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Confartigianato Imprese Belluno scrive ai sindaci: semplificare le prassi burocratiche, basta cambi di destinazione d’uso per la vendita nei laboratori artigiani

Giacomo Deon
Giacomo Deon

Dalla sede di Confartigianato Belluno è partita in questi giorni una nuova lettera ai sindaci della provincia, con cui viene chiesta la rimozione dai regolamenti comunali di quelle disposizioni che, alla fine, servono solo a ostacolare la crescita delle aziende.

Confartigianato Imprese Belluno interviene in particolare su quelle disposizioni che limitano il commercio nei laboratori artigianali, imponendo la specifica destinazione d’uso commerciale per le superfici a questo destinate all’interno di unità immobiliari adibite ad attività artigianali di servizio (es. parrucchieri, estetiste, autoriparatori, elettrauto, gommisti, ecc.).

L’Associazione mette in evidenza come, “in tempi già complessi per fare impresa”, tali disposizioni, emanate in ragione di un generico riferimento di regolamenti edilizi o di semplice prassi burocratica, “rappresentino – scrive nella missiva ai sindaci il presidente, Giacomo Deon – un automatismo che costringe l’impresa a cambi di destinazione d’uso anche per superfici modeste, se non addirittura irrilevanti. Sono, dunque, tempo e soldi sprecati e un esempio di burocrazia opprimente, di cui i Sindaci dovrebbero essere i primi a volersene disfare”.

Solo alcune amministrazioni comunali hanno abbandonato l’impostazione restrittiva e disposto, in sede di regolamento per il commercio, che “per quanto riguarda le unità immobiliari con destinazione a laboratorio artigianale una porzione delle superfici possa essere destinata ad attività di vendita in determinati limiti”. Altre, invece, continuano a imporre il cambio di destinazione della superficie. Da qui la richiesta di Confartigianato Belluno, trattandosi sempre di porzioni limitate dell’immobile da utilizzare per lo svolgimento di attività commerciali di vendita di natura strumentale e accessoria rispetto all’attività principale di natura artigiana (produttiva o di servizio), per arrivare alla “eliminazione – conclude la lettera di Deon – quelle disposizione la cui ragion d’essere è da tempo venuta meno”.

Sta ora alle amministrazioni comunali interessate passare alla pratica e rispondere concretamente alle aziende del proprio territorio, provvedendo rapidamente a cambiare i regolamenti. Sarebbe davvero un segnale – seppur piccolo – di attenzione verso quelle realtà che quotidianamente continuano a garantire ricchezza, lavoro e servizi alle nostre comunità.

 

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