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Determinati i fabbisogni standard degli infermieri nel Veneto. Zaia: “Ecco come si arriva ai costi standard, per non buttare denaro”

zaia“Perché i costi standard non rimangano parole e carte, ma si traducano al più presto in realtà il Veneto, una delle tre Regioni benchmark, è già al lavoro e, con questa delibera, dimostra come si fa a non buttare via denaro dei cittadini gestendo male il numero del personale infermieristico, cioè di migliaia di stimati professionisti”.

Con queste parole il presidente Luca Zaia commenta la delibera, approvata nell’ultima seduta del 2013 su proposta dell’assessore alla sanità Luca Coletto, che definisce i valori minimi di riferimento per il personale di assistenza del comparto (gli infermieri nelle loro diverse qualifiche) dedicato alle aree di degenza negli ospedali. L’atto è stato trasmesso alla Commissione Sanità del Consiglio regionale per il previsto parere.

“Questo è un documento storico – aggiunge Zaia – perché la gestione del personale è una delle voci di spesa più elevate, sulle quali andrà posta attenzione totale. Il Veneto da questo punto di vista è già assolutamente virtuoso – precisa il Governatore – e quindi domani nessuno venga a parlare di allarme licenziamenti. Anzi, se alla fine emergerà che sarà necessario assumere altro personale lo faremo senza se e senza ma, perché i parametri che abbiamo definito sono quelli minimi, al di sotto dei quali proprio non si va, e l’unico scopo è quello di assistere a cinque stelle il paziente ricoverato”.

Il documento, frutto di approfonditi studi e concordato con le parti in causa, sindacati compresi, indica di fatto quanti minuti al giorno (TEMA-Tempo di Erogazione Minuti di Assistenza) un infermiere deve essere dedicato ad un paziente a seconda del reparto nel quale è ricoverato e quanti operatori sociosanitari devono essere in attività, fatto 100 il parametro degli infermieri professionali. (Vedi tabelle allegate).

“Ciò vuol dire – dice con orgoglio Coletto – che in nessun reparto veneto si dovrà mai più assistere ad attese troppo lunghe da parte del paziente e che l’assistenza sarà tutta, ma proprio tutta, quella necessaria. Sulla base dei minuti per giorno assegnati ad ogni singolo infermiere saranno i direttori generali determinare il fabbisogno di personale ideale. Dove ci sarà, bene, dove mancheranno figure professionali, si assumeranno”.

Coletto punta l’obiettivo anche sul piano nazionale: “Sino a questa nostra delibera – ricorda – in caso di diatribe giuridiche ci si doveva rifare ad un decreto del Ministro Donat Cattin del 1988, che determinava una pessima distribuzione non più coerente oggi con le nuove tecniche organizzative e di cura”.

“E non sembri che questo provvedimento possa nuocere alle Regioni in difficoltà, anzi – incalza Coletto – di fatto rafforza le Regioni rispetto all’applicazione della riforma del Titolo V° della Costituzione in chiave federalista e fa emergere le difficoltà e le cattive gestioni”.

“E’ auspicabile, e in questo senso ci stiamo muovendo a Roma – conclude Coletto – che questo metodo di determinazione dei fabbisogni venga recepito all’interno del nuovo Patto per la Salute Nazionale, così sarà legge e nessuno potrà sottrarsi ad applicare tutte le possibili pratiche virtuose”.

Per fare qualche esempio, l’area che richiede il maggior minutaggio di assistenza di un infermiere professionale è quella “critica” con 700 minuti /giorno, seguita dall’assistenza neonatale (350 minuti/giorno), da malattie infettive (230 minuti), da pediatria (200 minuti/giorno).

Fatto 100 il parametro dell’infermiere professionale, invece, sarà 70 quello dell’operatore sociosanitario nelle aree di salute mentale e lungodegenza e riabilitazione; 50 in medicina, chirurgia generale, ostetricia e ginecologia; 20 nell’area critica (dove è più necessario avere medici e infermieri professionali).

 

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