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Passaggio di Sappada in Friuli. Confindustria Belluno Dolomiti: governo e parlamento pensino al malessere della provincia

Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti
Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti

«Se i sappadini non possono che essere soddisfatti nel veder avvicinarsi ulteriormente il passaggio del loro Comune dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, gli altri bellunesi non possono che guardare con preoccupazione e disappunto a quel che sta accadendo al nostro territorio, schiaffeggiato da un governo e da un parlamento che, illudendosi di risolvere i problemi con inutili e beffardi proclami, non si accorgono del malessere dilagante che si avverte nella nostra provincia».

Il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Gian Domenico Cappellaro, commenta così la decisione della Prima Commissione di palazzo Madama che, nella seduta di ieri, ha chiesto alla Presidenza del Senato di poter trattare il caso Sappada in sede deliberante, ovvero con la possibilità di poter votare in via definitiva sul passaggio in Friuli senza passare per l’Aula.

«Se l’iter legislativo si completerà – aggiunge Gian Domenico Cappellaro – sarà l’inizio di un processo di disgregazione territoriale dagli esiti incerti. Oltre ad agire nel rispetto della volontà popolare, le istituzioni dovrebbero prendere atto di quel che sta accedendo qui e assumere le iniziative conseguenti. Il che significa, innanzitutto, rivedere i contenuti del disegno di legge Delrio sulla revisione delle Province. A Belluno non serve un generico riconoscimento della sua specificità, ma un ente di area vasta, che abbia una guida politica eletta democraticamente dai cittadini, maggiori competenze e, soprattutto, risorse economiche adeguate. Con le chiacchiere non si ferma la voglia di aggregarsi a realtà a statuto speciale, dove le condizioni sono significativamente più vantaggiose, per le famiglie e per le imprese.

Approvare il passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli Venezia Giulia senza considerare le istanze del territorio bellunese sarebbe un atto di una gravità assoluta, un’altra pagina vergognosa per la politica italiana».

 

 

 

 

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