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Troppe deficienze strutturali, il Veneto non è attrattivo. Reolon: “Mentre il mondo nuota nel futuro, Zaia ci ha bloccato i piedi nel cemento a presa rapida”

Sergio Reolon
Sergio Reolon

Pochi laureati, produzioni con scarso valore aggiunto e dimensione delle imprese ridotta. Il sistema economico veneto non solo non riesce più a competere a livello europeo e interazionale, ma ora fatica anche ad attrarre fondi europei. Lo studio dell’Osservatorio sulla spesa regionale e delle politiche pubbliche, rilasciato la settimana scorsa, evidenzia tutti i fattori di debolezza del Veneto. Il termometro della situazione lo offre un dato: nel 2012, su 20 miliardi di euro erogati direttamente dalla Commissione europea attraverso bandi, il Veneto è riuscito ad intercettare solo 59 milioni. Di questi, due terzi sono andati a enti pubblici e solo 17 milioni al sistema delle imprese.

“C’è poco da essere sorpresi, purtroppo. Il mondo nuota nel futuro, mentre Zaia ha bloccato i piedi del Veneto in plinti di cemento – afferma il consigliere regionale bellunese Sergio Reolon. – La principale causa delle sofferenze evidenziate dal rapporto risiedono nell’incapacità di affrontare le sfide che i cambiamenti in corso ormai da 6-7 anni con politiche attive. La Regione è inerme di fronte alla dipartita di migliaia di ragazzi con laurea o titolo superiore, non attiva alcuna leva per incentivare l’innovazione, lo sviluppo delle imprese e la loro dimensione”.

In un diverso rapporto, quello sulla competitività delle regioni europee rilasciato nel 2013 dalla Commissione europea, si possono notare molti parallelismi. Sull’educazione superiore (università e oltre), il Veneto è al 211° posto su 262 aree prese in considerazione; sulle tecnologie a supporto delle imprese è in 208^ posizione, in calo rispetto alla rilevazione precedente del 2010; il Veneto è poi al 98° posto nella classifica sulla complessità del sistema economico e al 151° in quella sull’innovazione. Nella classifica generale sulla competitività, il Veneto si posiziona al 158° posto, quando nel 2010 era al 149°.

Tra le 200 regioni europee che hanno avuto accesso ai fondi, il Veneto si posiziona al 40° posto, con un indice di attrattività pari al 15% rispetto alle regioni prime classificate tra cui Londra, Stoccolma, Paesi Bassi e Baviera. In Italia, meglio del Veneto sono riusciti a fare Piemonte ed Emilia Romagna, se pur di poco. Ma a sorprendere in negativo è la scarsissima capacità delle imprese private di accedere ai fondi.

“Se solo un terzo dei fondi, pari a circa 17 milioni, è arrivato ai privati – dice Reolon – vuol dire che ci sono dei problemi di sistema che superano le criticità delle singole imprese. Sono problemi strutturali che vanno affrontati e risolti dalle amministrazioni pubbliche. Fino ad oggi da Zaia abbiamo ascoltato molti slogan, alcuni pure accattivanti. Se seguisse qualche fatto non credo farebbe dispiacere a qualcuno. Per esempio, perché non utilizzare la finanziaria Veneto Sviluppo per avviare processi di aggregazione tra le imprese potenzialmente più competitive? Poi è venuto il tempo di fornire alle imprese e ai distretti industriali reti telematiche superveloci. Attualmente la copertura è a macchia di leopardo e con una velocità così bassa da costituire una barriera all’ingresso per qualsiasi investimento serio in prodotti fortemente innovativi”.

“In tutto questo – conclude il consigliere regionale – la cosa più drammatica è la totale assenza di una strategia per affrontare i problemi strutturali emersi dal rapporto. Prima il Veneto è rimasto uno slogan, intanto i veneti e le loro imprese affondano”.