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Successo di pubblico a Limana per la conferenza del magistrato Roberta Gallego e del criminologo Tullio Franceschini

franceschini gallegoSala affollata, circa 200 persone, presenti le autorità, il prefetto, il procuratore della Repubblica e i comandanti provinciali della Guardia di finanza e dei Carabinieri, mercoledì sera al Ristorante da Piol di Limana dove si è tenuta la conferenza “La mente criminale, tra immaginario e realtà” con relatori Roberta Gallego (sostituto procuratore) e Tullio Franceschini (psichiatra e criminologo).

L’incontro organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Limana e la Bibliotaca di Limana con il patrocinio della Regione Veneto, si inserisce nell’iniziativa “GrandiosaMente”, la rassegna culturale con professionisti ed esperti provenienti da vari settori per un approfondimento sul tema dell’ingegno umano.

Esiste la mente criminale? E’ stato l’interrogativo di apertura della serata del magistrato e scrittrice Roberta Gallego. “Secondo il neurologo tedesco Gerhard Roth – ha detto la relatrice – esiste un buco nero nel cervello da dove nasce il crimine, localizzato nella parte anteriore del cervello e rilevabile all’esame Tac. A Belluno – ha precisato – abbiamo sottoposto alla risonanza magnetica due casi di omicidio. E in entrambi i casi l’esame si è rivelato negativo”.

“Freud sosteneva che l’uomo nasce criminale – prosegue Gallego – e solo le istituzioni ed il senso di colpa riescono a frenare questo impulso”. Il magistrato nell’illustrare la varia casistica contemplata nella letteratura specializzata del settore si serve della cospicua filmografia americana dagli anni ’20 ad oggi, dove il movente dominante è quello del denaro, donne, odio, vendetta e paura. Ripercorre le situazioni del thriller Match Point (2005) e Crimini e Misfatti (1989) di Woody Alle, dove la paura di perdere qualcosa porta all’omicidio. L’amante diventata troppo ingombrante e viene eliminata.

La dottoressa Gallego passa in rassegna le varie fattispecie di delitti, dall’omicidio con movente politico di Marat (1793) raffigurato nel celebre dipinto di Jaques Louis David, alla casistica contemporanea di omicidi dai moventi più sconcertanti. Come la noia, nel caso di Tortona dei sassi lanciati dal cavalcavia; l’emulazione, fenomeno riscontrato soprattutto in America e Russia. E ancora omicidi per protagonismo, per eccitazione con condotte prive di freni inibitori, uccisioni senza motivo a dimostrazione di non avere limiti (film Arancia meccanica). A conclusione dell’intervento, il magistrato ha esaminato gli aspetti prettamente giuridici previsti dal Codice penale e dal Codice di procedura penale, come la premeditazione, le aggravanti per motivi futili ed abbietti (bullismo, stalking), la capacità di intendere e volere nelle ludopatie, il dolo.

Nella seconda parte della serata, Tullio Franceschini, psichiatra e criminologo, è partito dal concetto di “mente”, intesa come centro neurologico con capacità di calcolo e funzioni psichiche superiori, per sviluppare la sua corposa disamina su emozioni, sogni, livello di aggressività, filoni e aree criminali. “Sotto il profilo della criminalità – ha detto Francechini – il Bellunese può essere ritenuta una zona tranquilla rispetto ad esempio alla provincia di Padova. Dal punto di vista psichiatrico, invece, le statistiche rivelano nell’area bellunese un alto tasso di suicidi”. “Commettere reati non equivale necessariamente ad avere una mente criminale – ha spiegato il dottor Franceschini – pensiamo ad esempio a tutti coloro che evadono o eludono il fisco, reiterando il reato”. Il criminologo rifiuta anche le varie etichettature e semplificazioni “Mi rifiuto di credere che un bambino nasca buono o cattivo”.

Liquida come “fantasie scientifiche” le teorie secondo le quali la mente criminale abbia origini genetiche. Così come altre teorie organicistiche, che vorrebbero la caduta dell’Impero romano determinata dal fatto che la classe dirigente degli antichi romani pranzava su piatti in piombo, metallo tossico, che avrebbe causato la demenza. Franceschini, richiamando studi dell’inizio del secolo scorso, sottolinea come le condizioni sociali possano indurre l’aggressività. Il richiamo è chiaramente riferito alla situazione economico-politica di oggi dove una classe politica per lo più invisa alla maggior parte della popolazione ed arroccata in lussuosi palazzi, pretende ulteriori sacrifici in termini di imposizioni fiscali. Senza, ovviamente, rinunciare ad alcun loro privilegio, né rendita di posizione. L’avvertimento del criminologo, insomma, è forte e chiaro ed auspichiamo venga recepito dalla classe politica.

Roberto De Nart

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