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Secondo Anef Veneto il black out è costato 1 milione e mezzo alle imprese. Minella: “Comunque positivo l’afflusso di turisti sulle Dolomiti bellunesi nell’ultimo week-end del 2013, merito degli sforzi e dell’impegno degli operatori”

Renzo Minella
Renzo Minella

Belluno, 30 dicembre 2013 – Un sospiro di sollievo, dopo momenti di legittima apprensione. E’ stato sicuramente un week end particolare, l’ultimo del 2013, per gli operatori turistici delle Dolomiti bellunesi: il blackout provocato dalla nevicata del giorno di Santo Stefano ha richiesto, infatti, un impegno straordinario per soddisfare le aspettative della clientela. I risultati, assicura l’Anef, sono stati positivi. Ma restano il rammarico e la rabbia per i danni subiti: un milione e mezzo di euro, da un primo conteggio, per le sole imprese funiviarie bellunesi. «Prima di tutto – afferma Renzo Minella, presidente di ANEF Veneto – dobbiamo ringraziare, in maniera forte e sincera, tutti i nostri collaboratori che, con noi, hanno moltiplicato gli sforzi per affrontare la situazione creatasi, in modo da garantire a ciascuna azienda di essere comunque pronta, con piste in perfetta manutenzione e impianti efficienti. Un grazie anche ai molti turisti che, in vario modo, ci hanno voluto manifestare vicinanza e solidarietà».

«L’afflusso di turisti che c’è stato, tra sabato e domenica, nei nostri comprensori – dichiara ancora Renzo Minella all’Agenzia Ait Dolomiti di Confindustria Belluno – è la dimostrazione del grande lavoro svolto a monte, nella promozione e nel saper garantire un’offerta turistica, almeno per quanto ci compete, all’altezza della domanda. Proprio per questo, il rammarico per quanto accaduto nei giorni successivi al Natale cresce giorno dopo giorno: per responsabilità evidenti, che non ricadono certo sulle comunità locali, si è rischiato di compromettere il nostro lavoro e quello di molte altre imprese ». «Ieri (domenica) abbiamo concluso un primo monitoraggio – sottolinea Minella – e, senza scendere ancora nel dettaglio, possiamo dire che il danno subito, nei giorni dopo Natale, dalle sole imprese funiviarie delle Dolomiti bellunesi, si stima in un milione e mezzo di euro: una cifra che sarà più puntualmente definita nei prossimi giorni, ma che già dà una prima indicativa misura delle conseguenze economiche del blackout elettrico. E ciò senza considerare l’indotto che l’attività funiviaria genera: quello legato ai maestri di sci, ai noleggi, alle attività commerciali, artigianali, alberghiere, alla ristorazione. Oltre, ovviamente, al danno d’immagine, purtroppo anche a livello internazionale». «L’intenzione manifestata dalla Regione del Veneto – prosegue il presidente di Anef Veneto – di attivare forme di “class action”è stata già condivisa da molti operatori funiviari e, in tal senso, riteniamo opportuno muoversi in sinergia anche con i Comuni territorialmente interessati: un’azione unitaria avrà sicuramente più forza e quindi più possibilità di successo. Chi ha scherzato sulla nostra pelle e su quella dei nostri territori deve essere velocemente individuato affinché risponda delle sue responsabilità».

«Le imprese funiviarie – conclude Minella – sono il motore dell’economia turistica della montagna e l’energia rappresenta uno dei costi più significativi che annualmente devono sostenere, sia per il funzionamento degli impianti che per l’innevamento e la preparazione delle piste. A questo proposito, è importante evidenziare anche la “beffa” di dover riconoscere, proprio all’Enel, l’indennizzo previsto per l’uso dell’acqua, dal mese di novembre, per la produzione di neve programmata; acqua considerata sottratta alla disponibilità produttiva idroelettrica ma che, in primavera con il disgelo, viene completamente restituita. Situazioni come questa ci devono però anche insegnare che le attività di manutenzione del territorio devono sempre essere affidate ai professionisti e alle imprese locali, a chi conosce la realtà dei luoghi e che perciò che sa muoversi nelle criticità, proprio perché il territorio lo conosce e lo vive tutto l’anno. Quello che è successo conferma, infine, anche la necessità di poter intervenire sulla manutenzione delle aree con procedure autorizzative semplici e veloci. Per tagliare qualche albero lungo le piste o le risalite degli impianti bisogna poter procedere senza troppa burocrazia e, possibilmente, senza compensazioni boschive prive di senso: oggi il bosco va limitato e regolato, non certo alimentato».

 

 

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