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giovedì, Luglio 29, 2021
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Il ministro Delrio e il dono avvelenato * di Silvano Martini

Silvano Martini
Silvano Martini

La visita del Ministro Delrio a Belluno è un film già visto. È uno spot per il PD locale i cui protagonisti saranno le solite cariatidi che da una vita recitano la stessa commedia in questa provincia. Poi c’é l’attor giovine, la nuova promessa di manzoniana memoria.

Verrà, Delrio, col pacco sorpresa, come si usa in questi casi e I Sindaci Bellunesi, i vertici delle istituzioni e delle associazioni saranno tutti la, a ricevere il veleno che ucciderà il territorio.

Faranno finta di credere che quel che viene offerto sia merce buona, invece sono derrate avariate e dannose per la salute. Sono gli avanzi, anzi , gli scarti delle opulenti provincie di Trento e Bolzano alle quali Bressa e De Menech e tutto il PD hanno garantito e garantiranno col loro voto, altra ricchezza, senza ottenere in cambio per Belluno che questo dono avvelenato. Un ente di secondo grado pronto, come il capro espiatorio, per il sacrificio finale.

Vergogna! Vergogna!

“Timeo danaos et dona ferentes” … Non avrei mai immaginato che questo aforisma, che udii nel corso della prima seduta del Consiglio provinciale al quale partecipai, sarebbe servito per descrivere in modo così appropriato la visita degli emissari del governo.

Verranno con doni ma non troveranno nel bellunese la doverosa diffidenza verso chi non tiene fede alle promesse, fatte solo un paio di mesi fa, davanti ai duemila morti del Vajont.

 

Caro Antonio ti ricordi che belli quei pomeriggi trascorsi a giocare in piazza in quell’ultimo settembre a Longarone? Eravamo solo bambini e nonni a Longarone, perché i grandi erano lontano per lavorare e portare a casa il pane. Poi ve ne siete andati caro Antonio, tu e la zia Meri, la zia Teresa, la zia Edi. Rubati alla vita dalla politica colonialista e rapace che ha invaso la nostra terra con il cemento per rubare le sue ricchezze e portarle lontano.

Poi hanno pagato, poco ma hanno pagato e con quei soldi, il prezzo della tua vita caro Antonio, hanno costruito un po’ di benessere per noi e così le mamme e i papà sono tornati a vivere tra le nostre montagne. Adesso che il lavoro scarseggia e i figli di questa terra sono costretti di nuovo ad andare via, penso che anche tu sarai triste, perché penserai che il tuo sacrificio non è servito a nulla.

Abbiamo chiesto di poterci governare per cercare di costruire qualche opportunità, per cercare di far rimanere qui i giovani che scappano per cercar fortuna, ma non ce lo lasciano fare caro Antonio. Vogliono annientare la nostra terra per finire di spolparla.

L’altro giorno é venuto su a Longarone un uomo importante e davanti alla tua tomba e a quelle dei duemila longaronesi morti nel disastro del Vajont, ha promesso che ci avrebbe dato l’Autonomia. Adesso manda su da Roma un ministro, un certo Delrio. Pare sia un amico dell’exSindaco di Ponte Nelle Alpi. Verranno a raccontare cose non vere e nemmeno si vergognano. Verranno a imbrogliare le carte e a raccontare che staremo meglio e che quello che offrono é il massimo che si può ma non è vero. Tu lo sai Antonio perché, da dove sei, puoi vedere il cuore e l’anima delle persone, ma forse non li vedrai, l’anima e il cuore di questa gente, perché per me non ce l’hanno proprio.

Comunque Antonio, noi staremo qua a combattere, perché mai più le mamme e i papà debbano andar via a lavorare lasciando i bambini a giocare da soli. Anche se poi, tanto male non si stava, vero Antonio? Ce l’hai ancora la tua pipa di terracotta? Quella per le bolle di sapone? Penso di si perché l’altro giorno mentre dicevo una preghiera sulla tua tomba ho guardato in alto, tra le nuvole e le ho viste, le tue bolle di sapone… Ciao!

 

Silvano Martini

 

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