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martedì, Aprile 28, 2026
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Trasporto ferroviario: partiti in ansia di aperitivo

Gara d’appalto europea sul servizio ferroviario regionale, un bel grado di confusione e partiti in ansia “da aperitivo”.

Ma per arrivare a questo appuntamento con buone possibilità era necessario un disastro completo.

E fin qui tutto a posto, conosciamo la realtà.

Ambito europeo + distruzione totale da sanare diventano quindi le solite/solide basi per realizzare nuove speculazioni (ulteriori prelievi dalle tasche dei cittadini).

Chiamarla possibilità sarebbe ingeneroso, da qualche parte c’è sicuramente un buco che sta già iniziando a scavarsi da solo.

Prestare la massima attenzione.

Nel locale, al contrario, silenzi emozionati e qualche battuta.

Metropolitana di superficie, proporla ora è fuori tempo massimo, l’idea appartiene a quel secolo scorso in cui c’era ancora un fac-simile di servizio ed usarla oggi è un metodico perdere tempo.

Dismissione degli impianti, tutti amano la ferrovia ma quasi nessuno si oppone alla cancellazione di stazioni che riutilizzate si trasformano in possibile consenso.

C’è qualche contrasto. O forse no.

Però questa è la politica che ha partecipato alle ultime manovre riguardanti Dolomitibus, la logica di/gestione collettiva dei pubblici disservizi resta uno dei metodi elettorali più efficaci.

Il classico arco costituzionale che non vede l’ora di mollare tutto (con o senza binari) proprio a Dolomitibus, ben concentrati sulla certezza che la somma di due spese regionali creerebbe una torta grafica di notevole interesse culturale.

Ma dopo le buone notizie un pensiero su domani.

Nell’ultimo ventennio, ferroviario e non, questo territorio è stato sempre più dimenticato e trasformato in una lontana periferia.

E se a palazzo Ferro-Fini si pensa al passaggio da una gestione ferroviaria “locale” ad un ambito che si allarghi ad altre regioni e stati c’è qualcosa da dire.

Innanzitutto, e fingendo di essere da un’altra parte, l’idea è del tutto condivisibile in quanto rappresenta una delle dimensioni necessarie per costruire un’Europa più credibile.

Ma nello stesso tempo la nostra situazione potrebbe ulteriormente peggiorare.

Perchè con una gestione che vada oltre i confini del Veneto noi non saremmo nemmeno più periferia, ma sostanzialmente tagliati fuori da un sistema per il quale il bellunese non rappresenterebbe ne’ una zona di transito ne’ tantomeno un’area su cui investire a causa dei noti motivi.

Dalla padella nella brace, resteremo a piedi.

Fondamentalmente un’opzione da prendere al volo per molti.

A questo punto l’unica possibilità di non restare definitivamente esclusi è lo sbocco ferroviario a Nord verso l’Austria, potremmo assumere un ruolo di cerniera con l’Europa su una direttrice di notevole importanza e ci sarebbe la possibilità di realizzare economie diverse.

Problemi? Sempre gli stessi, esattamente come la legge elettorale.

Una politica dove non esistono più diversità ma solo valori comuni.

La questione dell’ente provincia strumentalmente eliminato dal PD+L.

L’incapacità di buttare un occhio nel giardino del vicino per constatare come sia possibile costruire economie intelligenti attraverso un uso corretto delle risorse ed una positiva (nonché redditizia) gestione ambientale.

Stiamo perdendo un altro treno.

Sommavilla Luca

Fiabane Max

Barbieri Moreno