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Un nuovo modello economico per il Bellunese * di Silvano Martini

Silvano Martini
Silvano Martini

La crisi economica che ha investito il paese non risparmia di certo il nostro territorio e gli effetti sono devastanti. Un’intera generazione di giovani valenti rischia di vagare alla ricerca di un lavoro che appare sempre più un miraggio irraggiungibile. Molti di questi hanno già fatto valige per paesi lontani cercando di costruire la il futuro che avremmo dovuto offrir loro tra le nostre montagne o almeno nel nostro Paese. Nella crisi si perdono anche l’esperienza ed i sogni di chi ha creduto per tutta la vita in quello che faceva e si è trovato di fronte invece, e non certo per colpa sua, lo spettro di una lunga disoccupazione.

Di fronte a questo scenario la politica tradizionale appare ogni giorno di più afasica e impegnata tuttalpiù a salvare se stessa, il proprio denaro ed i propri privilegi. Non si vede nemmeno l’ombra del cambiamento e a poco servono le pattuglie di protorivoluzionari che friniscono in parlamento. Finiranno come i militi che dovevano riconquistare il regno di Eridano , a spacciare lauree finte reperite per poco in Albania. Anche le forze al governo hanno ormai poco da dire e pur tenute insieme dal collante del potere sono impegnate in logoranti ed eterne faide interne per spartirsi il paese del quale in realtà gli importa poco.

Questa crisi lunga e sistemica è una crisi che molti nostri concittadini sperimentano duramente e che dobbiamo affrontare con strumenti adeguati. Questo é un tempo speciale che richiede capacità di reazione e coraggio nel giocare una partita decisiva per il territorio. Dovremmo, come nelle partite di hockey, mandare in campo la “linea” più forte. Invece sul ghiaccio pattinano stanche e senza più fiato le riserve e qualche vecchia gloria al tramonto. È necessario che le forze migliori e le migliori intelligenze ed esperienze che questo territorio può esprimere vengano chiamate ad accettare la sfida di ricostruire Belluno-Dolomiti assumendo la responsabilità di gestire una crisi che sempre più appare come una stasi dagli esiti incerti e potenzialmente distruttivi.

Pochi giorni fa Roberto Chemello, manager bellunese di grande valore, ha duramente criticato il modo inefficiente in cui finora è stata affrontata la questione economica nel nostro territorio. Egli ha indicato nel turismo, nei servizi e nel commercio una via d’uscita dalla crisi. Altri imprenditori pensano invece che la manifattura sia l’unica via o comunque quella da privilegiare. Personalmente sono convinto che solo dalla valorizzazione complessiva del territorio e dalla integrazione delle sue varie economie nonché delle sue forze migliori nascerà il nuovo modello economico per il bellunese.

“Dentro” il bellunese ci sono, in abbondanza, tutti gli elementi base di una economia sana: Spazi, Silenzi, Acqua, Energia, Professionalità, Bellezza, Competenza, Forza, Passione, Amore, Denaro, Capacità, Foreste, Fiumi, Prati, Industrie… Si tratta di combinare questi elementi in modo nuovo guardando alle migliori esperienze fatte nei territori simili al nostro. Gli esempi non mancano visto che in Italia e nel Mondo sono moltissime le comunità che hanno dovuto trovare soluzioni originali per creare o ricreare ricchezza sufficiente a garantire la vita delle comunità a partire proprio dalle peculiari condizioni del territorio.

Alla base di tutto ci deve essere l’Uomo ed il suo rapporto con il territorio che va ricostruito insegnando a tutti a guardare con occhi nuovi intorno a se perché è necessario smettere di pensare ai limiti della nostra terra considerando piuttosto le enormi opportunità che essa offre a cominciare dalla forza d’attrazione delle nostre magiche Dolomiti.

