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Lettera aperta al governatore del Veneto Luca Zaia dall’onorevole Paolo Bampo

Luca Zaia
Luca Zaia

 

Paolo Bampo
Paolo Bampo

Caro Governatore, sicuramente una lettera aperta non è il mezzo più consono per un suggerimento politico ma, non rientrando io né tra i consiglieri regionali, né tra i tuoi suggeritori privati e, soprattutto, temendo che i lacchè del sistema imboschino una eventuale missiva, mi prendo la libertà di offrirti un suggerimento pubblico non richiesto con l’auspicio che un qualche leale collaboratore addentro il palazzo, voglia poi comunicartene i contenuti.

Convocazione degli SGV: la soluzione per Zaia e per il Veneto

Pur essendo realista, mi auguro che il Consiglio regionale del Veneto di martedì 17 p.v non scelga di non decidere o, peggio, voti contro l’ipotesi referendaria. Gli aneliti indipendentisti subirebbero una doccia fredda nella flebile speranza, (perché solo di speranza si tratterebbe), che il tempo possa mediare e rimediare alla situazione di stallo che causerebbe lo stop di Palazzo Ferro Fini. Non alimentiamo flebili speranze; un vecchio adagio dice: “chi vive sperando, muore cantando”. Il sistema politico e mafioso italiano non lascerà infatti mai liberi i propri cani da guardia di uscire dal recinto per ribellarsi al proprio padrone.

Non dimentichiamo, in tal senso, che i consiglieri regionali hanno tutti una tessera di scuderia in tasca, che impedisce loro di decidere liberamente delle proprie e delle altrui sorti. Essi con scarso coraggio e servile interesse potranno, pertanto, non tenere in alcuna considerazione la tendenza ormai certa, la realtà ormai vincente, che vede gli amministratori locali veneti schierati con i cittadini a favore del distacco da Roma. Tale ultima affermazione è dimostrata dal fatto che, in soli 5 mesi, senza forzature istituzionali, senza particolari spinte sociali o mediatiche, sono stati già ben più di 60 i comuni del nostro territorio (aprì la strada il comune bellunese di Castellavazzo il 6 aprile u.s.) ad esprimersi in favore dell’Indipendenza attraverso una delibera ufficiale del proprio consiglio comunale. Perché allora il consiglio regionale dice no e quelli comunali dicono sì all’indipendenza? Semplice: i consiglieri regionali dipendono da lontane segreterie di partiti romani e milanesi e a queste debbono essere riconoscenti e render conto per le laute prebende che percepiscono.

I consiglieri comunali, che spesso non hanno neppure un riconoscimento economico per il servizio pubblico svolto, debbono, invece, rispondere direttamente ai concittadini che incontrano per strada ogni mattina. Zaia, con le sue ultime esternazioni sulla legittimità del referendum e sul diritto dei veneti alla autodeterminazione, (dovute forse un po’ alla situazione di debolezza della Lega ed un po’ forse alla contrapposizione con altri potenti rappresentanti leghisti veneti, ma probabilmente legate anche ad una intima e legittima propria aspirazione di affrancare i veneti dal giogo romano), si pone virtualmente alla guida del movimentismo indipendentista veneto e va a rappresentare egli stesso una delle poche opzioni in campo. In questo momento egli è, infatti, la miglior possibilità dei veneti per ottenere l’indipendenza. Non potendo più seguire la via referendaria, (nel caso in cui dovesse esserci un atteggiamento contrario del Consiglio regionale del Veneto), ma non volendo neppure inseguire le vie non democratiche o non pacifiche, solo il Presidente del Veneto ha, infatti, l’autorevolezza, il ruolo, la possibilità materiale ed istituzionale di giungere ad un invito formale per l’indizione di un’assemblea che possa sostituire il Consiglio Regionale nella propria rappresentatività. Mi riferisco alla Assemblea degli “Stati Generali del Veneto” (*).

Gli SGV, di cui accantoniamo momentaneamente, (senza escludere però in maniera definitiva), un’ipotesi di auto convocazione spontanea, seppur non descritto legislativamente, sono di sicuro il soggetto che meglio possa, per la propria ampia rappresentatività popolare essere riconosciuto legittimo da parte del mondo politico internazionale e dall’ONU. Verrebbe quindi a sostituirsi al Consiglio regionale nella funzione da esso sinora ricoperta quale rappresentante del popolo veneto e potrebbe con ciò proclamare unilateralmente l’Indipendenza delle nostre terre e genti. In caso di responso nullo o contrario del Consiglio regionale circa l’indizione del referendum indipendentista, Zaia quindi non tergiversi, rompa i ponti, si incoroni comandante dello schieramento e proceda senza esitazione e dilazioni, con coraggio e determinazione, alla convocazione degli Stati Generali del Veneto. HA POCHI MESI PER FARLO. Il suo popolo saprà essergli riconoscente e saprà ricordarsi di lui una volta raggiunta l’Indipendenza. Zaia, entrando nella storia, potrà trasformare il periodo più triste della nostra era moderna nel periodo più luminoso che sarà quello della Nuova Repubblica del Veneto.

(*) per Stati generali legittimati alla proclamazione di indipendenza, io penso a tutti i rappresentanti istituzionali (Comuni, Province, singoli parlamentari o consiglieri regionali), che intendessero partecipare e che rappresentino almeno il 50% della popolazione. A tali soggetti possono essere aggiunti altri enti (CCIAA, associazioni varie di categoria, partiti, movimenti di idee e di pensiero ed altri soggetti di rappresentanza politica, sociale, sindacale, religiosa, culturale, artistica ecc) che intendessero portare l’adesione al progetto di rinascita sociale.

Paolo Bampo, 13 settembre 2013

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