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Castello di Zumelle: offerte non idonee, nessun aggiudicatario per la gestione. Secondo Imaz Rhistoria, unica impresa rimasta in gara “E’ mancata la volontà politica di assegnare la gestione”

Castello Zumelle (2)In merito alla mancata assegnazione della gestione del Castello di Zumelle, riportiamo la presa di posizione dell’I.M.A.Z. Rhistoria Snc, unica impresa rimasta in gara dopo l’apertura della prima busta (riguardante la regolarità amministrativa), che rigetta le parole del sindaco di Mel Stefano Cesa che ha parlato di un’offerta tecnica ritenuta dalla Commissione giudicatrice “non idonea in relazione all’oggetto del contratto”.

Il bando, pubblicato lo scorso anno,prevedeva un “canone offerto non inferiore ad €. 80.000,00 complessivi per i 10 anni di gestione, ripartito nei primi due anni, ciascuno pari al 3,846% del canone complessivo offerto; il terzo ed il quarto anno, ciascuno pari al 7,691% del canone complessivo offerto; dal quinto anno in poi una cifra annua pari al 12,821% del canone complessivo offerto”.

“Il concessionario -– sempre secondo il bando – dovrà principalmente sviluppare e valorizzare le seguenti attività: organizzare ed ospitare mostre, concerti, eventi culturali, manifestazioni ricreative, folcloristiche, culturali sportive, convegni etc… ; attività di marketing e promozione dell’intero sito del Castello anche mediante inserimento in itinerari turistici/culturali, pacchetti turistici in Italia e all’estero allo scopo di aumentare la frequentazione del sito e la valorizzazione della Valbelluna e del suo simbolo per eccellenza, ovvero il sito del Castello, oltre alla conoscenza dei prodotti, della cultura e del territorio; l’esercizio di somministrazione di alimenti e bevande legato ad iniziative promozionali e di marketing con l’utilizzo di prodotti locali; mantenere le strutture e le aree adiacenti il Castello in condizioni tali da essere sempre motivo di richiamo turistico e didattico per scolaresche, curando e falciando i prati, curando i sentieri, il bosco ed il sottobosco, sorvegliando e provvedendo alla manutenzione delle attrezzature per lo svago dei ragazzi, per i picnic ecc…”

“L’oggetto del contendere, a detta dell’amministrazione e del responsabile dell’ufficio tecnico – afferma la nota dell’impresa Imaz Rhistoria – sarebbe lo scarso impegno economico di I.M.A.Z. Rhistoria nei confronti dell’annesso rustico in cui, nelle intenzioni della giunta, dovrebbe (ri)sorgere un ristorante. Di tale ristorante, però, non si parla esplicitamente in nessun passaggio del bando. Si parla, piuttosto, di “somministrazione di alimenti e bevande”. Basta un colpo d’occhio alla legge regionale 20 del 21/09/07, che disciplina proprio questo campo, per sapere che sotto la dicitura “somministrazione di alimenti e bevande” compare anche ”l’attività di somministrazione di alimenti e bevande effettuata con distributori automatici”. Di spazio per fare i furbi ce ne sarebbe stato.

Prima di parlare di “non idoneità”, – prosegue la nota – occorrerebbe spiegarsi meglio. L’esclusione della scrivente ditta, che ha proposto un bar-osteria, è avvenuta sulla base di investimenti non ritenuti all’altezza per quanto riguarda l’allestimento della cucina, nonostante questa non fosse al centro del progetto. Il bando, che affidava la gestione di Castello, annesso rustico, bed & breakfast e pertinenze, lasciava aperta la possibilità di spartire le voci di investimento a seconda della direzione da intraprendere.

Questa l’impostazione indicata da I.M.A.Z Rhistoria, che comunque ha inserito tra i preventivi anche quelli per una piccola cucina, nell’introduzione al Piano degli investimenti: “L’impostazione scelta punta sulla valorizzazione del Castello e delle attività ad esso correlate, ripudiando l’idea di un sito storico come mera attrattiva per alzare il valore aggiunto del ristorante”. Nel piano di promozione, invece, si dichiara: “L’obiettivo è la promozione di uno spazio vivo, un salotto montano in cui la cultura vada oltre una prospettiva museale”.

Un’impostazione che, evidentemente, all’amministrazione o agli uffici è parsa distorta. Come se fosse normale e legittimo pensare che solo un ristorante propriamente detto potesse valorizzare appieno un bene storico di inestimabile valore.

A questo punto, i casi sono due: o c’è un’idea di turismo distorta, oppure l’esito del bando del Castello denuncia una mancanza di volontà politica. Si è preferito non decidere, lasciando passare giorni e settimane in attesa che scadessero anche i termini per un ricorso. Paura di sbagliare in prossimità delle elezioni? Elezioni utilizzate come scusa per temporeggiare? O forse è più comodo aspettare l’arrivo di un’associazione no-profit che, come è già successo per l’ostello in Valle Imperina e per altre strutture pubbliche della provincia, sopperisca alla mancanza di altri investitori? Magari risparmiando sul personale e garantendo comunque un affitto certo al Comune?

Il lato più amaro dell’intera faccenda – conclude la nota a firma dei legali rappresentanti dell’I.M.A.Z Rhistoria – è che, mentre il Castello, inutilizzato, lentamente decade per il poco uso (in alcuni punti, come il pavimento fortemente inarcato della torre, il cedimento è progressivo), due giovani imprenditori under 30 sono costretti a guardarlo – come sempre dalla chiusura avvenuta a fine 2011 – da fuori. Nonostante l’entusiasmo, nonostante il periodo di crisi, nonostante le forti radici bellunesi e la voglia di investire tempo, soldi e fatica per il proprio territorio invece di fuggire altrove. Perché, evidentemente, l’amministrazione crede che per valorizzare e promuovere un castello non servano un archeologo con esperienze di scavo anche internazionali e un esperto di comunicazione (comunque coadiuvati da una rete di collaboratori specializzati), ma semplicemente una cucina”.

 

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