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Crisi Electrolux. Cappellaro: “Aziende costrette ad andarsene o a chiudere”

Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti
Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti

Belluno, 3 febbraio 2014 – «Sbaglia chi si illude che il caso Electrolux non riguardi anche la nostra provincia. Purtroppo, è solo l’ennesima conferma di una situazione che molti si ostinano a non vedere: se il sistema Paese non si rinnova, alle nostre aziende non resta che andarsene o chiudere. E per le imprese bellunesi, attirate da territori vicini molto più competitivi, la tentazione è ancora più forte». Lo afferma il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Gian Domenico Cappellaro, commentando quanto sta succedendo al colosso svedese degli elettrodomestici, una realtà industriale strategica per l’economia del Paese che si trova a pochi chilometri dai confini della nostra provincia.

Già da tempo il presidente degli industriali bellunesi denuncia «l’assoluta indifferenza» delle istituzioni verso «quel sistema manifatturiero che è ancora l’architrave su cui si regge l’economia italiana» e chiede con forza azioni rapide e incisive per arrestare un’emorragia che può portare al decesso. «La vicenda Electrolux – afferma Gian Domenico Cappellaro – è un caso emblematico per tutto il sistema manifatturiero italiano ed è l’ultimo di una serie di crisi aziendali che, purtroppo, interessano anche il nostro territorio. Tutti noi imprenditori di piccole o grandi aziende guardiamo esterrefatti il triste spettacolo offerto dalla nostra classe politica, tra polemiche, partiti in decomposizione, risse e indagini giudiziarie per spese fuori controllo. E ci chiediamo cosa ancora debba succedere prima che si capisca che le riforme che la nostra associazione chiede da tempo non sono più rinviabili: agire sul cuneo fiscale per ridurre l’elevato costo del lavoro, tagliare il costo dell’energia, tra i più altri in Europa, ridurre il peso opprimente della burocrazia, porre fine alla rigidità del mercato del lavoro. Quante volte abbiamo evidenziato queste richieste? Quante aziende hanno chiuso o si sono trasferite all’estero nel frattempo? Ha perfettamente ragione il nostro presidente Giorgio Squinzi quando afferma che, se non si interverrà tempestivamente, andremo verso la desertificazione industriale del nostro paese, con drammatiche conseguenze sull’occupazione».

«In questo contesto – prosegue Gian Domenico Cappellaro – la nostra provincia è ancora più esposta, perché, lo abbiamo detto e lo ripetiamo, sconta anche altri deficit strutturali, primi fra tutti l’inadeguatezza infrastrutturale e la vicinanza con territori che offrono alle aziende condizioni migliori. Fa specie, in una situazione così critica, che anche investimenti strategici per lo sviluppo economico del nostro territorio siano frenati dall’opposizione tanto ideologica quanto avulsa dalla realtà di coloro che si nascondono dietro la bandiera dell’ambientalismo più intransigente e sordo. Le nostre imprese rischiano così di essere strangolate nella morsa di una classe politica inconcludente e di comitati che si oppongono a tutto. Se il nostro territorio si impoverirà, almeno sapremo a chi ringraziare».

 

 

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