali confinanti, armati, come la cavalleria polacca ai tempi della blitzkrieg di Hitler, con ridicole lance, che nulla potranno contro le bocche da fuoco dei carri armati di Trento e Bolzano.

Se la provincia sarà un ente di secondo grado, amministrato dal Sindaco di Belluno, è evidente a chi conosca le dinamiche del territorio bellunese, che i territori rurali e le terre alte della provincia non accetteranno mai di essere governati da un Sindaco eletto nel capoluogo e per il capoluogo, di certo poco incline e preparato ad occuparsi del territorio intiero.

Se questo avverrà in breve assisteremo alla definitiva rottura dei rapporti tra i territori bellunesi, e aumenterà drammaticamente la spinta centrifuga verso le regioni confinanti.

In luogo della idiozia, rappresentata dall’ente di secondo livello, occorre invece che si vada a votare al più presto e che l’autonomia della provincia diventi realtà nel minor tempo possibile.

A Belluno-Dolomiti serve l’autogoverno, indispensabile per fornire, con politiche adeguate, la benzina che manca ora al motore delle terre alte.

Serve un ente con poteri e risorse adeguati a parificare il trattamento tra territori omologhi.

Serve l’Autonomia e un ente elettivo di primo grado per la comunità autonoma di Belluno-Dolomiti .

SUBITO !

Silvano Martini

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