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Assetto amministrativo: la ripresa passa anche da qui * intervento del senatore Giovanni Piccoli

Giovanni Piccoli, senatore Pdl
Giovanni Piccoli, senatore Pdl

Il Centro Studi Bellunese ha proposto sabato scorso a Castellavazzo una riflessione ben articolata, e molto partecipata, in tema di fusioni ed unioni di comuni.

Riprendo l’ argomento con la consapevolezza che le riforme in materia di governo del territorio, a mio avviso ineludibili, vanno affrontate in modo da coglierne profondamente e sistematicamente ogni opportunita’ ed ogni tangibile vantaggio, permettendo di dare risposte ad una realtà economico e sociale che sta attraversando una fase di profonda – e, per vari aspetti, dolorosa – trasformazione.

Di fronte a tali cambiamenti sarebbe miope assumere un atteggiamento di ideologica ed acritica conservazione dello stato delle cose.

Intervenire è, infatti, una sorta di conditio sine qua non per il rilancio.

In altre parole l’ adeguamento dell’ architettura dei nostri comuni e’ uno dei presupposti fondamentali per lo stesso rilancio della competitivita’ di tutto il territorio: va preso atto che troppo spesso i nostri eccellenti amministratori devono affrontare la quotidiana gestione operativa dei propri comuni con strumenti amministrativi inadeguati e insufficienti in termini risorse e competenze.

Per tale ragione, le prime esperienze in itinere, attivate dai Comuni di Quero e Vas e di Castellavazzo e Longarone e finalizzate alla fusione dei comuni, devono essere seguite e sostenute con determinazione da parte di tutti.

Il territorio bellunese, caratterizzato da una sua propria specificità, deve saper accettare la sfida del cambiamento. Le risorse sono limitate a guardarle con i particolarismi e le divisioni. Sono, al contrario, vaste, se valorizzate da un disegno unitario.

I termini dettati dalla normativa vigente per la concretizzazione di forme associative nella gestione locale delle funzioni amministrative essenziali sono prossimi alla scadenza.

Entro il 31 dicembre di quest’anno esse dovranno essere completate e di seguito si porranno le scadenze per le fusioni e le unioni dei Comuni sotto i 5.000 abitanti.

 

Sottolineo, tra i tanti, due principali elementi.

Innanzitutto il fatto che ben il 74% dei Comuni della nostra provincia è obbligato ad avviare e completare un percorso di accorpamento. Ben si comprende, allora, come la riforma rivesta un peso determinante per il futuro del nostro intero territorio e non solo delle singole comunità direttamente interessate.

Nello specifico ciò assume particolare significato anche nell’ambito della distribuzione dei servizi. Governare su singoli territori divenuti più vasti e, spesso, morfologicamente frammentati, richiede un corposo ammodernamento della logistica e delle infrastrutture. Tale esigenza rappresenta, a ben vedere, una opportunità e non un disvalore, poiché è esattamente quello di cui l’intera provincia ha bisogno per il proprio rilancio. L’ azione di rinnovamento della struttura amministrativa si pone in parallelo con l’ intero ammodernamento del territorio attraverso azioni di uniforme regolamentazione e semplificazione delle procedure, di potenziamento ed innovazione dei sistemi di accessibilita’ e gestione, di efficiente potenziamento degli uffici e dei servizi attraverso la loro aggregazione.

Il secondo elemento riguarda la sicura necessita’ di mantenere precisi riferimenti amministrativi locali. E’ fuor di dubbio, infatti, che la gestione associata delle funzioni amministrative non deve essere origine di una riduzione dei riferimenti amministrativi diretti per le comunita’ locali. Anzi, e’ decisivo che l’ aggregazione consenta una reale semplificazione del rapporto tra cittadino e amministrazione pubblica, tra imprese e uffici, tra comunità sociale e rappresentanza politica e cio’ anche nelle piu’ piccole realta’. Le soluzioni possono essere utilmente rintracciate in sede di formazione degli statuti dei nuovi enti.

Mi limito ad accennare in questa sede agli aspetti legati all’ efficiace ottimizzazione della spesa pubblica che dalle riforme in parola potranno senz’altro derivare, cosi come menziono solamente le premialita’ di bilancio e di trasferimento legate alle fusioni. Si tratta di dati che, e’ bene ricordarlo, la complessiva amministrazione del nostro territorio montano deve tenere a riguardo, evitando la trappola del confronto con gli indicatori economici riservati alle realta’ di pianura.

In definitiva, il riassetto degli enti di governo del nostro territorio appare come un percorso inevitabile, che richiede una visione a medio-lungo termine.

In quest’ottica, forme associative nella gestione del territorio, se ben strutturate, possono garantire un concreto ampliamento della rappresentanza ed una efficace valorizzazione delle competenze.

Anche di questo hanno esigenza i cittadini, le famiglie, le imprese bellunesi per poter superare il momento presente e ripartire.

Giovanni Piccoli

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