Si discute molto di Autonomia nel Bellunese e anche a Roma pensano che un territorio come il nostro necessita di forme appropriate di autogoverno e di una forte Autonomia. Su questo sembrano d’accordo anche le forze sociali ed economiche della provincia anche se talvolta alle affermazioni di principio non corrispondono azioni conseguenti. Occorre ricordare che non esiste solo un’autonomia giuridico-normativa, ma un diverso modo di approccio della cosa pubblica perché l’Autonomia è “una forma culturale di autogoverno responsabile” (cfr. Bertolissi -Rivolta fiscale).

L’Autonomia prevede una “rivoluzione culturale” perché obbliga ad assumere responsabilità diretta nella gestione del territorio e in qualche caso le persone che occupano le posizioni di vertice nelle associazioni di categoria e nelle istituzioni bellunesi sono impreparate a gestirla perché abituate da sempre ad eseguire ordini che provengono dai centri di potere regionali o statali ed incapaci perciò di assumere l’iniziativa in proprio. E’ necessario perciò un ricambio profondo della classe dirigente e questo è forse il problema principale. Questa è la ragione per la quale io credo che il cambiamento è necessario ma va gestito inizialmente ad un livello diverso da quello istituzionale. Prima occorre mettere insieme le persone e le idee e poi si penserà al contenitore.

Ha ragione Roberto Chemello a tirare le orecchie a quanti hanno nascosto la propria incapacità di gestione, ciascuno nel proprio ambito, usando come alibi la concorrenza delle Autonomie speciali o spostando sempre sugli “altri“ colpe che invece sono solo loro. La foglia di fico che questi usavano è oramai caduta e le loro pudenda sono rimaste miseramente in vista per la vergogna di chi non ha saputo procurarsi per tempo nemmeno un paio di mutande. Con il nostro clima sarebbe meglio tuttavia provvedere anche al cappotto. Ora è venuto il tempo di agire perché le partite in corso sono moltissime e rischiamo di perderle tutte uscendo sconfitti anche dal campionato. Non ce lo possiamo permettere!

Molti anni fa, chiesi al mio amico Enzo Bearzot: “Come si vince un mondiale di calcio ? “ . “ Il calcio o la vita non fa differenza” disse “non si tratta solo di possedere la tecnica migliore ma di creare le condizioni perché gli uomini che compongono la squadra e tutti coloro che sono impegnati nell’impresa possano dare il meglio di se. Come nella costruzione di un palazzo servono Manovali, Muratori, Architetti ed Ingegneri. Tutti sono indispensabili e il palazzo verrà su tanto meglio quanto a ciascuno sarà chiesto di lavorare al meglio delle proprie possibilità. Da tutti bisogna pretendere il massimo senza far sconti, pena il fallimento dell’impresa”.

Ci sono molte idee in giro, molti progetti per il territorio Bellunese, molte persone sul territorio o comunque del territorio che sono pronte a dare una mano. Il male del Bellunese sta nella incapacità di mettere al servizio del territorio queste che sono le risorse migliori, le persone più preparate e che talvolta aspettano solo che si offra loro una possibilità di misurarsi e provare a far qualcosa di buono per la propria terra.

Chiedo allora a persone come Roberto Chemello, la cui passione per il territorio si misura dall’asprezza delle sue parole che non sono di critica ma di stimolo. Chiedo a tutte le persone che hanno voglia di dare una mano per rimettere in piedi la baracca. Chiedo di accettare la sfida e provare a costruire insieme la nuova Comunità Alpina di Belluno-Dolomiti.

Bando alle divisioni e alle inutili guerre partigiane perché non si tratta di guadagnar soldi o medaglie ma solo di lavorare come somari per ricevere in cambio un po’ di pubblica ingratitudine e una soddisfazione personale immensa.

Davanti a noi non si stende il deserto dei Tartari e di certo non possiamo trascorrere, come il tenente Drogo, la nostra vita alla fortezza Bastiani . Abbiamo una missione: Costruire la nostra nuova Comunità Alpina di Belluno-Dolomiti. Chi accetterà la sfida ?

Silvano Martini